Guido Vitiello

Guvi Book Award 2007

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Anche questo gennaio, come d’abitudine, eccovi le mie classifiche dei libri letti nell’anno appena finito. Triste annata, questo 2007, con ben poche letture fatte per puro piacere.

Dunque perdonate la vistosa preponderanza di libri che ruotano intorno ad Auschwitz e al romanzo poliziesco, i miei due assilli dell’anno trascorso. Propositi per il 2008: leggere meno, leggere meglio, tornare ai classici. E voi? Attendo le vostre classifiche!

Top Five – Narrativa
1. Michel Butor, L’Emploi du Temps
(Il miglior libro di uno scrittore quasi dimenticato, in via di riscoperta)
2. Jonathan Littell, Le Benevole
(Forse non è il capolavoro che si dice, ma tanto di cappello)
3. Cameron McCabe, The Face on the Cutting-Room Floor
(Vi immaginate James Joyce che scrive un giallo hard-boiled? Eccolo…)
4. Aharon Appelfeld, Badenheim 1939
(…e vi immaginate un libro di quasi-fantascienza sulla deportazione? Eccolo!)
5. Leonardo Sciascia, Candido ovvero Un sogno fatto in Sicilia
(Così, grosso modo, mi piacerebbe scrivere – se solo fossi in grado)

Top Five – Saggistica
1. René Girard, Shakespeare. Il teatro dell’invidia
(Arbitrario e straordinario come sempre. Ora mi dedico al libro su Clausewitz…)
2. Gary Weissman, Fantasies of Witnessing. Postwar Efforts to Experience the Holocaust
(Dopo anni, il primo libro davvero originale sulla memoria di Auschwitz)
3. Walter Burkert, Homo necans. Antropologia del sacrificio cruento nella Grecia antica
(Un po’ di sana Ellade barbarica, in un libro titanico e smisurato come quelli di Girard)
4. Ernesto De Martino, Sud e magia
(Che dire? A volte mi chiedo perché non leggo solo classici…)
5. Jacobo Machover, La face cachée du Che
(L’unico buon libro su Che Guevara, o quasi, uscito per il quarantennale)

La lista nera, o Bottom Five, in ordine sparso
1.
Peter Handke, L’ambulante
(Romanzo metaletterario cervellotico e pretenzioso su un genere – il giallo – che l’autore evidentemente ignora. Una noia mortale)
2. Imre Kertész, Roman policier
(Pare sia uscito adesso in italiano. Brutto, brutto, brutto. E soprattutto, non è un romanzo poliziesco)
3. Hans Magnus Enzensberger, Il perdente radicale
(Se ci si libera dalla soggezione della grande firma, ci si accorge che il re è nudo: un pamphlet infarcito di trivialità, rozzi schematismi e cose arcinote da decenni)
4. Giulietto Chiesa, Zero. Perchè la versione ufficiale sull’11/9 è un falso
(Un affronto di trecento pagine alla decenza giornalistica e al buon uso della ragione)
5. Kriss Ravetto, The Unmaking of Fascist Aesthetics
(Incredibile come anche l’argomento più interessante – nella fattispecie, l’erotizzazione del fascismo e del nazismo nel cinema – possa diventare insulso in mani postmoderniste, tra Lacan, i gender studies e il decostruzionismo…)

Written by Guido

gennaio 5, 2008 a 9:34 pm

Pubblicato su guviblog

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