Il blog di Guido Vitiello

Come il nostro senno finì sulla Luna

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ippogrifo

Il paladino Astolfo volò fino alla Luna in groppa all’ippogrifo per recuperare il senno di Orlando, racchiuso in una grossa ampolla. Ma quando a trasmigrare su quell’astro gelido è il senno di un’intera nazione, non c’è missione spaziale a cui affidare le nostre residue speranze di rinsavimento. Nelle ore in cui bande di lunatici brigano per mettere sul trono della televisione pubblica un altro lunatico, un tale che spargeva balordaggini sulle cene demoniache di Hillary Clinton in casa di un’artista nota per dipingere con una vernice fatta di sangue di maiale, sperma, urina e latte di donna, torno a chiedermi come e quando è successo che i due grandi serbatoi della paranoia – il complottismo politico e l’occultismo sataneggiante – diventassero vasi comunicanti.

Negli anni, a tempo perso, avevo tentato di individuare qualche primo tubicino, qualche primo condotto: un libro sul caso Moro pubblicato nel 2003 da Einaudi – lo stesso editore che un tempo aveva in catalogo la Distruzione della ragione di Lukács o il pamphlet di Adorno contro l’ideologia delle rubriche astrologiche – dove, con la massima serietà, si proponeva di leggere Gradoli, la soffiata venuta dagli spiriti a Romano Prodi e agli altri commensali del professor Clò, come Grado LI, ossia il grado cinquantunesimo dell’iniziazione di non so quale setta rosicruciana. Ma avevo trovato anche di peggio delle Brigate Rosa-Croce: un altro libricino, scritto stavolta da un giornalista di destra e pubblicato da un editore minore, dove la stella a cinque punte inscritta in un cerchio era identificata al pentacolo satanico (da qui in poi, le BR diventavano semplicemente: i Pentacolari) e dove si potevano leggere frasi da far cascare la mandibola: “Osiride, al pari dei brigatisti, processava ed era spietato”. Mi sembrava di aver captato le prime avvisaglie di un fenomeno nuovo. Ero un illuso. E oggi so che avrei dovuto frugare proprio fra i tesori del regno decaduto il cui trono resta, per il momento, vacante: la Rai.

Italia lunare. Gli anni Sessanta e l’occulto, un saggio di Fabio Camilletti pubblicato nel nostro fatale marzo 2018 dall’editore Peter Lang di Oxford, si apre su una coincidenza curiosa. Il 13 giugno del 1971 la Rai manda in onda l’ultima puntata del popolarissimo sceneggiato gotico-esoterico Il Segno del Comando. È giorno di elezioni amministrative in alcune grandi città, tra cui la Roma notturna e spettrale in cui è ambientato lo sceneggiato, e molti scrutatori si portano l’apparecchio televisivo al seggio pur di non perdersi il gran finale. È anche il giorno in cui l’Espresso pubblica la famigerata lettera aperta di giornalisti e intellettuali sulla morte di Pinelli. I quindici milioni di spettatori del Segno del Comando cercavano, in quella fastosa adunata di negromanti, alchimisti, amuleti magici, ritratti perturbanti e spiriti reincarnati, una via di fuga da un’atmosfera politica che si andava facendo, letteralmente, plumbea? Può darsi. Ma al termine di una lunga cavalcata erudita in sella al suo ippogrifo tra i luoghi ameni e terrifici del fantastico italiano dal boom economico al diverso boom di Piazza Fontana, Camilletti ci dimostra oltre ogni ragionevole dubbio che già allora nel prisma dell’occulto letterario e cinematografico si riverberavano fantasmi politici, e che anche per effetto di un lento e impercettibile travaso di registri, compiuto sul lato in ombra dell’Italia lunare, una certa visione della nostra storia e dei suoi misteri è ormai intrinsecamente gotica, senza bisogno di riferimenti espliciti ai romanzi di fantasmi o di vampiri: “Palazzi del potere deserti, segreti inconfessabili, morti misteriose, ‘Grandi Vecchi’ che controllano ogni cosa, città corrusche e notturne, complotti e sette segrete, banditi e figure di innocenza perseguitata sono tutti tópoi del gotico che non abbisognano dei castelli diroccati della tradizione per dispiegare il loro potenziale simbolico”. Così leggiamo nelle pagine conclusive, dall’eloquente titolo-pastiche “La notte che Pinelli uscì dalla tomba”.

La Nasa non ha abbastanza navicelle per far seguire al Programma Apollo, che ci portò sulla Luna, un Programma Astolfo, che dovrebbe riportarci sulla Terra. Ma chi intanto volesse tenere il registro della nostra discesa della follia, o se vogliamo il dilagare dello “stile paranoide” nella politica italiana, faccia tappa nel bosco esoterico di Camilletti. Dai segni bizzarri incisi sui tronchi della narrativa fantastica capirà un po’ meglio dov’è che abbiamo perso il senno.

Il Foglio, 15 settembre 2018

Written by Guido

settembre 23, 2018 a 12:44 pm

Una Risposta

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  1. Mi chiedo se Leonardo Sciascia si sia volontariamente fermato prima di precipitare nel complottismo, se abbia potuto dire tutto su L’Affaire Moro e La Scomparsa di Majorana.

    Italo Calvino ha forse lanciato un complottista quando ha recensito con entusiasmo Galileo Eretico di Pietro Redondi?

    Il matematico e storico Umberto Bartocci va invece annoverato fra i complottisti, al contrario di Umberto Eco. Ma Eco è uno scrittore?

    Marco Volani

    settembre 24, 2018 at 7:34 pm


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