Guido Vitiello

Il M5S come setta suicida

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Forse sta per scoccare l’ora tanto agognata in cui il Movimento Cinque Stelle, dispiegato per intero il suo giro sinuoso come un mitologico serpentone, si riannoda allo spirito delle origini e si manda affanculo da solo. Già, ma come? Un grandioso V-Day suicida? Paolo Mieli, sul Corriere della Sera di ieri, ha richiamato alla memoria il precedente di un’altra setta millenarista, il People’s Temple del reverendo Jones, e il suicidio dei suoi novecentonove adepti nella giungla della Guyana alla fine degli anni Settanta. “Potrebbe accadere che, nel nome di un recupero dello ‘spirito delle origini’, siano proprio i parlamentari Cinque Stelle a provocare un suicidio di massa come quello di Jonestown”, ha scritto Mieli. L’accostamento è meno bizzarro di quanto sembri. Il People’s Temple fu un esperimento politico tanto quanto religioso, una sorta di monastero-falansterio, e quello strano marxista di Jim Jones, in una tragica assemblea di cui è rimasta traccia registrata, aveva annunciato l’autoimmolazione della setta come atto rivoluzionario, “un suicidio di massa per la gloria del socialismo”. Tutto sommato, anche per la gloria del populismo ci si può far fuori.

Confesso al lettore che le mie mani bucate, che operano (e spendono) indipendentemente dalla mia volontà, mi hanno portato negli anni a metter su una biblioteca di tutto rispetto sulle sette suicide. E quando, dietro le buffonerie e le piroette di Grillo si lasciò intravedere in penombra il profilo algido di Gianroberto Casaleggio, la prima cosa che mi venne in mente fu: ecco, abbiamo la nostra Heaven’s Gate. Marzo 1997: negli stessi giorni in cui Casaleggio è nominato amministratore delegato di Webegg e comincia i suoi esperimenti di manipolazione del consenso nelle intranet aziendali, a Rancho Santa Fe, un sobborgo residenziale di San Diego, sono ritrovati trentanove cadaveri. Sono i membri di Heaven’s Gate, un culto dei dischi volanti fondato nel 1975 e rapidamente scomparso dai radar, salvo riaffacciarsi sulla scena nei primi anni Novanta dopo tre lustri di clandestinità. All’indomani del suicidio collettivo per mezzo di pudding al purè di mela avvelenato – ma l’ammiccamento non era alla Apple, era al fondatore Marshall Applewhite – i giornali lo battezzarono il “culto di internet”. Si trattava però di una grossolana esagerazione. I  membri della setta si erano specializzati nelle nuove tecnologie e avevano creato due piccole società online che disegnavano pagine web per alberghi e imprese commerciali, ma i servizi che offrivano erano piuttosto scadenti, più o meno come quella bagnarola della piattaforma Rousseau.

Pochi mesi prima di uccidersi e di abbandonare i veicoli corruttibili dei loro corpi per farsi trasportare nel Regno dei Cieli da un’astronave comparsa sulla scia della cometa Hale-Bopp, Heaven’s Gate pubblicò in rete un manifesto del suicidio millenaristico-politico, un po’ sovreccitato nei toni ma comunque più sobrio del post medio di Grillo: “Coloro che SONO CONNESSI MENTALMENTE sono spinti, in questo periodo, a mettersi contro il mondo – i sistemi, le ‘norme’ socialmente e politicamente accettate – e sono determinati (come se non ne potessero fare a meno) ad andare verso ‘Dio’, o Allah, comunque lo chiamino, e a morire in opposizione a questo mondo. (…) Molti come loro vivono ancora nella clandestinità, mentre altri si organizzano nelle forme del movimento patriottico o delle milizie, della Nazione dell’Islam di Farrakhan, dei molti altri movimenti islamici, dei gruppi innumerevoli che si stanno semplicemente ribellando al sistema”. Sei mesi dopo, gli adepti della setta erano tutti morti. Del resto, Applewhite aveva detto di esser malato di cancro, Jim Jones soffriva di una grave forma di diabete, e la malattia del fondatore è spesso all’origine del suicidio collettivo. Ma il M5S è già oltre questa fase, e per la successione ha preferito il modello Scientology, guidata essa pure da un Davide: al visionario L. Ron Hubbard è subentrato il cinico e scaltro David Miscavige, che non crede in nulla se non nei miliardi esentasse.

Questo per dire che l’autoimmolazione in nome della purezza non avverrà. E se proprio le cose dovessero mettersi per il verso storto e il veicolo del Movimento si rivelasse corruttibile e mortale, al passaggio della prossima cometa elettorale i nostri eroi troveranno il modo di farsi ospitare a bordo di qualche astronave pronta a ricandidarli. Il paradiso può attendere, il transatlantico no.

Il Foglio, 29 giugno 2019

 

Written by Guido

luglio 7, 2019 a 6:22 pm

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