Il blog di Guido Vitiello

Sfacciata autopromozione (ma il libro è bello)

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Da qualche giorno è in libreria L’invenzione del luogo. Spazi dell’immaginario cinematografico, a cura di Andrea Minuz, Edizioni ETS (184 pagine, 14 euro).

“Il Bates Motel di Psyco, l’Overlook Hotel di Shining, deliberatamente inventato da Kubrick, o la via Veneto de La dolce vita, integralmente ricostruita da Fellini: al pari dell’architettura, i film ci propongono un’esperienza dello spazio e ci conducono in luoghi e paesaggi riconoscibili, a volte totalmente ricreati come mondi possibili”.

Perché ve ne parlo? Per bassi fini di bottega, perché dentro c’è un mio lungo saggio intitolato Fuoricampo. Immaginare (e ricostruire) Auschwitz al cinema. Ecco qualche stralcio dalla prima pagina, nella speranza che vi faccia venir voglia di leggere il resto:

Il 7 giugno 1961, a Gerusalemme, s’inaugurava la sessantottesima sessione del processo contro Adolf Eichmann, ex tenente colonnello delle ss e supremo burocrate della «Soluzione finale». Il primo testimone che il procuratore generale Gideon Hausner chiama alla sbarra è Yehiel De-Nur, un ebreo polacco internato per quasi due anni nel campo di concentramento di Auschwitz che ora vive in Israele. (…) A rendere sconvolgente la sua testimonianza, tuttavia, non è solo il tracollo finale. Nelle parole dell’ex deportato – già allora scrittore di una certa fama per i romanzi pubblicati sotto il non-nome di Ka-Tzetnik 135633 (il suo numero identificativo nel Lager) – l’inimmaginabile di Auschwitz è declinato secondo gli insoliti registri del fantastico e della fantascienza, e l’universo concentrazionario è posto al centro di un’oscura visione cosmologica. (…) «Credo con assoluta certezza che, proprio come in astrologia le stelle influenzano il nostro destino, così questo pianeta delle ceneri, Auschwitz, è in opposizione al nostro pianeta Terra, e lo influenza». Non sappiamo se Rod Serling, creatore della leggendaria serie televisiva The Twilight Zone (Ai confini della realtà, 1959-1964), sia mai venuto a conoscenza della testimonianza di Yehiel De-Nur. Quel che è certo è che cinque mesi dopo, il 10 novembre 1961, la Cbs manda in onda un episodio della terza stagione scritto dallo stesso Serling, Death’s Head Revisited (La vendetta del campo), che si svolge per intero all’interno del campo di concentramento di Dachau…

Continua, per la modica cifra di 14 euro pagabili a vista al portatore (mai capito che volesse dire).

Written by Guido

giugno 22, 2011 a 6:03 pm

Una Risposta

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  1. Risolvo il suo dilemma:
    «All’origine, e per oltre duemila anni, il denaro ha avuto un valore intrinseco, rappresentato dal contenuto metallico della moneta. L’introduzione della cartamoneta ha comportato un cambiamento straordinario, la trasformazione della carta in oro. Ma con quale strumento poteva essere realizzato un simile cambiamento? Lo strumento usato fu la fiducia. All’inizio del XVIII secolo, quando la circolazione della cartamoneta cominciò a diffondersi, sulle banconote era chiaramente scritto che queste erano cambiabili, a vista, in monete d’oro o d’argento. I Governi, gli Stati o le banche, che emettevano la moneta cartacea, garantivano pure la sua convertibilità – ossia il pagamento a vista – con depositi vincolati di metalli preziosi o con la garanzia dei propri beni. […] Più che mai oggi, viviamo in un regime di circolazione fiduciaria. Come abbiamo osservato, su tutte le banconote in lire si leggeva la promessa di pagamento a vista al portatore: ciò fa pensare che qualcuno, a richiesta del portatore, assolvesse alla promessa di pagamento. Forse la Banca d’Italia? Ma, allorché ci fossimo recati allo sportello dell’Istituto, l’unico pagamento che avremmo potuto ottenere sarebbe stato il cambio con un’altra banconota, o con dei biglietti di taglio più piccolo.
    Prima della Seconda Guerra Mondiale, uno dopo l’altro, gli Stati hanno smesso di convertire le proprie banconote in metalli preziosi. Alla fine della Seconda Guerra Mondiale, l’America era l’unica Nazione in cui i biglietti erano cambiabili in oro o in argento. Il 15 agosto 1971, anche il dollaro è diventata una moneta inconvertibile. Dobbiamo però riconoscere che, rispetto alle banconote della vecchia Europa, gli americani appaiono più espliciti. Sui loro dollari scrivono: THIS NOTE IS A LEGAL TENDER FOR ALL DEBTS PUBLIC AND PRIVATE (Questo biglietto è una valuta legale per tutti i debiti pubblici o privati). Non si parla di crediti del possessore, nè di convertibilità, ma solo della possibilità di utilizzo del dollaro per il pagamento di debiti fatti da chicchessia, persino dallo Stato. Dietro ai dollari è stampato il motto: IN GOD WE TRUST (noi crediamo in Dio). E’ possibile che, tra breve, la scritta venga aggiornata in: IN GOD WE HOPE (noi speriamo in Dio). Sugli Euro non vi è scritto niente, solo il valore: senza alcuna spiegazione, promessa o garanzia. Scelta opportuna. Il portatore può credere ciò che vuole, e, in ogni caso, non sarà deluso.»

    Davide

    luglio 8, 2011 at 1:13 am


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