Guido Vitiello

Ancora sulla rosa (ma non nel pugno)

leave a comment »

Non ho il pollice verde. La cosa più simile a una pianta che si possa trovare in casa mia è il piccolo (ma pressoché immortale) fusto di bambù dell’Ikea, che credo sia composto per il 2 per cento di materia vegetale e per il restante 98 per cento di acrilico verdognolo, o di pongo.

Dimenticavo: ho avuto per qualche settimana anche un bonsai (era il mio albero di Natale)… ma la mia compagna di allora, così esperta con le forbici che riusciva a tagliarmi i capelli in modo decente, pensò bene di applicare le stesse arti al mio alberello, riducendolo in poche mosse a una sorta di parruccone crespo e omogeneo – una cosa a metà strada tra Sai Baba, Monciccì e la star della disco anni Settanta Boney M. A nulla è valsa la distinzione scolastica tra “potatura” e “acconciatura” che tentavo di opporle: ormai Figaro si era messo all’opera, e addio bonsai.

Detto questo, come molti amanti della lettura che conoscono il mondo per lo più per il tramite dei libri, mi incantano i nomi delle piante che non ho mai visto. Del resto, diceva Bernardo Morliacense nel De Contemptu Mundi (non l’ho letto, ma l’importante è che lo abbia letto Umberto Eco), stat rosa pristina nomine, nomina nuda tenemus: della rosa non ci resta che il nome, e allora tanto vale usare i musicalissimi nomi degli alberi e dei fiori che non conosciamo. “I poeti laureati”, ammoniva Eugenio Montale con un occhio malevolo a D’Annunzio, “si muovono soltanto fra le piante dai nomi poco usati: bossi ligustri o acanti”… E allora? Buon per loro, e per noi! Anche perché, fatta questa premessa, il poeta ligure sfoderava per decine di pagine un campionario botanico per me altrettanto astruso. Cosa sono gli stocchi d’erbaspada? E il croco, chi l’ha mai visto? E i pruni, i pinastri, i tamarischi, i vepri?

Tutto questo per dire che d’accordo, non capisco nulla di piante, ma quantomeno voglio che le si chiami con i loro bei nomi poetici e musicali. Sennonché stamattina, in uno dei miei controlli compulsivi alla cassetta della posta, ho trovato la “Lettera Aperta” pre-elettorale di un amministratore locale sulla condizione del mio quartiere, San Lorenzo. Tra i meriti dell’amministrazione di centrosinistra che la lettera rivendica c’è l’aver “ristrutturato l’impianto vegetazionale” di Villa Mercede. Ristrutturato l’impianto vegetazionale?!? Ora, siamo d’accordo che i poeti in politica non promettono mai bene (il sovietologo Robert Conquest suggerì una volta di comporre un’antologia con le poesie di Stalin, Castro, Mao e Ho Chi Minh, con illustrazioni di Adolf Hitler).

Ma l’impianto vegetazionale proprio no. Perfino il mio fiero virgulto di bambù, sentendosi chiamare così, si è reclinato a salice – e ha pianto.

Written by am

aprile 6, 2006 a 6:52 PM

Pubblicato su guviblog

Lascia un commento