Guido Vitiello

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Il romantico e talvolta il letterato puro, come si sa, preferiscono il piccolo al grande. Ai nostri giorni un’insopportabile lotta tra le dimensioni di grande e piccolo si consuma senza che si possa né immaginare né prevedere una coesistenza pacifica. La retorica del piccolo è bello è invasiva più di quella che, al contrario, pubblicizza la grande distribuzione. Ci sono, per esempio, molti letterati puri che ogni volta che possono attaccano le grandi librerie, giudicate alla stregua di supermarket. In questo clima di svendita collettiva, a combattere la battaglia contro l’omologazione culturale e la dittatura dei grandi numeri resterebbero le piccole librerie, portatrici (quelle sì) di un sano rapporto tra produttore e consumatore. Siccome sono portato da letterato a credere nella retorica, casco sempre anch’io nella trappola e aspetto ogni settimana con ansia che il domenicale del “Sole 24 ore” o l’inserto letterario di “Repubblica” riportino i consigli di lettura dei piccoli librai. Ebbene almeno sette volte su dieci, quei librai, ancorché piccoli e belli, consigliano libri grandi e già abbondantemente venduti nelle librerie supermarket. Le altre tre volte pubblicizzano dei libri piccoli ma che a me non sono piaciuti. Sta di fatto che mentre io mi rovino la giornata appresso ai letterati puri e sulla questione “piccolo contro grande”, molti ministeriali miei colleghi, di quelli che leggono pochi libri all’anno, mi dicono che hanno passato un bel sabato mattina in una grande libreria, in mezzo a tanti bei libri e tanti dischi. Qualche volta ne hanno pure acquistato un paio, perché, così dicono, potevano sceglierlo in tutta pace. Magari sette volte su dieci la loro scelta non mi piace, ma questo, come dicevo, è un altro discorso.

Antonio Pascale, Scienza e sentimento (Einaudi)

Written by Guido

marzo 4, 2011 a 7:54 PM

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