Il blog di Guido Vitiello

Archive for the ‘I miei libri’ Category

Televisione. Storia, immaginario, memoria

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ScanIn italia ancora stenta ad affermarsi una storia culturale della televisione di lunga durata che tenga in giusta considerazione l’analisi qualitativa degli ascolti, l’impatto sociale dei diversi programmi, il loro peso sull’immaginario nazionale. Questo anche e soprattutto perché è mancata la voglia di intersecare la storia dell’emittente con quella, dal “basso”, del ricevente. Eppure, in questo senso, la bibliografia internazionale è ricca di stimoli: storici, antropologi, studiosi di media studies hanno ricostruito il paesaggio culturale creato dai mezzi di comunicazione in una prospettiva assai feconda che si ritrova nei saggi qui contenuti. Oltre alla prospettiva storica il libro traccia alcune linee per uno studio delle dialettiche televisive e dell’immaginario, ovvero del ruolo della televisione nella costruzione di paesaggi mediali che, rappresentando individui e gruppi sociali, si attuano nella sfera pubblica modificandola.

Televisione. Storia, immaginario, memoria, a cura di Damiano Garofalo e Vanessa Roghi, Rubbettino, 2015, 272 pagine. Nel volume c’è il mio breve saggio Il circo mediatico-letterario. La spirale mitologica di Romanzo criminale (pp. 147-155).

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dicembre 19, 2015 at 11:25 am

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Justice Machines. Racconto di fantascienza giudiziaria

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JusticeMachines

È il 1965. Un giovane avvocato si sveglia in un letto d’ospedale dopo un sonno lungo dieci anni. Torna a Parigi e subito si dirige al Palazzo di Giustizia, ma lo trova disabitato e silenzioso; c’è solo un rumore lontano che proviene dalla Sala dei passi perduti. E proprio lì lo attende la prima di molte sorprese: la sala è stata trasformata in una piscina dove gli avvocati si dedicano al nuoto sincronizzato. Neppure la Facoltà di giurisprudenza esi­­ste più, gli spiegano, basta una visita guidata al Palazzo per apprendere il ne­ces­sario sul diritto. Incredulo, l’avvocato si unisce a una di queste lezioni itineranti. Che cosa ne è stato della vecchia giustizia? Lo scoprirà presto: non c’è più. Tutto è affidato alle J.M. o Justice Machines, apparecchi cibernetici che estraggono le sentenze a sorte, come in una lotteria. E non è che l’inizio delle sue avventure. Distopia giudiziaria nella forma del conte philosophique, capriccio letterario me­mo­re di Rabelais e di Borges, Justice Ma­chines illumina il legame antichissimo (e forse av­veniristico) tra il diritto e il caso.

Jacques Charpentier (1881-1974). È stato un avvocato, giu­rista e scrittore francese. Bâtonnier di Pa­rigi negli anni della guerra e dell’occupazione, inviso al regime di Vichy per la sua difesa dell’indipendenza del foro, nel 1943 sfuggì per un soffio al­l’arresto della Ge­stapo, entrò in clandestinità e divenne uno dei protagonisti della resistenza giudiziaria. Liberale e conservatore, accanto agli studi giuridici scrisse pamphlets e saggi di ar­go­mento vario; il più ambizioso è Le nez de Cléopâtre ou le sens de l’histoire (1967), una confutazione delle filosofie della sto­ria che non tengono conto del fattore im­prevedibile del caso. Justice Machines – il titolo originale è Justice 65 – è la sua unica opera narrativa, stampata in po­che copie nel 1954 e da allora pressoché scomparsa.

Justice Machines. Racconto di fantascienza giudiziaria, Jacques Charpentier, a cura di Guido Vitiello, Liberilibri, 100 pagine

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novembre 19, 2015 at 10:03 am

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Non si può tornare indietro. Cronache brillanti dall’Italia che cambia

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IMG_0486I trenta-quarantenni sembrano aver finalmente preso il potere in Italia. Non sono stati cooptati né omaggiati di «quote generazionali». Se lo sono conquistato da soli. Il problema adesso è: che cosa farsene. La rivista «IL», con gli interventi raccolti in questo libro dal direttore Christian Rocca, ha provato a dare una risposta senza demagogia né spirito pedagogico. Senza prendersi troppo sul serio, spesso parlando d’altro, con l’idea che la migliore fotografia della società non sia l’analisi sociologica né il «pastone politico», ma il racconto brillante dei consumi, delle tendenze e delle passioni culturali contemporanee. Le diverse voci che danno vita a questo volume hanno molto da dire: si misurano con temi quali gli intellettuali del xxi secolo, il modo di vivere le diverse età dell’esistenza, la dimensione delle «città visibili», la narrazione politica, la famiglia moderna, il giornalismo. Così, ad esempio, Lorenzo Jovanotti compone un sonetto rap che invita ad abbracciare «la crescita gustosa», senza lasciarsi irretire dalla retorica della decrescita felice; Giuliano da Empoli e Andrea Romano tracciano il percorso per «uscire dal ventennio perduto» e voltare pagina; Annalena Benini racconta la «dissoluzione dell’età adulta»; Arianna Giorgia Bonazzi e Arnaldo Greco la realtà di un matrimonio di oggi; Andrea Minuz il diffuso tic di attribuire qualsiasi colpa al liberismo; Alberto Mingardi l’«ideologia del chilometro zero»; Camilla Baresani il «popolo di spadellatori» che siamo diventati; Claudio Cerasa la sua visione del «Backstage Chigi»; Mattia Feltri il 1993, «anno formidabile»; Guido Vitiello gli eroi del «Citazionismo Sublime che si esercitano sui giornali»; Alessandro Piperno l’abitudine in voga tra gli intellettuali di firmare appelli su qualsiasi cosa; Mario Fillioley il suo personale «viaggio al termine della scuola»; Luca Sofri l’idea che gli italiani hanno di se stessi. Questo e molto altro per descrivere la rivoluzione in corso nel nostro paese, dalla quale «non si può tornare indietro».

Non si può tornare indietro. Cronache brillanti dall’Italia che cambia, Christian Rocca, Marsilio editori, 304 pagine.

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ottobre 22, 2015 at 10:54 am

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L’assassino e la sua vittima

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L'ASSASSINO E LA SUA VITTIMA_layJohn Talbot è sposato e ha un figlio. Ha ereditato una piccola galleria d’arte ed è autore di quattro libri. Moralista, di intelligenza brillante ma dal carattere estremamente riservato, John inizia la sua narrazione con la confessione di un delitto, le cui ragioni si annidano nel passato. Ai tempi della scuola, John fu l’oggetto dell’interesse quasi morboso di un altro ragazzo, James Tunstall, chiassoso, prepotente, quasi il suo opposto sotto ogni punto di vista, con il quale si venne a creare un rapporto di odio e dipendenza psicologica che sembrava essersi interrotto con il dividersi dei destini di entrambi. Ma a un certo punto James riappare nella vita di John e sembra deciso a non lasciarlo più andare. E i vecchi tormenti tornano a perseguitare il protagonista fino al gesto estremo. Apprezzato e stimato da Arnold Bennett e Joseph Conrad, Walpole scrisse questo suo ultimo romanzo agli inizi della Seconda guerra mondiale, dedicandolo all’amico Henry James. Apparso in Italia per la prima volta nel 1969 nella collana “Il pesanervi” per l’editore Bompiani e mai più ristampato, L’assassino e la sua vittima è un’opera macabra dalla sapiente tensione psicologica tipica del thriller, che affonda le sue radici nell’eterna ambivalenza del rapporto vittima-carnefice, mentre sullo sfondo si muovono gli eventi drammatici della grande storia con l’avanzata di Hitler. L’assassino e la sua vittima descrive un abisso quotidiano, una psicologia da incubo, ma soprattutto la capacità del Male di entrare nelle pieghe dell’anima anche del più virtuoso degli uomini.

L’assassino e la sua vittima, Hugh Walpole, introduzione di Guido Vitiello, Elliot, 192 pagine

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ottobre 21, 2015 at 11:02 am

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Dodici apostati

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12_apostati_512x652L’editoria attuale pubblica di tutto, purchè scandalistico e legato alla palpitante attualità, ma secondo Morelli non pubblicherebbe più testi disturbanti. Per Vitiello gli scrittori italiani sarebbero prigionieri fino alla autoparodia dei loro candidi narcisismi. Inclini ad assumere maschere autonobilitanti e deresponsabilizzanti secondo La Porta. Costretti a diventare cabarettisti e improbabili tuttologi nella cultura-spettacolo per avere qualche visibilità, secondo Baresani. Secondo Marchesini, gli stessi amano impegnarsi a sfornare magniloquenti opere-mondo, capolavori annunciati che simulano il tragico. Addirittura, riproporre in chiave miseramente depotenziata la eterna funzione del monstre D’Annunzio delle nostre lettere (Onofri). Diffondere, secondo la diagnosi di Giacopini, una idea midcult di letteratura come balsamo e analgesico, mentre secondo Ranieri, un immaginario plasmato dalla Finanza stringe in una complicità oscena dominanti e dominati, broker, pusher di droga e idee imbastardite. D’altra parte resta essenziale non cedere alla sfiducia nichilista in una possibile razionalità condivisa, alla retorica del pensiero programmaticamente debole, al determinismo di chi dà per scontati processi di socializzazione che svuotino per sempre l’esperienza delle persone. La poesia, linguaggio apparentemente anacronistico, rappresenta nella sua “concretezza” una preziosa resistenza alla menzogna della comunicazione, secondo Perrella. Come per Febbraro, lo scrittore deve e può ritrovare onestamente negli spazi interstiziali, e lontano dallo pseudoestremismo delle avanguardie, una vita intensamente personale. La filosofia rivive quindi non come disciplina accademico-specialistica ma come attività intellettuale e modo di essere, capacità accessibile a chiunque di distinguere il vero dal falso, per D’Agostini. L’intellettuale torna quindi a proporsi come “critico”, scettico ed eretico, inappartenente e misantropo, secondo Berardinelli. La nostra povera lingua, un po’ malandata, provincializzata, ridotta in ambiti sempre più ristretti dall’imperialismo dell’inglese e del plurilinguismo imperante rappresenta ancora l’unica patria e identità riconoscibile per chi abita in una diaspora ormai invasiva, secondo l’esiliato Samonà.

12 apostati. 12 critici dell’ideologia italiana, a cura di Filippo La Porta, Enrico Damiani editore, 128 pagine

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settembre 22, 2015 at 11:00 am

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Il liberale che non c’è. Manifesto per l’Italia che vorremmo

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cover_liberaleVent’anni fa, caduti i muri mentali e fisici, ci dicevamo tutti liberali. Poi, in seguito alla crisi finanziaria mondiale, abbiamo cominciato a imprecare contro il mercato, la finanza e il neoliberismo. Il che è alquanto paradossale in un Paese come il nostro che è sopraffatto da lobby, corporazioni, protezionismi, e che una «rivoluzione liberale» non l’ha mai conosciuta. Tuttavia, sarebbe un errore pensare che il problema sia solo economico o politico: si tratta anche di un deficit storico di cultura liberale, che ci rende diversi dalle altre realtà occidentali. Questo libro si propone di offrire una radiografia minima e documentata di questo nostro ritardo culturale, attraverso una disamina dei settori più importanti della società. Con stile semplice ma rigoroso, gli autori dei singoli capitoli, appartenenti a diverse generazioni, accademici e non, ci accompagnano nella scoperta di quello che siamo, mostrandoci come la soluzione dei problemi può nascere solo da uno sforzo di volontà collettivo.

Introduzione di Corrado Ocone • Ideologia italiana di Dino Cofrancesco • Stato di Giuseppe Bedeschi • Costituzione di Marco Gervasoni • Giustizia di Guido Vitiello • Scuola di Giancristiano Desiderio • Informazione di Giovanni Sallusti • Questione femminile di Laura Zambelli Del Rocino • Bioetica di Luisella Battaglia • Federalismo e tasse di Luigi Marco Bassani • Europa, Europeismo, Euro di Paolo Savona

Il liberale che non c’è. Manifesto per l’Italia che vorremmo, a cura di Corrado Ocone, Castelvecchi, 2015, 126 pagine.

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gennaio 1, 2015 at 10:35 am

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Immagini di piombo. Cinema, storia e terrorismi in Europa

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Come sono stati rappresentati il terrorismo, la lotta armata e la violenza politica al cinema? La complicata relazione tra cinema e terrorismi in Italia viene affrontata e discussa da più punti di visti, ma non mancano interventi anche sul contesto basco, tedesco, irlandese, e anche uno sul più recente terrorismo islamico in Olanda. Questo libro si aggiunge quindi alla ristretta schiera di libri su un tema sempre attuale ma poco discusso.

Con contributi di Pierre Sorlin, Roberto Silvestri, Paolo Varvaro, Alan O’Leary, Vito Zagarrio, Gino Nocera, Cinzia Venturoli, Guido Vitiello, Christian Uva, Susanna Pellis, María Pilar Rodríguez e Rob Stone, Maria Carla Zizolfi, Maricla Tagliaferri e Paolo Fantini, e un’intervista a Gianfranco Pannone.

Immagini di piombo. Cinema, storia e terrorismi in Europa, a cura di Luca Peretti e Vanessa Roghi, Postmedia Books, 2014, 160 pagine. Nel volume c’è il mio saggio Ritorno all’autunno tedesco (pp. 85-97)

Written by Guido

gennaio 1, 2014 at 12:03 pm

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