Il blog di Guido Vitiello

Cosa si prepara nelle cucine del ristorante a cinque stelle

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Ogni volta che vedo un grillino in un talk show – l’ultimo è stato Luigi Di Maio a Porta a Porta – mi torna in mente la scena di un vecchio film con Louis de Funès, Le Grand Restaurant. È quella in cui Monsieur Septime, l’occhiuto direttore del ristorante che fa anche da occasionale maître di sala, illustra la ricetta del soufflé di patate a un cliente tedesco; e a seconda di come fa oscillare la testa in qua o in là, delle ombre cinesi gli disegnano sul volto il ciuffo spiovente e i baffi a spazzolino di Hitler. Cos’era Di Maio quella sera, un cameriere affabile e sollecito, preoccupato solo del cittadino cliente che ha sempre ragione, pronto a porgergli un menu assortito che annoverava il fegato alla Almirante, lo spezzatino di Berlinguer e la tradizionale bouillabaisse delle correnti democristiane? O era piuttosto un caporaletto mellifluo, segretamente roso dal risentimento, ansioso di salire i gradi gerarchici della brigata di cucina da sguattero a mastro di sala? La questione di per sé non ha alcun interesse, e se c’è una cosa che non perdonerò mai ai Cinque Stelle e ai turlupinati che li sostengono è l’avermi costretto a occuparmi di loro, ma tant’è.
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luglio 1, 2017 at 6:21 pm

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I pentiti salveranno il cinema italiano

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Dimenticatevi di Franceschini, di Rutelli e della nuova legge sul cinema; e dimenticatevi pure di Rosy Bindi che va a giocare al dottore con Totò Riina nel carcere di Parma: ho una proposta serissima per salvare, in un colpo solo, il cinema italiano e il diritto dei detenuti a un trattamento conforme al senso di umanità. In breve, si tratterebbe di affiancare a ogni squadra di sceneggiatori un pentito di mafia, secondo lo schema sperimentato da Woody Allen in Pallottole su Broadway, quel film dove un sicario mafioso scopriva in sé un grande talento teatrale e stravolgeva, fino a riscriverlo per intero, il copione di un drammaturgo mediocre. Leggi il seguito di questo post »

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luglio 1, 2017 at 6:10 pm

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Elogio del conflicto de interés

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“Libertà è solo un altro modo per dire che non hai più nulla da perdere”, diceva una vecchia canzone di Kris Kristofferson, ed è possibile che sia una grande verità esistenziale; ma quando si tratta di politica e di arte del governo, la prudenza mi suggerisce di preferire all’autorità di un cantante country texano quella di un gesuita spagnolo del Seicento. “Non mescolarsi con chi non ha nulla da perdere”, ammoniva Baltasar Gracián in un aforisma dell’Oráculo manual (1647), e chiosava così: “Sarebbe infatti misurarsi in lotta inuguale. L’avversario si fa avanti baldanzoso, perché ha perduto persino il pudore; ha dato fondo a ogni cosa e non ha più niente da perdere: così si butta a corpo perduto in qualunque assurdità”. I proletari al tempo di Marx ed Engels avevano almeno da perdere le loro catene; ma già Hitler poteva annunciare: “È facile per noi prendere decisioni: non abbiamo nulla da perdere, tutto da guadagnare” – e pochi giorni dopo invadere la Polonia. Leggi il seguito di questo post »

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luglio 1, 2017 at 6:02 pm

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Facce da tramandare ai posteri

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“Come tramandare ai posteri la faccia di F. quando è in divisa da gerarca e scende dall’automobile?”. Libri, giornali, documenti d’ogni sorta non basteranno agli storici futuri per capire quel che ci è accaduto, annotava Leo Longanesi nel giugno del 1938. Anche oggi, ottant’anni dopo, lo spirito del tempo preferisce rintanarsi nei dettagli, ma questi dettagli perlomeno è un po’ più facile immortalarli. Potremo senza fatica tramandare ai posteri la faccia di Paolo Mieli quando, dieci giorni dopo le elezioni del 2013, si ritrovò in uno studio televisivo a cospetto di Emiliano Martino, il “cappellaio matto” dei grillini. Ne conservo in archivio un fotogramma: Mieli si era portato entrambe le mani sul volto a coprirsi la bocca, in segno di disperazione incredula e di sgomento, un gesto dall’antica tradizione iconografica che dall’Adamo di Masaccio cacciato dall’Eden arriva a Roberto Baggio dopo il rigore con il Brasile. Nessuno avrebbe potuto riconoscerlo l’estate scorsa al festival di Spoleto quando, ospitando con ogni onore il meno pittoresco ma non meno surreale Luigi Di Maio, aveva ripreso la sua solita flemma di Buddha sornione. Leggi il seguito di questo post »

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giugno 6, 2017 at 10:34 am

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Corderos e Priapo. Come mi hanno rovinato Gadda

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Gli storici della letteratura delle generazioni a venire dovranno constatare con qualche imbarazzo che venticinque anni di antiberlusconismo e almeno cinque del suo sciatto spin-off, l’antirenzismo, non hanno prodotto se non cattiva prosa, retorica civile di quart’ordine, satira bolsa, parodie fallite. Ma la bruttezza del presente ha valore retroattivo, diceva Kraus; e se è ingiusto che le colpe dei padri ricadano sui figli, ancor più ingiusto è che le colpe dei figli ricadano sui padri. Eppure, dopo aver attraversato per un quarto di secolo una palude di corsivi e corsivetti, goliardie e punzecchiature, mi guardo alle spalle e devo rassegnarmi a un fatto spiacevole: non riesco più a leggere e ad amare Eros e Priapo di Gadda, uno dei grandi modelli – a volte rivendicato, altre volte assorbito dall’ignaro autore per mediazioni via via più imbastardite – della maniera antiberlusconiana prima e antirenziana poi. Leggi il seguito di questo post »

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maggio 31, 2017 at 9:28 pm

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Sfogliando l’album di famiglia dello sfascismo grillino

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Muoia Sansone con tutti i filibustieri, diceva Nino Frassica. E in effetti, chi ha spalancato i mari alle flottiglie corsare, soffiando nelle loro vele fino a che hanno abbordato i vascelli del Parlamento, chi ha offerto il suo aiuto mercenario alle più spericolate incursioni di pirateria giudiziaria al punto da ritrovarsi con lo Stato di diritto impiccato sul pennone della nave, dovrebbe quanto meno riconoscere la parte avuta nell’impresa. Niente da fare, invece: fanno di tutto per cavarti di bocca la vecchia battuta di Guerrazzi su Giuseppe Giusti, che “con braccia di Sansone scosse il luttuoso edifizio della odierna società, e poi ebbe paura dei calcinacci che cascavano”. Leggi il seguito di questo post »

Written by Guido

maggio 31, 2017 at 9:05 pm

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V-Day. Rettiliani di lotta e di governo

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La grande anima di Diderot mi perdonerà se ripristino, per un giorno, l’usanza barbara delle vocazioni forzate; ma ho deciso di imporre i voti dell’Ordine dei frati weimariani a Federico Gnech – polemista arguto e un po’ malmostoso che scrive sulla rivista Gli Stati Generali – per via di un suo intervento del 10 maggio, La svastica sul web. Il titolo echeggia il romanzo ucronico di Philip K. Dick in cui nazisti e giapponesi vincono la guerra, La svastica sul sole. Ma farei un torto a frate Gnech a voler comprimere in poche frasi le sue tesi sul nuovo fascismo della Rete; mi limito a far mia la sua premessa maggiore: in tempi estremi, capita che l’immaginazione degli scrittori di fantascienza serva meglio della ragionevolezza degli analisti politici. Leggi il seguito di questo post »

Written by Guido

maggio 31, 2017 at 8:59 pm

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