Guido Vitiello

Il M5S come setta suicida

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Forse sta per scoccare l’ora tanto agognata in cui il Movimento Cinque Stelle, dispiegato per intero il suo giro sinuoso come un mitologico serpentone, si riannoda allo spirito delle origini e si manda affanculo da solo. Già, ma come? Un grandioso V-Day suicida? Paolo Mieli, sul Corriere della Sera di ieri, ha richiamato alla memoria il precedente di un’altra setta millenarista, il People’s Temple del reverendo Jones, e il suicidio dei suoi novecentonove adepti nella giungla della Guyana alla fine degli anni Settanta. “Potrebbe accadere che, nel nome di un recupero dello ‘spirito delle origini’, siano proprio i parlamentari Cinque Stelle a provocare un suicidio di massa come quello di Jonestown”, ha scritto Mieli. L’accostamento è meno bizzarro di quanto sembri. Il People’s Temple fu un esperimento politico tanto quanto religioso, una sorta di monastero-falansterio, e quello strano marxista di Jim Jones, in una tragica assemblea di cui è rimasta traccia registrata, aveva annunciato l’autoimmolazione della setta come atto rivoluzionario, “un suicidio di massa per la gloria del socialismo”. Tutto sommato, anche per la gloria del populismo ci si può far fuori. Leggi il seguito di questo post »

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luglio 7, 2019 at 6:22 pm

Il mondo degli accusati

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Quando in Italia si instaurò la Repubblica giudiziaria, la letteratura ammutolì. Qualche editore maramaldo pensò bene di blandire i sanculotti con i classici: brani dall’Apologia di Socrate e dal Critone furono stampati con il titolo Mani pulite e distribuiti, come in una sorvolata dannunziana, sui banchi del parlamento degli inquisiti. Qualcun altro, all’apparenza più coraggioso, ristampò un romanzo del 1961, L’inquisito di Giorgio Saviane, ma con quali cautele ecclesiastiche! C’era l’introduzione pastorale di un procuratore, e una nota in sanbenito dell’autore, ansioso di precisare che i moderni inquisiti non meritavano l’“aureola del perseguitato” del suo protagonista. Il Corriere della Sera chiese a otto poeti di cimentarsi con l’attualità: c’erano Luzi, Raboni, Giudici, Volponi, Zanzotto, Spaziani, Zeichen, e soprattutto c’era Dacia Maraini, che accusava i politici corrotti di non saper distinguere “tra un cuore spezzato di lattuga e il piedino di un neonato”. Nessuno le inviò un avviso di garanzia per corruzione della lingua poetica. Leggi il seguito di questo post »

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giugno 30, 2019 at 12:44 pm

Le Nozze dell’Emergenza e dell’Esasperazione

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Se fossi un allegorista barocco, direi che la dea Giustizia è ostaggio delle due furie dell’Emergenza e dell’Esasperazione, madre e figlia, dalla cui congiunzione incestuosa si genera lo spirito di Sobillazione. Ma sono in ritardo di almeno tre secoli per questo genere di cose, e mi tocca imboccare la prosa di servizio. La logica dell’emergenza la conosciamo bene, da decenni di disavventure politiche e giudiziarie: è quella per cui lo Stato, o un suo apparato, reclama poteri eccezionali per fronteggiare un fenomeno fuori controllo – mafia, corruzione, terrorismo – sacrificando una quota di diritti individuali. Erede populista della logica dell’emergenza è la logica (o la retorica) dell’esasperazione: una situazione scappata di mano – criminalità, immigrazione, degrado delle periferie, più spesso le tre cose insieme – legittima il cittadino onesto a prendere la legge nelle proprie mani, dal basso, con la benedizione dello Stato. Qui i termini sono invertiti: anziché affermare il suo primato, l’autorità pubblica acconsente a cedere la sovranità punitiva al popolo. L’alleanza di Emergenza ed Esasperazione ha oggi un nome, Contratto di Governo, ed è effigiata sullo stemma dei nuovi regnanti sotto forma di due colori araldici, il giallo e il verde. In concordia discorde, conficcano i loro chiodi nella malandata culla del diritto, per farne una bara. Leggi il seguito di questo post »

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giugno 23, 2019 at 12:23 pm

Romanovizzare i barbari. Dugin live

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Non sono riuscito a prendere i biglietti per nessuna delle date del tour italiano di Aleksandr Dugin, né ho entrature tra le sue groupies in parlamento e nella Rai. Magari proverò all’ultimo minuto con i bagarini, ma intanto per fortuna cominciano a spuntare i primi bootleg girati dai fan col telefonino, così ho potuto vedere il concerto del 5 giugno al Chiostro di San Francesco a Benevento. Che musica, gente! Bisogna dire che la scenografia era un po’ spoglia: un tavolo con bottigliette d’acqua e una statuina verde della crocifissione, e alle spalle due tricolori, quello della Federazione russa e quello imperiale della casa dei Romanov. Dugin però era in gran forma, con quella barba non si sa più se da narodnik o da hipster e quel piglio predicatorio da venditore di mistiche pentole che lo colloca in un punto indefinito tra lo Starec Zosima e lo Slavoj Zizek. Leggi il seguito di questo post »

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giugno 15, 2019 at 2:08 pm

La Nemesi di Gad Lerner, vent’anni dopo

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La dea Nemesi ha pazientato vent’anni, mese più mese meno, ma poi si è annunciata alla porta di Gad Lerner per presentargli il conto di due antichi delitti. I fatti risalgono alla primavera del 1999, durante i bombardamenti della Nato in Serbia. Si era sull’allora RaiDue, oggi Rai Sputnik, e la trasmissione si chiamava Pinocchio. Fu in quegli studi che mise piede per la prima volta nella televisione pubblica italiana un rossobruno venuto dall’est – decisamente più bruno che rosso, in verità. Si chiamava Dragoš Kalajić, filosofo e pittore serbo, sodale di Aleksandr Dugin, ammiratore di Julius Evola, simpatizzante della Lega nord nella variante fascioleghista di Mario Borghezio, con occasionali puntate negli ambienti della sinistra antagonista, antiamericana e anticapitalista. Dinoccolato e signorile, aveva – bisogna riconoscerlo – una buona presenza scenica e una voce profonda. Ogni sera Kalajić s’infervorava agitando dicotomie teatralmente sconclusionate – ne rammento una: “l’Europa è la vita, l’occidente è la morte!” – tanto che su Radio Radicale il caro Massimo Bordin aveva preso a chiamarlo “il Biscardi della geopolitica”. Quando capì con chi aveva a che fare, l’incauto Lerner, con mossa forse non elegantissima, rinfacciò in diretta al suo ospite una lista di dichiarazioni nazistoidi e antisemite. Espiazione tardiva, che alla Nemesi non dev’esser parsa sufficiente. Leggi il seguito di questo post »

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giugno 7, 2019 at 11:47 am

Movimento Cinque Dighe

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Viviamo in tempi straripanti, e Luigi Di Maio ha pensato bene di lanciare il M5D: Movimento Cinque Dighe. Siamo un argine a tutti gli estremismi, va dicendo in questi giorni di campagna elettorale. Siamo un argine alle “follie dell’ultradestra dilagante”. E siamo un argine alla nuova Tangentopoli, alla corruzione e al malaffare. Siamo anche un argine alle idee retrograde sulle donne, la famiglia e i diritti civili che la Lega non prende più neppure dai Papi ma direttamente dai popi. Come se non bastasse, poi, siamo un argine all’ipotesi di un nuovo Nazareno. E siamo un argine al Pd, che vuole alzare gli stipendi dei parlamentari. E a Orbán e Putin. E alle armi facili. E ai privilegi della casta. E all’illegalità. E al sovranismo. Le ha dette tutte, e ne ha dette anche altre. A quanti argini siamo? Ho perso il conto, ma tutto questo rassicurare mi ricorda tanto la campagna elettorale di Forlani nel 1992 – solo che il segretario democristiano ci arrivava a quasi settant’anni e dopo mezzo secolo di governo ininterrotto, mentre al giovanissimo capo politico casaleggiano è bastato un anno per ritrovarsi in mano – unica carta da giocare – la promessa che il M5S impedirà ad altri di fare questo o quello. Come prevedibile, una buona metà del nostro establishment imbelle ci casca o fa finta di cascarci. E c’è ancora chi riesce a dire, restando serio, che dobbiamo ringraziare il M5S se non abbiamo Alba dorata. Leggi il seguito di questo post »

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giugno 1, 2019 at 11:27 am

Il mito del cadavere nell’automobile

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Otto maggio, la Germania nazista si arrende agli Alleati. Nove maggio, le Brigate Rosse uccidono Aldo Moro. I due anniversari non sembrano avere alcun rapporto, se non quello – blandissimo – della contiguità sul calendario; eppure tra l’uno e l’altro, a guardar bene, è teso un impalpabile filo leggendario: il mito del cadavere nell’automobile. Ma andiamo con ordine. Tra il 1939 e il 1945 la principessa Marie Bonaparte, la paziente e amica di Sigmund Freud che si fece ambasciatrice della psicoanalisi in Francia, viaggia tra Parigi e Vichy, Atene e Alessandria, Londra e Città del Capo a caccia di quelle che oggi chiameremmo leggende metropolitane. Le raccoglie in uno strano libro, Mythes de guerre, scritto nel suo francese elegantissimo e stampato a Londra poco dopo la fine del conflitto. Il primo capitolo si intitolava, appunto, “Le mythe du cadavre dans l’auto”. Leggi il seguito di questo post »

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Mag 16, 2019 at 12:12 pm