Il blog di Guido Vitiello

Trolls Inc.

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2392237019_01cecd96f8«Ecco io manderò da domani le cavallette sul tuo territorio. Esse copriranno il paese, così da non potersi più vedere il suolo: divoreranno ciò che è rimasto, che vi è stato lasciato dalla grandine, e divoreranno ogni albero che germoglia nella vostra campagna». È l’annuncio dell’ottava piaga d’Egitto, dal libro dell’Esodo, ma la si può anche leggere come profezia di una sciagura a noi più prossima: l’invasione dei troll, i commentatori molesti, pedanti, aggressivi, frustrati, paranoici. Arrivano in sciami a devastare qualunque discussione online fino a farne terra morta, come l’Egitto dopo il castigo divino. Ad avvalorare la profezia, menzionerei la parentela entomologica tra cavallette e grillini. Ma la mitologia del vicino è sempre più verde, e alla Bibbia abbiamo preferito il folklore norreno. Non che la scelta sia scorretta. John Lindow, studioso di mitologia scandinava dell’università di Berkeley, nelle pagine finali di Trolls: An Unnatural History (Reaktion Books), mette la metafora alla prova. Proprio come i loro eredi acquattati nell’anonimato elettronico, i troll sbucano dall’ombra, sono spiccatamente antisociali, minacciano chiunque entri in contatto con loro. Che si scelga l’Edda o la Bibbia, è chiaro che il troll moderno è l’ultima manifestazione di una figura perenne. Io stesso ho visto troll all’opera ben prima di internet: erano i filocastristi che arrivavano ovunque si parlasse di Cuba, a mandare in vacca la discussione; erano i gruppuscoli negazionisti che sabotavano i dibattiti sulla Shoah con provocazioni imbecilli («E allora le foibe?»). A volte ho sospettato che si muovessero in pullman organizzati, e un romanziere alla Pynchon potrebbe divertirsi a immaginare l’esistenza di una Trolls Inc., un’alleanza segreta per la distruzione della civiltà. Congettura non lontana dal vero: governi e aziende ingaggiano i troll per danneggiare i propri nemici, e i siti di news non sanno che inventarsi per arginarli. A dar retta alle fonti antiche, l’unica via è farli fuori. La mitologia norrena insegna molti modi per uccidere un troll, e anche il Padreterno, per metter fine alla piaga, non trovò di meglio che abbattere le cavallette nel Mar Rosso. Tutto fa supporre che abbia fatto lo stesso con i commentatori molesti dell’epoca, per elementari ragioni di Provvidenza. Mosè di lì a poco avrebbe dovuto annunciare solennemente il Decalogo, e non poteva permettersi che, tra un comandamento e l’altro, qualcuno continuasse a ripetere: «E allora le foibe?». Articolo uscito su IL di dicembre 2014

Written by Guido

marzo 25, 2015 a 12:37 pm

Pubblicato su IL, Libri

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