Il blog di Guido Vitiello

Molti i letti, pochi gli eletti: i libri del mio 2008

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Eccovi, in ritardo più sconcio del consueto, la classifica dei libri memorabili letti nel 2008. Che annata miserella. O meglio: per l’ennesima volta, mi accorgo che la proporzione tra le letture fatte e le letture che davvero meritava fare è, a dir poco, avvilente. E come ogni anno, mi ripropongo di tornare ai classici. Tra i libri in cui mi sono imbattuto, ad ogni modo, vi elenco in ordine sparso quelli che non rimpiango di aver conosciuto.

1. Sergio Solmi, Meditazioni sullo Scorpione
(Folgorante, specie per quelli nati sotto il mio segno: uno di quei libri che riscattano un’annata intera, e che fanno venir voglia di riprendere in mano la penna e scrivere qualcosa del genere, almeno quanto la frustrano per palese irraggiungibilità del modello)

2. René Girard, Achever Clausewitz
(Tra i libri “maggiori” di Girard è forse il meno convincente; ma è anche, probabilmente, l’ultimo che scriverà. E l’addio di un gigante è pur sempre un grande addio)

3. George Steiner, My Unwritten Books
(A Steiner dovrei intentare causa, perché oltre ai soldi che spendo per i suoi libri, gli andrebbero messi sul conto quelli per i libri che mi spinge a comprare – e sono decine e decine. Questo non fa eccezione)

4. Yannick Haenel, A mon seul desir
(Con Haenel ho cercato di recuperare un po’ della folgorazione avuta a Cluny, davanti al ciclo di arazzi della Dame à la Lycorne. Ma il suo libro, per me, ha brillato quasi solo di quella luce riflessa. E rossastra)

5. Edoardo Camurri, L’Italia dei miei stivali
(Wilcock redivivus. D’accordo, con Camurri potrei esser tacciato di partigianeria, ma il libro sprizza luce e spirito da ogni pagina. Non si sa se sia sbarcato dal Settecento di Voltaire e Swift o direttamente da Sirio)

6. Stefan Zweig, Mendel dei libri
(Un libro piccolo, che tuttavia mi ha fatto fischiare le orecchie decine di volte… Ma come faceva, Zweig, a conoscere di persona tutti noi bibliomani?)

7. Jonathan Littell, Le sec et l’humide
(Il libro “preparatorio” delle Benevole, o meglio ancora un libro parallelo. La rilettura delle memorie di Léon Degrelle getta luci inaspettate su molte altre cose, che con il nazismo hanno poco a che fare. O molto)

8. René Nelli, Journal spirituel d’un cathare d’aujourd’hui
(L’opera più intima e inaccessibile di un grande erudito e filologo neocataro. Le pagine sulla poesia sono di una profondità rara, quelle sulla profezia di un’altrettanto rara ciarlataneria)

9. C.S. Lewis, Reflections on the Psalms
(Perché non passo la vita a leggere Lewis? Anche queste riflessioni sui Salmi presentano, nelle vesti garbate e dimesse di un libro “da profani”, un numero impressionante di intuizioni semplici e originali)

10. Mario Praz, Mnemosine
(Uno di quei libri di Praz che ricordano la sua casa di via Zanardelli. In breve, una camera delle meraviglie, in cui fatalmente ci si smarrisce. Grave il rischio di uscirne abbacinati e rintronati)

11. Jean Clair, Processo al surrealismo
(Tra i libri di Clair, il più forzato e pretestuoso… ma che ci volete fare? Sembra di leggere il primo Zolla, quello di Volgarità e dolore o di Eclissi dell’intellettuale. Clair mi consola del maestro perduto)

12. Al Alvarez, Il dio selvaggio
(Se dovete leggere un libro sul suicidio, e sul suicidio come fonte della creatività letteraria, leggete questo e buttate tutti gli altri. Dopo averlo finito, Sylvia Plath non sarà più la stessa)

13. Philip Roth, L’animale morente
(Il mio primo Roth “congeniale”, dopo tanti tentativi, approcci e schermaglie amorose non andate a buon fine con il creatore di Zuckerman. Ansioso di vedere il film, quando uscirà)

Written by Guido

gennaio 15, 2009 a 4:28 pm

Pubblicato su guviblog

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