Il blog di Guido Vitiello

I topi del Campidoglio

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Jerry

Tu vorresti camminare ordinatamente nella prosa del mondo, con i tuoi bravi paraocchi da ronzino piccoloborghese, senza scantonate letterarie e impennate poetiche, ma questi ti disseminano il percorso di metafore in cui è impossibile non inciampare. La promiscuità quotidiana con i topi a cui si è costretti zigzagando tra i cumuli di spazzatura delle strade di Roma, per esempio, è una sollecitazione ostinata e inaggirabile. Aspetto solo di ritrovarmi un sorcio morto sul pianerottolo, come il dottor Rieux nella Peste di Camus, per arrendermi all’evidenza, e accettare che la musa della storia sta cercando disperatamente di recapitarmi il suo messaggio. In questa diagnostica letteraria variano solo i colori: la Peste bruna dei diari di Klaus Mann – il padre Thomas aveva scelto di volta in volta il colera, la tubercolosi, la sifilide per allegorizzare la decomposizione della civiltà europea – o la Peste bianca di Karel Čapek, romanzo scritto alla vigilia dell’occupazione nazista della Cecoslovacchia. Il repertorio epidemiologico è ricorrente, e quando Macron tira l’allarme sanitario contro la “lebbra populista” che dilaga in Europa forse non immagina quanto è lungo il corteo dei suoi predecessori. L’Italia potrebbe rivelarsi una volta ancora, come negli anni venti, il focolaio di un’infezione destinata a decimare il continente; ma le metafore hanno sempre una doppia vita, come agenti segreti o bigami in incognito, e l’altra faccia del liberale preoccupato che indica ovunque i sintomi del morbo è il malato contagioso che si crede perfettamente sano (tra l’uno e l’altro sta il sottile politologo terzista pronto a dimostrarti che la peste populista, non essendo né sostanza né accidente, propriamente non esiste: ma sappiamo da Manzoni quale fine lo attende). Leggi il seguito di questo post »

Written by Guido

ottobre 22, 2018 at 11:05 am

Partire per esterofilia, restare per nanarofilia

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Giovedì, quarta notte di Valpurga – della terza, più fonda, si preoccupò Karl Kraus nel 1933 – ho visto Luigi Di Maio affacciarsi dal balcone di Palazzo Chigi, il volto illuminato dal basso come Boris Karloff in un B-movie dell’orrore, e ho capito che c’è una buona ragione per restare malgrado tutto in Italia. Ma come, direte voi, non è una di quelle occasioni in cui annunciare sdegnosamente piani di emigrazione in Francia, come si usava fare nel ventennio berlusconiano, salvo rimandare di quinquennio in quinquennio la partenza? E invece, guarda l’ironia, proprio nella mia ultima razzìa per librerie parigine ho trovato di che convincermi a non fare le valigie. È colpa di un piccolo libro per amanti del cinema scritto da Antonio Dominguez Leiva e Simon Laperrière, Éloge de la nanarophilie. Ecco, ora so che dovrò restare in Italia per “nanarofilia”. Ma da dove spunta questo strano neologismo? Leggi il seguito di questo post »

Written by Guido

ottobre 22, 2018 at 10:48 am

I calchi liberali di Pompei

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Per un teenager liberale, era come essere a Woodstock. Non avevo neppure vent’anni, e nel salone del Collegio Nazareno, a Roma, erano accorsi almeno in cento – e fidatevi, già sopra i dodici per i liberali è una Woodstock – ad ascoltare una conferenza di Antonio Martino. C’erano anche delle donne, giovani per giunta, cosa insolita per quei ritrovi liberoscambisti frequentati da maschi misantropi e larvatamente misogini. Doveva essere il 1995 – la nostra Summer of Love ritardataria, il nostro Be-In senza corone di fiori. Ricordo il fremito galvanico che percorse la folla assiepata nell’aula magna quando Martino – ed era come ascoltare Timothy Leary che arringava gli hippies di San Francisco al grido di turn on, tune in, drop out – proclamò che il liberale deve saper essere conservatore per difendere libertà già acquisite, radicale per conquistarne di nuove, reazionario per recuperare le smarrite, rivoluzionario se non ci sono alternative. Davanti ai nostri occhi si disegnava la sagoma ideale di questo Proteo moderno, un eroe politicamente metamorfico che doveva, seguendo le movenze capricciose della storia, assaltare la Bastiglia o gridare Vive le Roi!, addestrarsi col fucile nella Sierra Maestra con tanto di barba o spalleggiare la guardia batistiana – sempre cangiante, sempre irriconoscibile, con la sola stella fissa della libertà. Leggi il seguito di questo post »

Written by Guido

settembre 30, 2018 at 2:11 pm

Come il nostro senno finì sulla Luna

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Il paladino Astolfo volò fino alla Luna in groppa all’ippogrifo per recuperare il senno di Orlando, racchiuso in una grossa ampolla. Ma quando a trasmigrare su quell’astro gelido è il senno di un’intera nazione, non c’è missione spaziale a cui affidare le nostre residue speranze di rinsavimento. Nelle ore in cui bande di lunatici brigano per mettere sul trono della televisione pubblica un altro lunatico, un tale che spargeva balordaggini sulle cene demoniache di Hillary Clinton in casa di un’artista nota per dipingere con una vernice fatta di sangue di maiale, sperma, urina e latte di donna, torno a chiedermi come e quando è successo che i due grandi serbatoi della paranoia – il complottismo politico e l’occultismo sataneggiante – diventassero vasi comunicanti. Leggi il seguito di questo post »

Written by Guido

settembre 23, 2018 at 12:44 pm

Il pubblico ha sempre ragione?

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Quale ruolo deve avere lo Stato in ambito culturale? Come si può incentivare la produzione e il consumo dell’arte? In quale modo è possibile favorire la buona gestione di un museo? Che importanza hanno le preferenze degli spettatori? In definitiva, quali obiettivi dovrebbero avere e quali forme dovrebbero assumere le “politiche culturali”?
Dal settore educativo alla gestione del patrimonio, l’impostazione seguita nel nostro Paese è ancora oggi “statocentrica”. Si tratta, però, di un sistema che è all’origine di numerosi problemi e che andrebbe ripensato, per restituire spazio allo spirito d’iniziativa e alla creatività dei singoli, capaci – oltre che di fare scelte consapevoli come consumatori – di fornire un’offerta culturale ampia e plurale.Tutti i capitoli del libro (scritti da Mattia Agnetti, Vitalba Azzollini, Franco Broccardi e Irene Sanesi, Stefano Cozzolino, Elio De Capitani, Andrea Estero, Francesco Giubilei, Carlo Lottieri, Giacomo Manzoli, Diego Menegon, Angelo Miglietta, Toti S. Musumeci, Luca Nannipieri, Marco Romano, Alberto Saravalle e Massimiliano Trovato) cercano di fare una fotografia del presente e di indicare una nuova direzione da seguire, per rendere il settore culturale più flessibile, vivace ed economicamente sostenibile, e per offrire sia agli individui sia alle organizzazioni più libertà, ma anche più responsabilità.
Come scrive Guido Vitiello nella sua prefazione, questo libro ha il pregio di “metterci allo specchio”, contrapponendosi inoltre all’idea secondo cui, di norma, le politiche culturali riguardino solo la scelta delle strade da far prendere al denaro pubblico.
Filippo Cavazzoni è direttore editoriale dell’Istituto Bruno Leoni. Per l’IBL segue inoltre i temi delle politiche per la cultura e lo spettacolo.

Il pubblico ha sempre ragione? Presente e futuro delle politiche culturali, a cura di Filippo Cavazzoni. prefazione di Guido Vitiello, IBL Libri, 230 pagine

Written by Guido

settembre 22, 2018 at 12:54 pm

Pubblicato su I miei libri

Il nuovo mattino dei maghi (e una notte insonne)

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Non m’intendo di numerologia e non intendo intendermene in futuro, ma è bastato un giro di giostra tra pitagorici, cabalisti e angelologi su internet per apprendere che tutti assegnano un significato divinatorio ai numeri tripli, specie se li vediamo comparire sul quadrante di un orologio. Perché diamine ho fatto questo giro balordo, direte voi. L’ho fatto perché l’altra notte, quando la sveglia sul comodino segnava le 2:22, è apparsa su Twitter l’angosciante visione di un commentatore politico: “È come se tutti i maghi di tutte le televisioni locali di tutte le notti insonni della mia vita fossero diventati improvvisamente il governo di questo paese”. Alle 3:33 ero ancora lì a rimuginarci, persa ogni velleità di dormire. Alle 4:44 avevo tirato giù dagli scaffali tutti i libri utili a decifrare l’arcano. Alle 5:55, mannaggia alle mie mani bucate, ne avevo già comprato un altro su Kindle. E meno male che non esistono le 6:66, o l’intero condominio sarebbe stato svegliato di soprassalto da un tizio in pigiama che annunciava dal balcone l’imminente venuta dell’Anticristo. Leggi il seguito di questo post »

Written by Guido

settembre 16, 2018 at 12:53 pm

Romanizzare i barbari? Ne parlarono nel 1923. Non finì bene

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Nota a margine ritardataria alla querelle tra liberali sulla romanizzazione dei barbari (mozione Orsina) o sulla loro cacciata – con ipotesi, in caso contrario, di autoesilio in Papuasia (mozione Panebianco). Il lettore decida se il mio ritardo si debba misurare in giorni o in decenni, già che ho voluto ripescare un articolo del 26 maggio 1923 che la Stampa pubblicò con il titolo “Come collaborare (Intervista con un liberale piemontese)”. Più che un’intervista era un dialogo tra giolittiani, e la mia fonte suppone che i due anonimi interlocutori fossero Alfredo Frassati, direttore del quotidiano torinese (ancora per poco: lo stavano per raggiungere le premurose attenzioni degli squadristi), e lo stesso Giolitti. Chi ha flemma necessaria per perder tempo con cose di novantacinque anni fa, avrà anche buone riserve d’indolenza per non correre alle conclusioni che rendono inconcludente ogni dibattito: il problema qui non è lo spauracchio del fascismo che torna, il problema è cosa debbano fare i liberali davanti a una valanga che di liberale non ha nulla, e di illiberale tutto. Leggi il seguito di questo post »

Written by Guido

settembre 8, 2018 at 4:25 pm