Il blog di Guido Vitiello

Archive for the ‘guviblog’ Category

Dunque: dove eravamo rimasti?

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Dopo un lungo letargo annunciato, UnPopperUno ha deciso che era tempo di risvegliarsi, sgranchirsi e ritornare in scena. O meglio, di rinascere in forma nuova. Come tutti i neonati – checché ne dicano le mamme – è ancora un po’ bruttino, ma dategli il tempo di prendere la sua fisionomia.

Tutto quel che c’era sul guviblog, ospitato per otto anni sul sito di Internazionale, è adesso qui; ma pare che presto o tardi sarà ripristinato pure lì: d’altra parte, quando nella casa che ti ospita fanno lavori e ristrutturazioni, è buona consuetudine saper pazientare un po’. Alcune cose che erano sul vecchio UnPopperUno le metterò presto anche sul nuovo; nel frattempo, il vecchio sito è ancora pienamente in funzione e consultabile. Leggi il seguito di questo post »

Written by Guido

ottobre 11, 2010 at 10:00 pm

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Tonino lava più bianco

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Più il prodotto da pubblicizzare è sporco o ha a che fare con lo sporco, più la pubblicità sarà linda, pulita, candida, celeste, angelica, rarefatta. È una regola che non conosce eccezioni. Negli spot dei pannolini la pipì dei bambini diventa azzurra; e nulla, nella pubblicità come nel packaging, deve ricordare il giallo dell’urina. Gli assorbenti femminili sono associati a cieli limpidi, paracadute, deltaplani, tutto ciò che ci allontana dalla materia e dalla carne: in questo caso, è il rosso a essere tabù.

Che sia all’opera un banale meccanismo freudiano di rimozione, o una specie di neoplatonismo pop, o entrambe le cose, la constatazione è evidente: quanto più l’evocazione dello sporco si fa pressante e inaggirabile, tanto più lontano si fugge con i voli mistici dell’immaginazione.

 

Le pubblicità dei detersivi forniscono l’esempio più lampante. Sono tutte, immancabilmente, a dominanza cromatica bianca e azzurra. Tutte hanno a che fare con cieli incontaminati o acque purissime. In tutte figurano arcobaleni e gabbiani in volo. Vien fatto l’impossibile pur di spezzare la fatale catena associativa detersivo=calzini sporchi. Leggi il seguito di questo post »

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giugno 22, 2010 at 8:09 pm

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Primo Levi e gli Ufo: il mio tema di maturità

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Sono uscite le tracce dei temi della maturità. Una è su Primo Levi, un’altra è sugli Ufo. La prima reazione è stata quella di esporre una bandiera verde sul davanzale e proclamare la secessione del mio appartamento dal resto del paese. Poi, ho ripescato questo saggio-diario che avevo scritto qualche anno fa per Quaderni d’Altri Tempi, la bella rivista di fantascienza del mio amico Adolfo Fattori, e ho capito che avrei avuto buone chance di passare la prima prova. Lo ripropongo qui.

Il pianeta delle ceneri.
Auschwitz e la fantascienza

I.
Are you a Gentile? Avrò risposto mille volte a questa domanda: a quanto pare, che un non ebreo dedichi tanta parte dei suoi studi alla Shoah è per alcuni circostanza a tal punto insolita da doverne chiedere espressamente ragione. Stavolta la curiosità ha colto Yvonne, una donna israeliana minuta quanto energica che insegna cinema a due passi dalla Striscia di Gaza, in aule universitarie lambite quasi ogni giorno dai rudimentali razzi assemblati negli arsenali palestinesi. Faccio cenno di aprir bocca per dare anche a lei la risposta di prammatica, ma l’altro che passeggia insieme a noi per le vie di Kazimierz – malinconico vestigio di quel che fu il quartiere ebraico di Cracovia, popolato oggi dal “piccolo resto” degli scampati alla furia nazista e dai loro eredi – sembra non aver inteso bene la domanda. Are you a what? A Jedi? Leggi il seguito di questo post »

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giugno 22, 2010 at 8:08 pm

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Enzo Tortora, molestie postume a un galantuomo

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Questa è bizzarra. Sull’Espresso Riccardo Bocca raccoglie le dichiarazioni di Gianni Melluso, il camorrista “pentito” grande accusatore di Enzo Tortora.

La notizia non è che Melluso “scagioni” Tortora (lo aveva già fatto quindici anni fa, a Tortora morto e sepolto, e oltretutto non ce n’era bisogno, visto che a scagionarlo ci aveva pensato il Tribunale). La notizia non è che chieda perdono ai familiari del presentatore (anche questo lo aveva già fatto quindici anni fa, e già allora Anna, Gaia e Silvia Tortora avevano rispedito al coccodrillo le sue lacrime). Nulla di nuovo neppure nel fatto che infarcisca l’intervista – che, a quanto si capisce, lui stesso ha sollecitato – delle solite menzogne e millanterie.

La novità è che, con ennesimo cambio di rotta, Melluso stavolta scagiona i magistrati del caso Tortora. Nel 1995 aveva chiamato in causa proprio loro – “Avevo capito che le mie parole facevano comodo ai magistrati”, dichiarò al settimanale Visto. Oggi il volubile pentito ci fa capire che quei togati erano in buonafede, e scrupolosi. Tutt’al più un po’ tonti, e facili a cadere nelle trame dei camorristi Barra e Pandico. Così umani e così buoni, aggiungeremmo noi, che dopo l’assoluzione di Tortora non si sognarono nemmeno di incriminare Melluso e gli altri per calunnia. A spingerlo ad accusare Tortora, dice “Gianni il Bello”, furono i boss. Tana libera tutti per la Procura di Napoli. Leggi il seguito di questo post »

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maggio 5, 2010 at 8:04 pm

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Filologia Alleniana/2. Traduzioni fedeli per coppie infedeli

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La maledizione di Babele, la confusione delle lingue, si è abbattuta su tutti gli usi della parola, ma si è accanita con più ferocia su alcuni: tra questi, forse nessuno ne è uscito malconcio come il motto di spirito. Per un umorista, constatare che le proprie battute sono intraducibili equivale a scoprire su di sé i segni certi della cacciata dall’Eden; ma quando un Witz si lascia traghettare con agio da una lingua all’altra, ecco che spira per qualche istante miracoloso l’euforia pentecostale di chi crede di aver riacciuffato la lingua parlata da Adamo prima della Caduta.

Nelle mie vesti di fondatore di una disciplina orgogliosamente inutile, la Filologia Alleniana, mi preme illustrarvi un caso di lingua adamitica parzialmente recuperata che compare in una delle opere maggiori del Maestro, Io e Annie (Annie Hall, 1977). Si tratta di un dialogo domestico tra Alvy (Woody Allen) e Annie (Diane Keaton) dopo che questa è rincasata dalla sua prima seduta di psicoanalisi:

Annie: Well, she said that I should probably come five times a week. And you know something? I don’t think I mind analysis at all. The only question is, ‘Will it change my wife?’
Alvy: Will it change your wife?
Annie: Will it change my life?
Alvy: Yeah, but you said, ‘Will it change my wife?’
Annie: No I didn’t. I said, ‘Will it change my life, Alvy?’
Alvy: (to audience) She said, ‘Will it change my wife?’ You heard that, because you were there. So I’m not crazy. Leggi il seguito di questo post »

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marzo 5, 2010 at 7:59 pm

Politica allo stato gassoso

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Tutto ciò che è solido si dissolve nell’aria, diceva Marx. A quanto pare la regola vale anche per i partiti marxisti. È quel che ho pensato oggi passando davanti alla sezione del Pd di San Lorenzo, il mio quartiere, dove ho potuto osservare gli effetti di una curiosa stratificazione storica.

La sigla del Pci, partito che si voleva perenne più del bronzo, è impressa a fuoco sulle maniglie in ferro battuto.

Quella dei Ds, che pure potevano ambire a una qualche durata, è incollata al vetro con l’adesivo, che quanto meno è difficile da staccare, richiede alcol e pazienza: a segno che i militanti non erano tanto pessimisti sulla speranza di vita del partito.

Tutto quel che riguarda il Pd, invece, è affidato a supporti volatili: foglietti fissati al vetro con un pezzo di scotch, nemmeno su tutti e quattro i lati. Equivale ad ammettere che oggi il partito c’è e si chiama così, domani chissà: sarebbe imprudente scomodare il fabbro.

È il passaggio della politica allo stato gassoso.

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marzo 3, 2010 at 8:02 pm

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Compagno Gogol

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Dalla nuova tragica campagna di manifesti del Pd emerge un dato inequivocabile: è un partito contro i nasi. Come piattaforma programmatica non è male: “Turatevi il naso, ma votate Pd”.

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febbraio 6, 2010 at 7:54 pm

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