Il blog di Guido Vitiello

C’era una volta Montecitorio

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C’era una volta il romanzo parlamentare, esile creatura letteraria che attraversò i primi decenni del Regno d’Italia fino alle soglie dell’età giolittiana. Molti anni fa Carlo Madrignani ne compilò un’antologia, Rosso e nero a Montecitorio, fitta di titoli e nomi che ormai non ci dicono nulla – Corruttela di Vittorio Bersezio, I misteri di Montecitorio di Ettore Socci, L’onorevole di Achille Bizzoni, La Baraonda di Gerolamo Rovetta e una dozzina d’altri. Il protagonista dei romanzi parlamentari era di solito un giovane di sani costumi venuto a Roma dalla provincia, che rischiava di esser traviato dal trasformismo dei colleghi più anziani – “banda di avventurieri e d’idioti”, li chiama Socci –, dalle mollezze di una capitale sontuosa quanto corrotta, dalle lusinghe di qualche donna smaliziata, incarnazione del vizio cittadino. Le storie si concludevano per lo più con il ritorno al paesello, alla virtù e alla legittima consorte, il più lontano possibile dall’inferno di Montecitorio. C’era una volta il romanzo parlamentare, e se c’era – la precisazione può apparire sciocca, ma chissà che a breve non diventi necessaria – è perché c’era una volta il Parlamento. Leggi il seguito di questo post »

Written by Guido

novembre 4, 2018 at 12:46 pm

Anche le istituzioni impazziscono

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Luigi Di Maio è un caso psichiatrico? Lo ha suggerito giovedì Vittorio Sgarbi alla Camera, e certo non è il solo a dubitare della piena presenza mentale del vicepresidente del Consiglio, che è parsa intermittente da ben prima che cominciasse ad allucinare manine o a sviluppare intricate ideazioni paranoidi a sfondo persecutorio sui tecnici del Mef. Avremo impressa per sempre nei nostri incubi la terrificante apparizione di Di Maio sul balcone di Palazzo Chigi mentre, posseduto dallo spirito di Norman Bates, fendeva l’aria con un invisibile coltello da cucina. E tuttavia, per chi non si accontenta di queste evidenze iconologiche, la risposta ai dilemmi sulla capacità d’intendere e di volere del capo politico grillino rischia di essere più complicata e, insieme, più inquietante. La mia diagnosi, in breve, è questa: sì, siamo in presenza di un gigantesco caso psichiatrico, ma non perché il paziente Di Maio sia clinicamente pazzo; semmai, lui e il suo partito stanno facendo quanto è in loro potere per far impazzire noi e il nostro sistema istituzionale. Leggi il seguito di questo post »

Written by Guido

ottobre 28, 2018 at 4:37 pm

I topi del Campidoglio

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Jerry

Tu vorresti camminare ordinatamente nella prosa del mondo, con i tuoi bravi paraocchi da ronzino piccoloborghese, senza scantonate letterarie e impennate poetiche, ma questi ti disseminano il percorso di metafore in cui è impossibile non inciampare. La promiscuità quotidiana con i topi a cui si è costretti zigzagando tra i cumuli di spazzatura delle strade di Roma, per esempio, è una sollecitazione ostinata e inaggirabile. Aspetto solo di ritrovarmi un sorcio morto sul pianerottolo, come il dottor Rieux nella Peste di Camus, per arrendermi all’evidenza, e accettare che la musa della storia sta cercando disperatamente di recapitarmi il suo messaggio. In questa diagnostica letteraria variano solo i colori: la Peste bruna dei diari di Klaus Mann – il padre Thomas aveva scelto di volta in volta il colera, la tubercolosi, la sifilide per allegorizzare la decomposizione della civiltà europea – o la Peste bianca di Karel Čapek, dramma scritto alla vigilia dell’occupazione nazista della Cecoslovacchia. Il repertorio epidemiologico è ricorrente, e quando Macron tira l’allarme sanitario contro la “lebbra populista” che dilaga in Europa forse non immagina quanto è lungo il corteo dei suoi predecessori. L’Italia potrebbe rivelarsi una volta ancora, come negli anni Venti, il focolaio di un’infezione destinata a decimare il continente; ma le metafore hanno sempre una doppia vita, come agenti segreti o bigami in incognito, e l’altra faccia del liberale preoccupato che indica ovunque i sintomi del morbo è il malato contagioso che si crede perfettamente sano (tra l’uno e l’altro sta il sottile politologo terzista pronto a dimostrarti che la peste populista, non essendo né sostanza né accidente, propriamente non esiste: ma sappiamo da Manzoni quale fine lo attende). Leggi il seguito di questo post »

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ottobre 22, 2018 at 11:05 am

Partire per esterofilia, restare per nanarofilia

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Giovedì, quarta notte di Valpurga – della terza, più fonda, si preoccupò Karl Kraus nel 1933 – ho visto Luigi Di Maio affacciarsi dal balcone di Palazzo Chigi, il volto illuminato dal basso come Boris Karloff in un B-movie dell’orrore, e ho capito che c’è una buona ragione per restare malgrado tutto in Italia. Ma come, direte voi, non è una di quelle occasioni in cui annunciare sdegnosamente piani di emigrazione in Francia, come si usava fare nel ventennio berlusconiano, salvo rimandare di quinquennio in quinquennio la partenza? E invece, guarda l’ironia, proprio nella mia ultima razzìa per librerie parigine ho trovato di che convincermi a non fare le valigie. È colpa di un piccolo libro per amanti del cinema scritto da Antonio Dominguez Leiva e Simon Laperrière, Éloge de la nanarophilie. Ecco, ora so che dovrò restare in Italia per “nanarofilia”. Ma da dove spunta questo strano neologismo? Leggi il seguito di questo post »

Written by Guido

ottobre 22, 2018 at 10:48 am

I calchi liberali di Pompei

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Per un teenager liberale, era come essere a Woodstock. Non avevo neppure vent’anni, e nel salone del Collegio Nazareno, a Roma, erano accorsi almeno in cento – e fidatevi, già sopra i dodici per i liberali è una Woodstock – ad ascoltare una conferenza di Antonio Martino. C’erano anche delle donne, giovani per giunta, cosa insolita per quei ritrovi liberoscambisti frequentati da maschi misantropi e larvatamente misogini. Doveva essere il 1995 – la nostra Summer of Love ritardataria, il nostro Be-In senza corone di fiori. Ricordo il fremito galvanico che percorse la folla assiepata nell’aula magna quando Martino – ed era come ascoltare Timothy Leary che arringava gli hippies di San Francisco al grido di turn on, tune in, drop out – proclamò che il liberale deve saper essere conservatore per difendere libertà già acquisite, radicale per conquistarne di nuove, reazionario per recuperare le smarrite, rivoluzionario se non ci sono alternative. Davanti ai nostri occhi si disegnava la sagoma ideale di questo Proteo moderno, un eroe politicamente metamorfico che doveva, seguendo le movenze capricciose della storia, assaltare la Bastiglia o gridare Vive le Roi!, addestrarsi col fucile nella Sierra Maestra con tanto di barba o spalleggiare la guardia batistiana – sempre cangiante, sempre irriconoscibile, con la sola stella fissa della libertà. Leggi il seguito di questo post »

Written by Guido

settembre 30, 2018 at 2:11 pm

Come il nostro senno finì sulla Luna

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Il paladino Astolfo volò fino alla Luna in groppa all’ippogrifo per recuperare il senno di Orlando, racchiuso in una grossa ampolla. Ma quando a trasmigrare su quell’astro gelido è il senno di un’intera nazione, non c’è missione spaziale a cui affidare le nostre residue speranze di rinsavimento. Nelle ore in cui bande di lunatici brigano per mettere sul trono della televisione pubblica un altro lunatico, un tale che spargeva balordaggini sulle cene demoniache di Hillary Clinton in casa di un’artista nota per dipingere con una vernice fatta di sangue di maiale, sperma, urina e latte di donna, torno a chiedermi come e quando è successo che i due grandi serbatoi della paranoia – il complottismo politico e l’occultismo sataneggiante – diventassero vasi comunicanti. Leggi il seguito di questo post »

Written by Guido

settembre 23, 2018 at 12:44 pm

Il pubblico ha sempre ragione?

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Quale ruolo deve avere lo Stato in ambito culturale? Come si può incentivare la produzione e il consumo dell’arte? In quale modo è possibile favorire la buona gestione di un museo? Che importanza hanno le preferenze degli spettatori? In definitiva, quali obiettivi dovrebbero avere e quali forme dovrebbero assumere le “politiche culturali”?
Dal settore educativo alla gestione del patrimonio, l’impostazione seguita nel nostro Paese è ancora oggi “statocentrica”. Si tratta, però, di un sistema che è all’origine di numerosi problemi e che andrebbe ripensato, per restituire spazio allo spirito d’iniziativa e alla creatività dei singoli, capaci – oltre che di fare scelte consapevoli come consumatori – di fornire un’offerta culturale ampia e plurale.Tutti i capitoli del libro (scritti da Mattia Agnetti, Vitalba Azzollini, Franco Broccardi e Irene Sanesi, Stefano Cozzolino, Elio De Capitani, Andrea Estero, Francesco Giubilei, Carlo Lottieri, Giacomo Manzoli, Diego Menegon, Angelo Miglietta, Toti S. Musumeci, Luca Nannipieri, Marco Romano, Alberto Saravalle e Massimiliano Trovato) cercano di fare una fotografia del presente e di indicare una nuova direzione da seguire, per rendere il settore culturale più flessibile, vivace ed economicamente sostenibile, e per offrire sia agli individui sia alle organizzazioni più libertà, ma anche più responsabilità.
Come scrive Guido Vitiello nella sua prefazione, questo libro ha il pregio di “metterci allo specchio”, contrapponendosi inoltre all’idea secondo cui, di norma, le politiche culturali riguardino solo la scelta delle strade da far prendere al denaro pubblico.
Filippo Cavazzoni è direttore editoriale dell’Istituto Bruno Leoni. Per l’IBL segue inoltre i temi delle politiche per la cultura e lo spettacolo.

Il pubblico ha sempre ragione? Presente e futuro delle politiche culturali, a cura di Filippo Cavazzoni. prefazione di Guido Vitiello, IBL Libri, 230 pagine

Written by Guido

settembre 22, 2018 at 12:54 pm

Pubblicato su I miei libri