Il blog di Guido Vitiello

Archive for the ‘Deliri’ Category

Filologi e culologi

leave a comment »

tumblr_lzrou3jpnK1r9y8hpo1_500
In un tempo che pare lontanissimo, quando la volgarità dei politici aveva ancora qualcosa di divertente, Umberto Bossi passò alla storia – non so di cosa, ma comunque alla storia – per una risposta data a Marco Pannella, che lo accusava di simpatie filoserbe: “Meglio Milosevic che Culosevic”. La battuta mi è tornata in mente giovedì sera quando mi sono ritrovato a pensare, tra me e me: meglio culologi che filologi; per poi subito correggermi, e concludere che si può essere con diletto entrambe le cose. Perdonate la bizzarria di questo incipit, ma ogni occasione richiede lo stile appropriato, e l’occasione era inequivocabilmente surrealista. Ero nei sotterranei di Altroquando, una libreria dietro Piazza Navona che per me è quasi una seconda casa, dove si presentava un libro di Alvaro Rissa, Il culo non esiste solo per andare di corpo (il melangolo). A presentarlo c’erano Alvaro Rissa e Alvaro Rissa, ma nessuno dei due era Alvaro Rissa, o forse lo erano entrambi. Leggi il seguito di questo post »

Il mondo movie di Recalcati

leave a comment »

taboosposter

Pasoliniano e polinesiano, è tornato Massimo Recalcati con la rubrica “I tabù del mondo”, ogni domenica su Repubblica. Pasoliniano, perché dice che viviamo una mutazione antropologica, la stessa descritta da PPP, e che se prima eravamo uomini dostoevskiani, presi nella morsa tra delitto e castigo, tra il Desiderio e la Legge, ora siamo nel tempo della disinibizione e del godimento senza limiti. Anche polinesiano però, perché non c’è Desiderio senza Legge, e per darci una regolata dovremmo riscoprire i tabù: uno a settimana per un anno. Cinquantadue sono le tappe previste dal grand tour. Il titolo, “I tabù del mondo”, fa pensare ai mondo movies, gli pseudodocumentari esotici e cruenti degli anni Sessanta – La donna nel mondo, I piaceri nel mondo, Il pelo nel mondo – ma guardando l’intervista di presentazione della rubrica la mia memoria cinematografica ha preso altre vie. Chi si ricorda di Mazzabubù… quante corna stanno quaggiù?, il film del 1971 di Mariano Laurenti ispirato all’elenco dei cornuti di Fourier? Franco e Ciccio sono due monarchici terrorizzati dalla legge sul divorzio, finché un intellettuale che ha la stessa montatura di occhiali di Recalcati li convince che l’unica via per salvare il matrimonio è liberarsi dai tabù, capovolgendo l’idea tradizionale di famiglia. I due lo stanno ad ascoltare un po’ frastornati, si chiudono in una stanza a leggere Wilhelm Reich ed Emmanuelle (con il sospetto angoscioso che sia opera di un Savoia) e ne escono convinti di avere contratto il tabù, come fosse un’infezione strana. Decidono allora di scambiarsi le mogli, un atto di libertinaggio in difesa del matrimonio, tutto sta a convincere le rispettive signore. Franco, che non riesce a farsi entrare in testa quella parola polinesiana, sceglie una via melodrammatica: “Salvami, salvami dal tamburo!”. Leggi il seguito di questo post »

Hypnerotomachia Vitellii

with one comment

brazil-gilliamL’altra notte non ho chiuso occhio, per colpa del ministro Franceschini. O meglio per mia imprudenza, perché il saggio non dovrebbe mai attardarsi su internet nella delicata fase ipnagogica: c’è il rischio che la mente individuale si impigli come una mosca nella vasta ragnatela delle fantasticherie generate da una mente collettiva e insonne, e che la pervagatio mentis contro cui ammonivano gli asceti si faccia così forsennata da gettarci nell’agitazione e nell’irrequietezza. E insomma, a farla breve, ho letto nel dormiveglia questo tweet del ministro: “Faremo la Biblioteca Nazionale dell’Inedito. Un luogo dove raccogliere e conservare per sempre romanzi e racconti di italiani mai pubblicati”. Lì per lì non ho capito l’entità della minaccia. Speravo di cavarmela con una scrollata di spalle e una risata, davanti a questo grottesco analogo letterario dei cimiteri dei feti abortiti, e di assopirmi su una nota di buon umore. Ma poi i pensieri hanno preso ad associarsi ad altri pensieri, a proliferare con la rapidità di una colonia di batteri, e si è generato un vortice impossibile da contenere: di qui la notte in bianco, e due occhi sbarrati nel buio. Leggi il seguito di questo post »

Written by Guido

giugno 10, 2015 at 1:34 pm

What if Nietzsche…? Esercizi di fantastoria culturale

with one comment

meh.ro5451Sarà pur vero che la storia non si fa con i se, ma con i se la si può disfare a piacimento, e riportare al condizionale tutti i suoi indicativi è un esercizio che ha qualcosa di ubriacante. Gli storici, specie americani, tentano esperimenti di “storia controfattuale” (che ne sarebbe del mondo se Napoleone avesse trionfato a Waterloo, se Alessandro Magno non fosse morto così giovane, se i persiani avessero sconfitto i greci a Maratona?). Gli scrittori di fantascienza immaginano le loro ucronie, o s’inventano macchine del tempo che danno l’occasione, per dirne una, di tornare a Braunau am Inn nel 1889 e uccidere nella culla Adolf bebé così da risparmiarsi una guerra mondiale, un genocidio e l’Oscar a Benigni.

Comincio a pensare che lo stesso espediente si dovrebbe applicare sistematicamente alla storia della cultura, non solo alla storia politica e militare. Me ne ha convinto Bernard-Henri Lévy, ignaro fondatore di un genere giornalistico che propongo di battezzare “coccodrillo controfattuale”. Quando morì Claude Lévi-Strauss, nel 2009, BHL scrisse che la domanda corretta da farsi, al momento di congedarsi da un grande, è questa: che cosa non avremmo senza di lui? Un esercizio di fantastoria, appunto. Faceva seguire un lungo elenco: senza Lévi-Strauss non avremmo lo strutturalismo, le filosofie del Sessantotto, i postmoderni francesi e italiani, Foucault, Deleuze, Agamben, Baudrillard, e non avremmo neppure i suoi libri, i libri di BHL. Crudeli prodigi della fantascienza: a fine lettura, quasi senza accorgermene, ero passato dall’esser triste per la morte di Lévi-Strauss al desiderare che non fosse mai nato. Leggi il seguito di questo post »

Fessofurbomachia

with one comment

innomedelpopoloitalianoLeggo sul nuovo Todomodo, la rivista degli Amici di Leonardo Sciascia, un saggio di Euclide Lo Giudice su un tema che mi pare della massima urgenza storica, ossia il ruolo del cretino e dei suoi fratelli (lo stupido, l’imbecille, il fesso) nella vita nazionale. Nel 1982, per una strenna Giuffrè, Sciascia firmò una breve prefazione al Codice della vita italiana (1917) di Prezzolini, soffermandosi sul primo articolo: “I cittadini italiani si dividono in due categorie: i furbi e i fessi”. Il fesso di Prezzolini paga il biglietto in ferrovia e dichiara al fisco il suo vero reddito; il furbo ha per segni distintivi la pelliccia, l’automobile e le molte donne. Sciascia non poteva che apprezzare l’identificazione tra fessaggine e onestà: il buon fesso in un contesto di furbi, ricorda Lo Giudice, figura spesso nei suoi romanzi, e la frase che suggella il fallimento del professor Laurana in A ciascuno il suo è appunto: “Era un cretino”.

Qualche timida speranza Sciascia la affidava a una constatazione statistica, ossia che i fessi sono più numerosi dei furbi: “Solo che, come gli schiavi di Seneca (‘se gli schiavi si contassero…’), non si contano. E possiamo farcene idea, della schiacciante maggioranza che i fessi verrebbero a formare, solo che avessero consapevolezza del loro numero, dai tanti che quotidianamente e ovunque rimpiangono di non esser furbi”. Se ne deduce che i fessi dovrebbero acquisire la marxiana coscienza di classe, costituire qualcosa come un Fesso collettivo in grado di rovesciare il dominio oligarchico dei furbi. Impresa disperata perché, diceva ancora Prezzolini, il fesso in generale è stupido: se non lo fosse, avrebbe cacciato i furbi da un pezzo. Leggi il seguito di questo post »

Giggino Warhol e la pop art giudiziaria

leave a comment »

gwVoglio appendermi un De Magistris in salotto. Non fate subito pensieri macabri, non si tratterebbe mica di un trofeo di caccia. Pensavo piuttosto a una serigrafia in stile Andy Warhol a tutta parete, su cui il faccione dell’ex magistrato con la bandana in testa e gli occhi da pazzo sia virato in nove colori diversi, come Marilyn. Meglio ancora, una scultura iperrealista alla maniera di Duane Hanson, quello della casalinga che fa la spesa con i bigodini o dei turisti americani obesi. Voglio un De Magistris a grandezza naturale in poliestere e resina sintetica da piazzare al centro del soggiorno, un duplicato indistinguibile a occhio nudo dal De Magistris reale, intorno al quale amici e ospiti possano gironzolare, curiosare, commentare. Leggi il seguito di questo post »

Written by Guido

settembre 29, 2014 at 9:45 am

Recalcati è un agente segreto. Io so (ma non ho le prove)

with 5 comments

195118776-1a3c143b-7729-4ba8-a984-4f8f524f1511Edmondo Berselli si divertiva a immaginare che nelle riunioni a via Solferino, quando i casi del giorno richiedevano un commento dotto e pensoso, la redazione del Corriere brancolasse nel buio finché una vocina esitante non tirava fuori, per il sollievo generale, il nome decisivo: “Magris?”. A Repubblica non hanno più in panchina l’asso absburgico, ma chissà che anche lì non si svolgano di quei conclavi. C’è un affare tenebroso, una madre infanticida, uno zio cannibale, una suocera licantropa, qualcosa insomma che imponga di scandagliare l’animo umano a profondità dostoevskiane inaccessibili a Michela Marzano. Si discute, ci si arrovella, si pondera, ci si dispera. Poi, tana libera tutti: “Recalcati?”. Ma non è necessario che le cronache offrano crudeltà favolistiche. Può accadere per esempio che un venerato maestro di Repubblica scriva un romanzo a base di isteriche viennesi, e che questo sia accolto nella (fu) nobile collana dei Supercoralli Einaudi. Da Largo Fochetti, dopo la fumata bianca, parte una telefonata: “Professore, ci psicoanalizzi Augias”. Leggi il seguito di questo post »

Written by Guido

settembre 21, 2014 at 12:06 pm