Il blog di Guido Vitiello

Archive for the ‘Mani bucate’ Category

Chi è più felice di Alfonso Bonafede?

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Com’è splendente, in questi giorni, Alfonso Bonafede! Brillano gli occhiali, brillano gli occhi dipinti sugli occhiali, brillano i denti già resi fosforescenti dal trattamento sbiancante imposto da Casalino, brilla di brillantina perfino quella sua svettante acconciatura da upupa, che sembra adesso il copricapo di un sovrano, o la corona di una reginetta di bellezza. E lui, stralunato e felice, non appena gli avvicinano un microfono si affretta a sbrigare la prima incombenza che si presenta a ogni miss: manifestare la sua emozione con i lucciconi agli occhi. Lo ha detto l’altra sera a Corrado Formigli, “quel ministero ha dentro un’emozione”, proprio così, un’emozione che gli mette i brividi, e si è anche augurato che quei brividi magici gli restino addosso per tutta la legislatura, che quella pelle d’oca non si acquieti mai. Ha poi raccontato di aver chiesto a tutti i dipendenti del ministero – e io cosa darei per vedere le loro facce in quel momento! – di “non smettere mai di farsi contaminare dall’entusiasmo dei cittadini”, che è un po’ come, per una miss, perorare con un largo sorriso la causa della pace nel mondo. Chi è più felice di Alfonso Bonafede? Leggi il seguito di questo post »

Written by Guido

giugno 16, 2018 at 11:01 am

Sopravvivere da stoici al governo del rodimento. Consigli psicoanalitici

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Chi lo chiama governo giallo-verde, chi lo chiama governo giallo-nero. In un caso e nell’altro, il simbolismo politico dei colori non è molto d’aiuto: bisogna tornare all’antica teoria degli umori ippocratica e galenica. Giallo-verde è la bile secreta dal fegato, e l’eccesso di bile gialla produce un temperamento collerico e irascibile, che è l’essenza del carattere grillino; la bile nera o atrabile, che ha origine nella milza, scatena invece la pazzia malinconica e ipocondriaca, nelle accensioni più incontrollate un delirio di assedio da cui occorre proteggersi con ogni mezzo – ed eccoci nel cuore dell’antropologia salviniana. È nato il governo del rodimento, ma guai se trovasse un’opposizione altrettanto biliosa: la salute mentale non saprebbe dove trovare rifugio. Leggi il seguito di questo post »

Written by Guido

giugno 9, 2018 at 1:57 pm

Lo Stato etico come Stato etnico

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Quando picchi alla porta di Sua Eccellenza il Sottosegretario alle Poste e Telegrafi per chiedergli un favore, non compi un atto di servilismo, compi un atto di suprema moralità. “Sappi anzi che non v’è che un sol modo di essere galantuomo: adorare lo Stato in cui s’incarna la moralità, o, come si dice oggi, lo Stato etico”. Oggi, ovvero: nel 1925, l’anno in cui Piero Gobetti, in veste di editore, stampa Lo spaccio del bestione trionfante, il pamphlet antigentiliano di Adriano Tilgher. Novant’anni dopo trionfano altri bestioni, e che bestioni, ma certe formule per forza d’inerzia si trascinano di bocca in bocca, fino ad approdare alla bocca di chi non ha la minima idea di ciò che dice. Il capogruppo grillino al Senato, l’onorevole Danilo Toninelli, ha detto che il Movimento Cinque Stelle “vuole creare uno Stato etico”. Ora, Toninelli non è propriamente Giovanni Gentile, e dietro il suo sguardo di vitrea concentrazione s’intuisce piuttosto una di quelle zone cieche dove neppure un refolo dello spirito come “pensiero che pensa” è mai giunto all’autocoscienza. Ma per il suo tramite parla il bestione, e già che il bestione trionfa faremmo bene a prenderlo sul serio. Leggi il seguito di questo post »

Written by Guido

giugno 2, 2018 at 11:03 am

Non l’assassino ma l’assassinato è colpevole

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Prodigo irresponsabile che sono: si avvicina di nuovo lo spettro delle file ai bancomat, e io mi ostino a tenere una rubrica che invita a sperperare soldi in libri. Stavolta, però, prometto di non indurre in tentazioni troppo grandi le mani bucate del lettore. Appena trecentocinquanta lire – la moneta delle memorie più dolci e delle premonizioni più nere. Quand’ero bambino, per quel che posso ricordare dei tabelloni dei gelatai, con quella somma ti ci compravi uno Zaccaria, un cono sormontato da una cupola di cioccolato; quand’era bambino mio padre, nel 1946, potevi invece procurarti un Golia, che non era un gelato ma un libro di Giuseppe Antonio Borgese sulla marcia del fascismo in Italia (“forse il più grande libro che si sia scritto sul fascismo”, diceva Leonardo Sciascia: e con buona ragione). Borgese lo aveva pubblicato in inglese a New York nel 1937, e quando Mondadori nel dopoguerra poté stamparne la traduzione italiana dovette farlo in edizione provvisoria. Sul retrofrontespizio della mia copia da trecentocinquanta lire si legge: “Le enormi difficoltà tecniche e di approvigionamento di materie prime ci costringono a rinunciare, per il momento, a quella cura e perfezione tipografiche che sono tradizionali della nostra Casa”. Non so cosa ne abbiano trattenuto o respinto poi gli storici, ma Golia è prima di tutto l’opera di uno scrittore, che da ogni pagina di cronaca sa spremere una stilla di verità letteraria, e che continuamente dietro le maschere dei teatranti politici vede occhieggiare gli archetipi romanzeschi. Leggi il seguito di questo post »

Written by Guido

giugno 2, 2018 at 10:46 am

Interludio tragico nel paese del melodramma

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Il paese del melodramma è piuttosto avaro di occasioni tragiche, e quando se ne intravede una all’orizzonte bisogna correre sui tetti ad ammirarla come un prodigioso fenomeno astronomico, una rara eclissi di sole; purché, beninteso, si abbia l’accortezza di indossare gli occhiali giusti. Per fissare le cronache di questi giorni senza ustionarsi la retina consiglio di ricorrere a un filtro molto antico, la Poetica di Aristotele e la sua dottrina della tragedia. Solo così potremo osservare chiaramente la peripeteia, la catena di azioni che produce l’opposto di ciò che avrebbe voluto, la catastrofe provocata dalle migliori intenzioni; solo così arriveremo preparati al momento dell’anagnorisis, il riconoscimento o discoprimento della terribile verità, il cadere della benda dagli occhi dell’eroe quando è ormai troppo tardi per rimediare. L’errore o la colpa dei nostri eroi tragici – la loro ostinata amartia, per usare la parola aristotelica – è stato credere che il M5S fosse altra cosa da quel che è, da quel che è sempre stato e da quel che ha sempre sbandierato di essere. Leggi il seguito di questo post »

Written by Guido

maggio 20, 2018 at 8:02 pm

Pubblicato su Il Foglio, Mani bucate

Dalla locomotiva di Guccini all’autobus di Bertoli

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Lenin che arriva in treno alla Stazione Finlandia di Pietrogrado nell’aprile del 1917, di ritorno dall’esilio svizzero, dopo aver attraversato mezza Europa; Lenin camuffato da operaio che sale su un tram semivuoto per andare a Palazzo Smolny, nella notte del 24 ottobre, e prepararsi alla presa del potere. Solo del primo viaggio i mitografi bolscevichi hanno fatto un’epopea, lasciando in ombra il secondo, perché una locomotiva che sfreccia nel buio con i suoi tre fari accecanti si presta meglio a suggerire l’idea dell’inesorabilità storica della Rivoluzione. Il tram e i suoi fratelli, in quei primi anni del Novecento, al massimo erano serviti al neonato cinematografo per illustrare la comicità della vita metropolitana: gente sballottata dalle oscillazioni del filobus, grassone che cadono in grembo ai passeggeri, vecchiette che rincorrono l’omnibus e picchiano il conducente. La reputazione rivoluzionaria dell’autobus è perfino più bassa. Una raccolta di saggi di fine anni Ottanta (Viaggio e modernità. L’immaginario del mezzo di trasporto tra ‘800 e ‘900) lo presentava come il simbolo del quotidiano ritorno dell’identico – stesso orario, stesso percorso, stesse facce – e di una politica ridotta a mugugno: “Cento lire in più per la nuova tariffa oraria scatenano la rabbia dei narcisisti qualunquisti che puniscono l’aumento con pratiche catartiche di minaccia e di scempio…”. Sarà anche per questo che tutti conoscono La locomotiva di Francesco Guccini e ben pochi si ricordano de L’autobus di Pierangelo Bertoli. Canzone meno memorabile, ma più futuribile: perché se la ballata del ferroviere vendicatore dei proletari era già alla sua epoca un pezzo di modernariato, a metà tra il canto anarchico e l’inno carducciano, l’autobus di Bertoli parlava oscuramente dell’avvenire, e prefigurava nel 1979 l’Italia in cui ci sarebbe toccato di vivere. Leggi il seguito di questo post »

Written by Guido

maggio 20, 2018 at 7:52 pm

Pubblicato su Il Foglio, Mani bucate

Il Consiglio di Persia

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Un centone sciasciano potrebbe intitolarsi “Il Consiglio di Persia”. Lo immagino come una sotie senza grandi pretese e, neppure a dirlo, senza agganci che non siano fortuiti con fatti realmente accaduti e personaggi esistiti o esistenti: solo una bella favola orientale raccontata da un illuminista, intorno alle vicende di una penisola immaginaria al largo delle cui coste galleggia un’isola metaforica. Sarebbe – come già Il Consiglio d’Egitto di Sciascia, che le fa da remota ispirazione – la storia di un grandioso imbroglio filologico, giudiziario e politico, così ben riuscito da attirarsi il plauso degli imbrogliati e perfino una recalcitrante ammirazione da parte di chi ne aveva smascherato il trucco. L’intrigo parte, stavolta, non da un misterioso codice arabo conservato in Sicilia, manoscritto di una vita di Maometto, ma da un fogliaccio fotocopiato e rimaneggiato da un calunniatore maldestro; una patacca, insomma, messa al servizio di un disegno audacissimo: la riscrittura – “dal nulla o quasi” – della storia non già dei musulmani di Sicilia, come nel Consiglio d’Egitto, ma di una sanguinosa stagione di stragi attraversata, un quarto di secolo prima, dagli abitanti della penisola immaginaria e dell’isola metaforica. Del resto, si legge nell’originale sciasciano, “c’era più merito ad inventarla, la storia, che a trascriverla”. Leggi il seguito di questo post »

Written by Guido

maggio 20, 2018 at 7:42 pm

Pubblicato su Giustizia, Il Foglio, Mani bucate