Il blog di Guido Vitiello

Archive for the ‘Giustizia’ Category

“Dovrebbe accadere un cataclisma” (piccolo angolo della paranoia)

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Dal Pendolo di Foucault, capitolo 30, pagina 161: “Lo incatenano nell’isola di Patmos e il poveretto incomincia ad aver le traveggole, vede le cavallette sulla spalliera del letto, fate tacere quelle trombe, da dove viene tutto questo sangue… E gli altri a dire che beve, che è l’arteriosclerosi… E se fosse andata davvero così?”. L’apostolo Giovanni sarebbe dunque uno di quei tipi strambi che non mancano mai in un buon thriller fantapolitico, l’ubriacone paranoico con la testa piena di congetture che vive in una stamberga tappezzata di ritagli di giornale, fotografie, appunti scarabocchiati, frecce che connettono tutto con tutto secondo leggi imperscrutabili di causalità. Se fossimo in un film, però, il finale sarebbe facile da prevedere: una mattina tutti si svegliano al suono delle trombe dell’Apocalisse e capiscono che il pazzo aveva ragione. Bene, tenete presente questa premessa quando mi ritroverete con la barba sfatta, tra portacenere traboccanti e lattine di birra accartocciate, ai piedi di una grande bacheca di sughero. Sotto la scritta a pennarello “Segni dei Tempi 1992-2017” noterete alcuni foglietti strani. Leggi il seguito di questo post »

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marzo 8, 2017 at 12:30 pm

La scrofa ferita e il comico mannaro

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Cominciò con la lapidazione rituale del cinghiale sotto una grandine di monete, il 30 aprile di ventitré anni fa; ed è finita, la Seconda repubblica, con l’abbattimento della scrofa ferita, nel tripudio del 4 dicembre. Quando una compagine civile si disgrega, dalle sue crepe riaffiora la forma più arcaica di assembramento umano, quella che Elias Canetti chiamava “muta di caccia”. Gli uomini la appresero dai branchi di lupi, capaci di circondare e sbranare un grosso animale; le leggende sui lupi mannari, si legge in Massa e potere, attestano la prossimità tra le due specie, canide e umana. E come è rivelatrice, la vita segreta delle metafore: dopo aver azzannato la scrofa, Beppe Grillo ha scritto sul blog: “Mi dispiace, non sarò il vostro comico mannaro”. Lì va cercata, diceva Canetti, la matrice dei linciaggi: “La muta vuole una preda: vuole il suo sangue e la sua morte. Deve inseguirla veloce e senza lasciarsi distrarre, con astuzia e tenacia, per afferrarla. La muta si incoraggia abbaiando tutta insieme”. Può abbaiare “Bettino, vuoi pure queste?”, o può abbaiare “Onestà, onestà”: poco cambia. Dal flash mob al lynch mob il passo è breve. Leggi il seguito di questo post »

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dicembre 30, 2016 at 6:14 pm

L’affaire Tortora come prova generale

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La malattia melodrammatica, che già Gramsci diagnosticò agli italiani, ha tra i suoi sintomi più vistosi l’abbondante lacrimazione e i brividi da indignazione virtuosa. Due sintomi accomunati dalla labilità, dalla compiaciuta irrilevanza, dalla sterilità politica; e l’effetto più dannoso per la salute nazionale, a lungo termine, è la trasformazione di qualunque caso civile in “caso umano”. Se il francofilo Sciascia preferì parlare di affaire Moro, parola in cui svanisce la connotazione lacrimevole, altrettanto dovremmo fare per il caso Tortora. E, come si fa con Moro, dovremmo leggere gli scritti di Tortora incarcerato e processato – i due libri con Guido Quaranta, gli interventi raccolti da Palazzolo in Per una giustizia giusta, il carteggio e le pagine di diario che Epoca pubblicò in un volumetto intitolato Lettere dal carcere, gli articoli ripescati grazie all’imponente ricerca di Vittorio Pezzuto per Applausi e sputi – come scritti pienamente politici, ripiegando il fazzoletto. Leggi il seguito di questo post »

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giugno 21, 2016 at 1:37 pm

A futura memoria (se la memoria ha un futuro)

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“Con Leonardo Sciascia ci lascia un uomo d’altri tempi, speriamo futuri”, aveva scritto Pannella il 21 novembre del 1989, annunciando che avrebbe prestato da quel giorno in poi il piccolo ma instancabile megafono di RadioRadicale alla riproposizione dei discorsi parlamentari e delle interviste di Sciascia, così da dare a quella speranza un’occasione in più di prender forma, presto o tardi. Molte altre volte disse lo stesso di sé – uomo d’altri tempi, speriamo futuri – e sappiamo bene quanto spesso la storia si è presentata ai suoi appuntamenti con dieci, venti o cinquant’anni di ritardo. Lui era lì ad aspettarla nel luogo convenuto, senza fissare l’orologio, fumando mille sigarette. Un profeta, dunque? Al contrario, ai miei occhi Pannella ha una caratteristica che è privilegio dei classici, l’inattuale attualità, l’esser pienamente calati nella storia e tuttavia saper sgusciare alla sua presa, non sottostare al suo ricatto. Da oggi, perciò, più che di ricordare si tratterà di gettare ami nel suo torrente di parole per pescarne quel che ancora hanno da annunciare, da indicare o da scommettere per altri tempi, speriamo futuri. Leggi il seguito di questo post »

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maggio 21, 2016 at 8:19 pm

Angeli neri, giudici e pentiti. Sciascia lettore di Belli

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Il sorriso di Doina Matei e il digrignar di denti della strega sottoposta ai supplizi, in cui gli inquisitori vedevano una smorfia ilare, un farsi beffe dei giudici, e dunque un segno certo di possessione diabolica (“Io stringo i denti e poi diranno che rido”, aveva protestato cinque secoli fa Franchetta Borelli, una delle streghe di Triora, messa al tormento del cavalletto). Il contegno algido e schivo di Raffaele Sollecito e il maleficio della taciturnitas, che consentiva all’eretico di resistere cocciutamente all’incalzare dell’interrogante. Il ciglio asciutto di Amanda Knox e l’incapacità di versare lacrime perfino in mezzo alle torture, assunta come prova del servizio a Satana, secondo il Malleus maleficarum. Leggi il seguito di questo post »

Davigo, un disneyano all’Anm

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OHaraSpotlightRassegniamoci stoicamente a chiamarla Tangentopoli perché, come si dice, il destino guida chi lo asseconda ma trascina a forza i riluttanti. Per anni ho aggirato quella detestabile formula giornalistica, ricorrendo a tutte le perifrasi e le circonlocuzioni del caso, ma è arrivato il momento di capitolare. Quanto più il 1992 si allontana nel tempo, tanto più cresce il vizio di leggere i problemi della giustizia e della corruzione alla luce non già dei grandi classici del pensiero politico ma dei Grandi Classici Disney. Tangentopoli si è aggiunta ormai alle due capitali di quel regno di fantasia, Paperopoli e Topolinia, dove s’incontrano personaggi come il commissario Basettoni, l’ispettore Manetta, la Banda Bassotti e l’avvocato Cavillo Busillis. Niente di nuovo, si potrà obiettare, ci sono disneyani di lungo corso – Travaglio con i suoi monologhi teatrali tanto amati dalle scolaresche, l’ex magistrato Bruno Tinti che invocava tempo fa un “partito delle guardie” nel paese dei ladri – ma lo spirito dei fumetti vive in questi giorni la sua grande rivincita. Leggi il seguito di questo post »

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aprile 21, 2016 at 6:01 pm

E usiamolo, questo Montesquieu

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De L'esprit des Lois Montesquieu

“Se proprio non riesce a dormire”, mi ha detto il dottore, “prenda dieci gocce di Minias; in alternativa, legga dieci righe di Nadia Urbinati”. Farmacie notturne in zona non ce n’erano, così ho dovuto ripiegare sull’unico rimedio che avevo sottomano: la prefazione della Urbinati a un piccolo libro di Dario Ippolito, Lo spirito del garantismo. Montesquieu e il potere di punire (Donzelli). Alla quinta riga, metà della dose, già mi pareva di leggere il famigerato tema di attualità dell’esame di maturità, scritto per giunta dalla prima della classe, e si sa bene che il semplice ricordo di quell’esame – unito all’incubo comune di doverlo ripetere da grandi– può togliere il sonno a chiunque. Niente da fare, ho saltato la prefazione e son passato a Ippolito, scoprendolo però tutt’altro che soporifero. “Garantismo è parola svilita, deturpata dall’abuso”, esordisce nel brillante prologo. “Spesso, e comprensibilmente, suscita sospetto, insofferenza. Evoca, nell’immaginario di molti, cavilli procedurali e scaltrezze curiali. Suona falsa, come la cortesia dei padroni e la riverenza dei servi”. Ippolito passa poi in rassegna il mesto corteo degli attributi: garantismo peloso, d’accatto, ipocrita… Bene, mi son detto. Sciascia per primo non amava la parola garantismo, preferiva dirsi difensore del diritto, e io, fatte le debite proporzioni (che sono quelle di una carta geografica, 1:10.000) condivido il suo fastidio. Leggi il seguito di questo post »

Written by Guido

marzo 30, 2016 at 1:39 pm