Il blog di Guido Vitiello

Archive for the ‘Mani bucate’ Category

Stepàncikovo, Italia. Solo Dostoevskij può spiegare Travaglio

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I tribunali dei talk-show funzionano a pieno regime da un quarto di secolo senza uno straccio di codice di procedura; ma se qualcuno mi dà una mano con il latino suggerisco di piantare almeno la bandierina di un brocardo, traducendo una frase di Rodolfo Wilcock che ogni imputato televisivo dovrebbe stamparsi nella mente: “L’ingiustizia è la giusta punizione di chi si offre al giudizio dei suoi inferiori”. Questo ho pensato quando Maria Elena Boschi ha chiesto di rendere dichiarazioni spontanee al pubblico ministero Marco Travaglio; o quando anni fa Pietro Grasso, avvilendo inutilmente la dignità della sua carica, sollecitò un confronto con quello stesso accusatore. Riconoscere senza necessità un giudice e un foro competente è un primo atto di sottomissione da cui ne discendono mille altri, ben più gravi della buona o cattiva figura che si può fare in udienza. Ma in quest’ansia di scagionarsi davanti a Travaglio, di dimostrare la propria innocenza al suo cospetto, c’è un tratto misterioso che solo la grande letteratura può illuminare. Leggi il seguito di questo post »

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gennaio 1, 2018 at 5:58 pm

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Sansepolcristi imbiancati

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Nel dicembre di tre anni fa, quando fra i grillini radunati in piazza del Campidoglio per defenestrare la giunta Marino spuntò fuori una bandiera di Forza Nuova, un cronista ne chiese conto al giovane Di Maio, che era già vicepresidente della Camera, e il giovane Di Maio commentò: “Non me ne frega niente”. Il senso della sua frase era più o meno questo: siccome non penso di essere fascista, non ho nessun problema a manifestare insieme ai fascisti. Come in un déjà-vu, anzi un déjà-ouï, quel rimbrotto stizzito mi riportò alla mente un vecchio dialogo tra Marco Pannella e Giorgio Almirante in una tribuna politica della primavera del 1982, trasmessa e ritrasmessa mille volte nelle notti di RadioRadicale. Al segretario del Msi che punteggiava i suoi interventi di continui “me ne frego”, Pannella rispondeva, grosso modo: vedi, il tuo tic linguistico dimostra che rappresenti il fascismo come sottocultura, come folklore; la vera eredità del fascismo come cultura politica – questo era il sottinteso di Pannella, che pochi mesi prima era andato a dire le stesse cose ai missini riuniti in congresso – l’hanno riscossa i partiti dell’arco costituzionale. Leggi il seguito di questo post »

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dicembre 10, 2017 at 4:05 pm

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Il secondo tragico Bel-Ami

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Si presenta alla cena di gala con un frac preso a nolo, per giunta della taglia sbagliata; è a disagio, “leggermente imbarazzato” dice il narratore, e scivola ancor più nel panico quando a tavola si trova davanti una schiera di calici di varia foggia e non sa da quale, secondo galateo, dovrà bere. Chi ci ricorda? No, non è Fantozzi alla cena aziendale della Serbelloni Mazzanti Viendalmare. È Georges Duroy al suo debutto mondano, così come Maupassant lo descrive nelle prime pagine di Bel-Ami. Due personaggi all’apparenza inconciliabili, se non fosse che un compendio vivente lo abbiamo sotto gli occhi tutti i giorni: Luigi Di Maio, il secondo tragico Bel-Ami. Non so cosa indossasse quella sera a Cernobbio, quando il rag. Monti, probabilmente dopo aver divorato un tordo in un boccone, salutò in lui “un raffinato borghese”; so però che soltanto un Bel-Ami ibridato con Fantozzi avrebbe potuto suggellare con queste parole la fine dell’amore con la collega Silvia Virgulti Viendalmarketing: “È una risorsa preziosa del gruppo e continuerà ad esserlo”. Leggi il seguito di questo post »

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dicembre 9, 2017 at 11:41 am

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Il vestito del gobbo e la camicia di forza

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Dopo il venerdì nero venne il sabato al verde, e anche chi aveva fatto delle mani bucate il proprio stemma nobiliare dovette inchinarsi, riluttante, alle insegne logore dell’anticonsumismo, che sono pastrani rivoltati, giacche con le toppe, calze rammendate sventolanti sul pennone. Ma grazie al cielo non ho altro lavoro da dare ai magazzinieri di Amazon, perché ho scoperto che nelle seconde file della mia biblioteca – corrispettivo libresco del cassetto della nonna pieno di vecchi bottoni – c’è già tutto il necessario. Razza di idiota che sono, anni a sperperare fortune in libri e libelli più o meno fatui sul nuovo populismo per poi scoprire che ne bastava uno solo, stampato da Feltrinelli nel lontano maggio del 1989, quando Luigino aveva appena cominciato a imparare l’italiano – la fatica di tutta una vita. Andiamo, editori, un po’ di decrescita felice! Avete qui, a chilometro zero, senza bisogno di importarlo dalle operosissime officine ideologiche francesi, il libro che ne rende superflui altri cento: Populismo e trasformismo. Saggio sulle ideologie politiche italiane di Carlo Tullio-Altan. Sulla vetrina di Amazon la copertina sbiadita, con accanto la scritta “Non disponibile”, pare una cenerentola tra le sorellastre più sgargianti che hanno loro pure la parola populismo appuntata in petto. Leggi il seguito di questo post »

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dicembre 9, 2017 at 11:21 am

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Piccolo Teatro Gruber

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In una mano il telecomando, nell’altra l’opera completa di Eugène Ionesco. Che fare? È così tutte le sere; e tutte le sere, dopo qualche esitazione, va a finire che mollo sul comodino Ionesco, premo il tasto sette e mi godo una mezz’ora di vero teatro dell’assurdo. Perché leggere Delirio a due quando Lilli Gruber mette in scena quegli impareggiabili deliri a tre? Giovedì, per esempio, la pièce era un piccolo capolavoro. Si trattava di aggiustare il pasticcio di Floris, che avrebbe dovuto portare sul palco Il re muore e, mannaggia, era riuscito addirittura a risuscitarlo. Per rimediare a quel successo catastrofico “di pubblico e di critica” – così ha esordito Gruber – ecco subito allestito un pezzo di meta-teatro dal titolo memorabile: “Renzi vince in tv: ma nelle urne?”. È stata una girandola di virtuosismi linguistici, paradossi sardonici, sgambetti alla logica. C’era Severgnini che sfoggiava tutto gongolante i suoi due nuovi, irresistibili calembour, Xanaxilvio e Tavorenzi; c’era una specie di rockabilly in dolcevita nero che diceva, mantenendo una faccia serissima, che Renzi avrebbe dovuto temere semmai un confronto con Di Battista (già, già, lo spalleggiava Severgnini, Di Battista è un pugile del peso giusto!); e c’era la sondaggista Ghisleri, secondo cui Di Maio ha perso l’occasione di “dimostrare che è uno statista”. Neppure un personaggio dei Rinoceronti avrebbe osato pronunciare nello stesso respiro quel cognome e quell’attributo. Leggi il seguito di questo post »

Written by Guido

novembre 27, 2017 at 8:37 pm

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Garantismo è Giustizialismo (appendice al Newspeak di Orwell)

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Da quel maestro ineguagliabile che era Gaetano Salvemini, scrisse Ernesto Rossi, un giovane poteva imparare “a battere con le nocche sull’intonaco delle parole per sentire quel che c’è dietro: il gesso, la pietra viva o il vuoto”. Giovani o meno giovani, tocca rimettersi tutti alla scuola di Salvemini, e di corsa; perché il crollo di un sistema si annuncia di solito con il disfacimento del linguaggio che lo sorregge dalle fondamenta. Ci sono movimenti tellurici che provocano slittamenti semantici impercettibili ma profondi, e se non te ne accorgi per tempo avrai la brutta sorpresa di bussare un giorno sull’intonaco di una parola e vedere venir giù l’intera parete. Leggi il seguito di questo post »

Written by Guido

ottobre 30, 2017 at 4:58 pm

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La piccola bottega dei cimeli totalitari

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L’ultima balordaggine di Luigi Di Maio, che si è inventato un Cesare Battisti coinvolto nelle stragi, non è meno balorda delle precedenti ma si presta forse a qualche considerazione più raffinata, degna del “raffinato borghese” che ha sedotto Mario Monti a Cernobbio. Scambiare un terrorista rosso per un bombarolo nero non è neppure impuntatura post-ideologica, è orgoglio daltonico. Ma siccome Di Maio non è l’agitatore studentesco che sembra, è il capo neonominato del primo partito italiano, rinfoderiamo i sarcasmi sull’eterno fuoricorso scarso in storia e in grammatica: non possiamo permetterceli. Soffermiamoci piuttosto sul paradosso di un movimento che, ignorando tutto l’ignorabile di storia novecentesca, resta ugualmente impigliato negli strascichi delle sue reti. Leggi il seguito di questo post »

Written by Guido

ottobre 13, 2017 at 4:40 pm

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