Guido Vitiello

Un melanesiano da Ikea

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Nelle prime pagine del suo libro migliore, La société de consommation, Jean Baudrillard ricorda i cosiddetti cargo cult degli indigeni melanesiani, che una volta all’anno vedevano sbucare dal nulla aerei e navi carichi di viveri e coltivavano attese millenaristiche legate a questo “miracolo” coloniale:

Gli indigeni melanesiani erano affascinati dagli aerei che passavano nel cielo. Ma questi oggetti non scendevano mai verso di loro. I Bianchi, invece, riuscivano a captarli. Questo perché disponevano sul terreno, in determinati spazi, degli oggetti simili che attiravano gli aerei in volo. Così gli indigeni si misero a costruire un simulacro d’aereo con rami e liane, delimitarono un terreno che illuminarono con cura di notte e si misero ad attendere pazientemente che degli aerei reali vi si posassero.

L’altro ieri, quasi senza accorgermene, ho fatto qualcosa di molto simile. L’alimentazione di un single che non sa cucinare può raggiungere abissi di desolazione inenarrabile. A volte tutto quello che hai in frigorifero rientra nella inservibile categoria “snack & sfizi”. Altre volte hai anche degli ingredienti primari, ma non sai assolutamente come combinarli. E davanti allo spettacolo miserando di un frigorifero in cui, rannicchiato in un angolo, un pezzo di parmigiano vive la sua lenta agonia e lotta contro la decomposizione, capita di abbandonarsi a fantasie millenaristiche.

Così l’altro giorno, da Ikea, ho comprato a 6,95 euro un set di venti contenitori di plastica di ogni foggia e dimensione, ideali per contenere sughi, verdure, contorni, minestroni, lasagne, timballi e quant’altro. Tutte cose che non so fare.

Da bravo melanesiano li ho disposti sul davanzale, e attendo pazientemente che prima o poi del cibo reale vi si posi.

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gennaio 7, 2006 a 6:15 PM

Pubblicato su guviblog

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