Guido Vitiello

Elogio del rinvio

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Spuntano ogni giorno nuovi devoti di sant’Espedito, il patrono delle cause urgenti, che nella mano destra impugna una croce con l’insegna hodie, oggi, mentre col piede schiaccia un corvo che da un piccolo cartiglio gracida cras, domani. Magari non ne baciano ostentatamente il santino come l’ex ministro del manganello e dell’aspersorio, o dell’aspersorio fatto roteare come un manganello, ma hanno comunque radunato il loro culto discreto. Il rinvio, l’indugio deliberato, il prender tempo non godono di buona reputazione, e pochi si arrischiano a rivendicarli in quanto tali, senza altri pretesti. Sembra più cavalleresco correre subito al torneo, lancia in resta, sapendo che prima o poi il redde rationem arriverà, e che il poi potrebbe trovarci più impreparati del prima. Leggi il seguito di questo post »

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settembre 12, 2019 at 11:09 am

Meditazioni zen all’ombra del Grande Giacinto

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“Qualcuno chiese: ‘Quando ci si trova di fronte al disastro, come evitarlo?’. Joshu disse: ‘Eccolo!’”. Se nel mezzo di questo ciclone politico mi aggrappo alla raccolta dei detti del monaco cinese Joshu, il più pazzotico, paradossale e intrattabile dei maestri zen, non è certo per trovare quiete nell’occhio impassibile del vortice – il massimo a cui posso ambire è un’ilarità isterica da festino in tempo di peste – ma perché quando salta ogni criterio razionale, quando le certezze più solide si dissolvono nell’aria, quando anche solo le parole “logica” e “coerenza” ci si disfano in bocca come funghi ammuffiti, ecco che si schiude un terreno propizio per l’illuminazione. Leggi il seguito di questo post »

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settembre 12, 2019 at 11:04 am

Trillanti pogrom di risate

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Quando i politici di professione furono soppiantati dai comici di professione, alcuni esemplari della specie sconfitta s’improvvisarono comici dilettanti per restare in scena o in Parlamento; altri, meno inclini al mimetismo, vissero il salto evoluzionistico come un oltraggio. “La politica è una cosa seria!”, li si sentiva sbottare. Meglio avrebbero fatto a capovolgere i termini del discorso e a riconoscere, semmai, che l’umorismo è una cosa politica. Sono sempre più persuaso che un’etologia della nuova specie dominante debba partire da questa constatazione, e lascio al lettore due rapide imbeccate. Anzi, due beccate. Leggi il seguito di questo post »

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luglio 31, 2019 at 11:31 am

L’algoritmo di Ciccio. Tattiche di guerra civile fredda

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Mamma, Ciccio mi tocca. Toccami, Ciccio, che mamma non vede. Si assuma “Ciccio” come variabile che può designare, secondo i casi, il gip di Agrigento, un pubblico ministero, la nave di una ong, l’Anpi, il Salone del libro di Torino, i comunisti in Rai, la psicopolizia del politicamente corretto, la Germania, il deep state, Saviano, la lobby gay, la lobby di Lotta Continua, la lobby dei gay di Lotta Continua (magari esiste, chissà), e si sarà risaliti al grande algoritmo che regola la tattica retorico-politica dei salviniani. La motovedetta dei finanzieri mandata a infilarsi come una zeppa tra la fiancata della nave e il muro del molo rivela, prima e più che un ordine irresponsabile impartito dal ministro, un ordine del discorso, per usare la formula di Foucault, uno schema che definisce il campo della discussione e assegna le rispettive posizioni dei partecipanti. Al largo di Lampedusa abbiamo potuto ammirare la perfetta allegoria navale di un meccanismo che i volenterosi esecutori del salvinismo azionano a ciclo continuo, giorno e notte. Leggi il seguito di questo post »

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luglio 20, 2019 at 12:59 pm

Il M5S come setta suicida

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Forse sta per scoccare l’ora tanto agognata in cui il Movimento Cinque Stelle, dispiegato per intero il suo giro sinuoso come un mitologico serpentone, si riannoda allo spirito delle origini e si manda affanculo da solo. Già, ma come? Un grandioso V-Day suicida? Paolo Mieli, sul Corriere della Sera di ieri, ha richiamato alla memoria il precedente di un’altra setta millenarista, il People’s Temple del reverendo Jones, e il suicidio dei suoi novecentonove adepti nella giungla della Guyana alla fine degli anni Settanta. “Potrebbe accadere che, nel nome di un recupero dello ‘spirito delle origini’, siano proprio i parlamentari Cinque Stelle a provocare un suicidio di massa come quello di Jonestown”, ha scritto Mieli. L’accostamento è meno bizzarro di quanto sembri. Il People’s Temple fu un esperimento politico tanto quanto religioso, una sorta di monastero-falansterio, e quello strano marxista di Jim Jones, in una tragica assemblea di cui è rimasta traccia registrata, aveva annunciato l’autoimmolazione della setta come atto rivoluzionario, “un suicidio di massa per la gloria del socialismo”. Tutto sommato, anche per la gloria del populismo ci si può far fuori. Leggi il seguito di questo post »

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luglio 7, 2019 at 6:22 pm

Il mondo degli accusati

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Quando in Italia si instaurò la Repubblica giudiziaria, la letteratura ammutolì. Qualche editore maramaldo pensò bene di blandire i sanculotti con i classici: brani dall’Apologia di Socrate e dal Critone furono stampati con il titolo Mani pulite e distribuiti, come in una sorvolata dannunziana, sui banchi del parlamento degli inquisiti. Qualcun altro, all’apparenza più coraggioso, ristampò un romanzo del 1961, L’inquisito di Giorgio Saviane, ma con quali cautele ecclesiastiche! C’era l’introduzione pastorale di un procuratore, e una nota in sanbenito dell’autore, ansioso di precisare che i moderni inquisiti non meritavano l’“aureola del perseguitato” del suo protagonista. Il Corriere della Sera chiese a otto poeti di cimentarsi con l’attualità: c’erano Luzi, Raboni, Giudici, Volponi, Zanzotto, Spaziani, Zeichen, e soprattutto c’era Dacia Maraini, che accusava i politici corrotti di non saper distinguere “tra un cuore spezzato di lattuga e il piedino di un neonato”. Nessuno le inviò un avviso di garanzia per corruzione della lingua poetica. Leggi il seguito di questo post »

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giugno 30, 2019 at 12:44 pm

Le Nozze dell’Emergenza e dell’Esasperazione

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Se fossi un allegorista barocco, direi che la dea Giustizia è ostaggio delle due furie dell’Emergenza e dell’Esasperazione, madre e figlia, dalla cui congiunzione incestuosa si genera lo spirito di Sobillazione. Ma sono in ritardo di almeno tre secoli per questo genere di cose, e mi tocca imboccare la prosa di servizio. La logica dell’emergenza la conosciamo bene, da decenni di disavventure politiche e giudiziarie: è quella per cui lo Stato, o un suo apparato, reclama poteri eccezionali per fronteggiare un fenomeno fuori controllo – mafia, corruzione, terrorismo – sacrificando una quota di diritti individuali. Erede populista della logica dell’emergenza è la logica (o la retorica) dell’esasperazione: una situazione scappata di mano – criminalità, immigrazione, degrado delle periferie, più spesso le tre cose insieme – legittima il cittadino onesto a prendere la legge nelle proprie mani, dal basso, con la benedizione dello Stato. Qui i termini sono invertiti: anziché affermare il suo primato, l’autorità pubblica acconsente a cedere la sovranità punitiva al popolo. L’alleanza di Emergenza ed Esasperazione ha oggi un nome, Contratto di Governo, ed è effigiata sullo stemma dei nuovi regnanti sotto forma di due colori araldici, il giallo e il verde. In concordia discorde, conficcano i loro chiodi nella malandata culla del diritto, per farne una bara. Leggi il seguito di questo post »

Written by Guido

giugno 23, 2019 at 12:23 pm