Guido Vitiello

Archive for the ‘Controra’ Category

Orient express (La Controra, 4)

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controra4Uno dei profeti minori della controra è stato Riccardo Pazzaglia, umorista e gentiluomo anglonapoletano, membro cioè di quell’etnia signorile che Beniamino Placido, con una nota di condiscendenza antropologica a un passo dalla stonatura, volle distinguere dai più chiassosi turconapoletani. Alla controra Pazzaglia dedicò appena qualche cenno nel piccolo libro Odore di caffè (Guida), dove tentava di sbrogliare l’enigma di quel “contro” che non appare in nessun’altra delle denominazioni del riposo postprandiale. La sua definizione di controra seguiva la lectio più diffusa, che nel prefisso legge il segno di un’ostilità del clima agli sforzi umani. È l’“ora assolata contraria a ogni attività”, ma da questa costrizione Pazzaglia faceva discendere un precetto positivo, un embrione di filosofia, già che la controra “impone di adottare una pronta difesa passiva. Non si può far niente. Non si ‘deve’ far niente”. Leggi il seguito di questo post »

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luglio 12, 2015 at 1:20 pm

Pubblicato su Controra, Il Foglio

Cavalieri inesistenti (La Controra, 3)

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Schermata 2015-07-05 a 12.57.16Chi vive in una perenne controra, voltando le spalle al sole dell’attualità, può aver l’aria distratta o perfino imbronciata; ma quel che perde in senso del presente lo guadagna in chiaroveggenza retrospettiva. Torno a sfogliare, vent’anni dopo, il famoso Venerdì di Repubblica che aveva in copertina il giudice Borrelli a cavallo. Era l’ottobre del 1993, e il sole di Mani Pulite era allo zenit. Il procuratore capo ritratto in tenuta da cavallerizzo, la maglia verde, i guanti bianchi, una coppola di tweed marrone messa appena di sghimbescio, non poteva che attirarsi le ironie di chiunque avesse ancora una goccia di senno, per il resto largamente migrato sulla Luna. Mauro Mellini, per l’occasione, parafrasò il Curzio Malaparte della Ballata dell’Arcimussolini, intonando: “Spunta il sole e canta il gallo, o Borrelli monta a cavallo”. Sotto il sortilegio dell’ora, chissà, avrei potuto anch’io satireggiare, non su Malaparte ma su Bonaparte, e sullo Spirito del mondo a cavallo che Hegel allucinò a Jena. Ma a rivederlo col senno della controra, quel giudice in sella aveva ben poco di napoleonico, e quel cavallo baio con una stella bianca sulla fronte non aveva un bel nulla di Marengo. Povero giudice, e povero anche il cavallo: due musi lunghi che fissavano a terra. E chi poteva pensare al Napoleone del quadro di David, che tiene alla briglia il destriero rampante indicando il cielo? Piuttosto, il procuratore dalla trista figura su un ronzinante più triste di lui aveva qualcosa di donchisciottesco, e neppure del Quixote ispido e filiforme di Picasso, no, poteva ricordare uno di quei cavalieri illanguiditi, quasi deformati dalla luce serale di Daumier. Ma è un’altra, la formula che meglio illumina quella fotografia: il cavaliere inesistente. Leggi il seguito di questo post »

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luglio 5, 2015 at 1:00 pm

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La Maja Madre (La Controra, 2)

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Controra2Visitavo di nascosto il mio primo amore proprio alla controra, mentre mio padre e mia madre riposavano qualche stanza più in là. Era la ragazza del paginone centrale; non già di Playboy – cose di là da venire – ma di un libro sul museo del Prado: era la Maja desnuda di Goya. Non che tra quelle pagine mancassero altri allettamenti, per un bambino alla vigilia della pubertà, diciamo pure altre conigliette: la ninfa addormentata del Baccanale degli Andrii di Tiziano, in una posa di abbandono sospettamente teatrale, che ancora non avrei saputo decifrare; la Danae noncurante, sovranamente ignara del suo spettatore, in contegno di mitologica gattamorta; la rotonda, matronale Eva di Dürer, a indicare la via di un erotismo salubre, e nella pagina a fronte le tre Grazie adescatrici di Hans Baldung Grien a trascinarmi sulla strada meno illuminata. Ma io ero fedele alla Maja, lei sola guardavo, distesa sulla sua ottomana di velluto verde tra i cuscini di seta, una diagonale bianca circonfusa dal buio. Leggi il seguito di questo post »

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giugno 28, 2015 at 11:00 am

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Demoni meridiani (La Controra, 1)

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Schermata 2015-06-21 a 13.29.22

L’anno scorso, per il Foglio, m’inventai una rubrica estiva che si chiamava La Controra. Ogni mercoledì, per undici settimane, dal 9 luglio al 17 settembre, scrissi di cose attuali in chiave inattuale, o di cose inattuali in chiave attuale: in un modo o nell’altro il tempo era sempre fuor di sesto, out of joint, come per Amleto. Vedete bene che se l’avessi pubblicata qui via via che usciva sul Foglio sarei caduto in una contraddizione lampante. Coerentemente con questa filosofia del ritardo (o dell’anticipo) sistematico, la presento dunque un anno dopo, ogni domenica fino alla fine di agosto, partendo dal solstizio d’estate, ossia da oggi.

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Fu l’inglese Norman Douglas, vagabondo per la Calabria tra il 1907 e il 1911, la testa affollata di memorie ellenistiche, ad associare per primo la controra all’antica famiglia dei demoni meridiani. A Capo Colonna, non lontano da Crotone, nell’afa immobile e senz’ombra gli parve di rivivere quel mezzogiorno che per i Greci era l’ora greve, l’ora delle divinazioni e dei miraggi, quando i templi sono disabitati, le Sirene fiaccano i naviganti e le Ninfe portano al delirio i loro adoratori. “Adesso lo chiamano controra, l’ora di cattivo augurio. Uomini e bestie sono incatenati dal sonno, mentre gli spiriti si aggirano intorno, come a mezzanotte”. Così annotava in Old Calabria, al culmine del suo lungo itinerario da Lucera a Crotone. Citava poi il salmo 90, dove è detto che chi abita al riparo dell’Altissimo non avrà nulla da temere ab incursu et daemonio meridiano, dall’assalto del demone meridiano; geniale invenzione con cui i Settanta, seguiti da Girolamo, personificarono in demone quella che nel testo ebraico era anonima devastazione. Ma se il demonio meridiano era per gli asceti un tentatore insidioso, che veniva a visitarli nel deserto quando il sole era più alto e li macerava nell’accidia, il neopagano Douglas, cieco al discernimento degli spiriti, fu subito ammaliato dalle sembianze lusingatrici di quel genio “ingenuo e benigno”. Era caduto in sua balìa. Leggi il seguito di questo post »

Written by Guido

giugno 21, 2015 at 1:55 pm

Pubblicato su Controra, Il Foglio