Il blog di Guido Vitiello

Archive for the ‘Mani bucate’ Category

Facce da tramandare ai posteri

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“Come tramandare ai posteri la faccia di F. quando è in divisa da gerarca e scende dall’automobile?”. Libri, giornali, documenti d’ogni sorta non basteranno agli storici futuri per capire quel che ci è accaduto, annotava Leo Longanesi nel giugno del 1938. Anche oggi, ottant’anni dopo, lo spirito del tempo preferisce rintanarsi nei dettagli, ma questi dettagli perlomeno è un po’ più facile immortalarli. Potremo senza fatica tramandare ai posteri la faccia di Paolo Mieli quando, dieci giorni dopo le elezioni del 2013, si ritrovò in uno studio televisivo a cospetto di Emiliano Martino, il “cappellaio matto” dei grillini. Ne conservo in archivio un fotogramma: Mieli si era portato entrambe le mani sul volto a coprirsi la bocca, in segno di disperazione incredula e di sgomento, un gesto dall’antica tradizione iconografica che dall’Adamo di Masaccio cacciato dall’Eden arriva a Roberto Baggio dopo il rigore con il Brasile. Nessuno avrebbe potuto riconoscerlo l’estate scorsa al festival di Spoleto quando, ospitando con ogni onore il meno pittoresco ma non meno surreale Luigi Di Maio, aveva ripreso la sua solita flemma di Buddha sornione. Leggi il seguito di questo post »

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giugno 6, 2017 at 10:34 am

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V-Day. Rettiliani di lotta e di governo

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La grande anima di Diderot mi perdonerà se ripristino, per un giorno, l’usanza barbara delle vocazioni forzate; ma ho deciso di imporre i voti dell’Ordine dei frati weimariani a Federico Gnech – polemista arguto e un po’ malmostoso che scrive sulla rivista Gli Stati Generali – per via di un suo intervento del 10 maggio, La svastica sul web. Il titolo echeggia il romanzo ucronico di Philip K. Dick in cui nazisti e giapponesi vincono la guerra, La svastica sul sole. Ma farei un torto a frate Gnech a voler comprimere in poche frasi le sue tesi sul nuovo fascismo della Rete; mi limito a far mia la sua premessa maggiore: in tempi estremi, capita che l’immaginazione degli scrittori di fantascienza serva meglio della ragionevolezza degli analisti politici. Leggi il seguito di questo post »

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maggio 31, 2017 at 8:59 pm

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Un puffo vale un puffo. Fantasy e politica

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La vita ideale di Martin Heidegger non doveva esser poi così diversa da quella del puffo medio. Una capanna bianca nella Foresta Nera, così piccina da sembrare un fungo; vita schietta, salubre, in Lederhosen ascellari e cappello alpino; un idillio campestre piccoloborghese come rifugio dalla metropoli violentata dalla Tecnica. Non per nulla il saggista francese Antoine Buéno si divertì a descrivere i puffi come una comunità organica ispirata al modello nazista, che ha per nemico giurato quella caricatura antisemita di Gargamella, mago nero dal naso adunco ossessionato dall’oro e con al seguito un gatto dal sospetto nome di Azrael. Da bambino mi piacevano i puffi, ma non tanto da farmi piacere Heidegger da grande; e soprattutto, sono piuttosto tranquillo finché qualcuno non fonderà un movimento totalitario ecologista ispirato alle colonie di case-fungo, magari alimentate dai pannelli solari. Leggi il seguito di questo post »

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maggio 8, 2017 at 5:56 pm

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Cosa c’è nella nebbia in Val Padana?

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Cosa c’è nella nebbia in Val Padana? La domanda di Cochi e Renato si ripresenta a tutti i grandi tornanti della storia della Repubblica, che è bene chiamare tornanti per la loro esasperante tendenza al ricorso. È una domanda che risuona, ostinata come un ritornello, ogni volta che una borghesia sotto sotto irresponsabile, esteriormente contegnosa quanto intimamente spericolata, si accanisce a pigiare sul pedale del qualunquismo e imbocca a tutta velocità la via del suicidio civile. Si dirà che lassù la visibilità non è delle migliori, e che anche una classe dirigente che avesse tutte le patenti in regola rischierebbe di sbandare. Come cantavano Cochi e Renato, in quella nebbia ci son cose che non ci credi nemmeno se le vedi – “a parte il fatto che non le vedi”; e se rimani intrappolato dentro, s’incasina la mentalità. Leggi il seguito di questo post »

Written by Guido

maggio 4, 2017 at 6:38 pm

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Pseudomnesie di un cinefilo

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Ci fosse stato a Roma un cinema come il Brady, la mia adolescenza stralunata sarebbe stata forse meno solitaria. Al Brady di Parigi, negli anni Settanta, poteva capitare di imbattersi in rassegne tematiche dove Monica e il desiderio di Bergman era abbinato a Distruggete Frankenstein!, saltando con naturalezza dalla serie A alla serie Z. Qui era tutto più faticoso. Ricordo il pellegrinaggio notturno (tre autobus diversi) che dovetti fare, quindicenne, per raggiungere un cineclub in periferia dove proiettavano La Soufrière di Herzog. Per metter mano su film come Non si sevizia un paperino di Fulci, invece, l’unica via era ricorrere a oscuri contrabbandi con amici di amici che potevano procurarti di straforo una videocassetta duplicata. Colpo rovente, un bizzarro poliziesco psichedelico dove Carmelo Bene faceva una particina come sicario, lo trovai solo in una costosissima copia sottotitolata in greco moderno. Soprattutto, non c’era modo di condividere queste passioni troppo alte o troppo basse, simmetricamente snob: il mio ricordo meno solitario è una ferale proiezione pomeridiana (quasi quattro ore) di Intolerance di Griffith all’Azzurro Méliès, un cineclub di Prati, quando mi trovai in sala tra un ometto dall’aria losca con la giacca a quadri che scriveva freneticamente su un taccuino e una coppia di pallidissimi dark avvinghiati. Leggi il seguito di questo post »

Written by Guido

aprile 30, 2017 at 4:36 pm

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Chiamata alle armi per una nuova guerriglia semiologica (Mani bucate, 37)

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L’obbligo per i sudditi di abbracciare la fede del sovrano – cuius regio eius religio, pace di Augusta, 1555 – vale tuttora per certi giornali. Se non per la linea politica, quanto meno per lo stile, diciamo pure per le formule liturgiche; ed è una conversione più profonda e insidiosa. Infallibilmente, chi comincia a scrivere per il Fatto Quotidiano finisce per scrivere male, scimmiottando quella maniera pedestre da Fortebraccio del Bagaglino di cui va così fiero il direttore. Questo pensavo leggendo l’altro ieri il commento sarcastico di Silvia Truzzi al discorso di Luciano Violante a Pisa, che fin dalla prima frase accordava il suo strumento su quello del principe regnante della testata: “Più che un participio, una certezza” – omaggio ai mille corsivi di Travaglio dove Violante è chiamato “il noto participio presente” o “voce del verbo violare”. L’ultimo è proprio di ieri: “Violare, violando, Violante”. Leggi il seguito di questo post »

Written by Guido

aprile 9, 2017 at 1:50 pm

La Repubblica dei Procuratori (Mani bucate, 36)

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Il 26 gennaio, inaugurazione dell’anno giudiziario, sembrò a qualcuno che dalle toghe bordate di ermellino irraggiasse una solennità insolitamente sinistra. Non si trattava solo di rifondare ritualmente il tempo ciclico del calendario delle udienze: stavolta si celebrava il passaggio a un nuovo eone. Claudio Petruccioli, in quel tono semiserio di ludendo docere che hanno spesso i migliori commentatori su Twitter, ne parlò come di un evento di importanza storica, di quelli che meritano una trafila di maiuscole: “È L’ANNO PRIMO DELLA REPUBBLICA GIUDIZIARIA”. Leggi il seguito di questo post »

Written by Guido

aprile 4, 2017 at 11:18 am