Il blog di Guido Vitiello

Elogio del conflicto de interés

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“Libertà è solo un altro modo per dire che non hai più nulla da perdere”, diceva una vecchia canzone di Kris Kristofferson, ed è possibile che sia una grande verità esistenziale; ma quando si tratta di politica e di arte del governo, la prudenza mi suggerisce di preferire all’autorità di un cantante country texano quella di un gesuita spagnolo del Seicento. “Non mescolarsi con chi non ha nulla da perdere”, ammoniva Baltasar Gracián in un aforisma dell’Oráculo manual (1647), e chiosava così: “Sarebbe infatti misurarsi in lotta inuguale. L’avversario si fa avanti baldanzoso, perché ha perduto persino il pudore; ha dato fondo a ogni cosa e non ha più niente da perdere: così si butta a corpo perduto in qualunque assurdità”. I proletari al tempo di Marx ed Engels avevano almeno da perdere le loro catene; ma già Hitler poteva annunciare: “È facile per noi prendere decisioni: non abbiamo nulla da perdere, tutto da guadagnare” – e pochi giorni dopo invadere la Polonia. Leggi il seguito di questo post »

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luglio 1, 2017 at 6:02 pm

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Facce da tramandare ai posteri

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“Come tramandare ai posteri la faccia di F. quando è in divisa da gerarca e scende dall’automobile?”. Libri, giornali, documenti d’ogni sorta non basteranno agli storici futuri per capire quel che ci è accaduto, annotava Leo Longanesi nel giugno del 1938. Anche oggi, ottant’anni dopo, lo spirito del tempo preferisce rintanarsi nei dettagli, ma questi dettagli perlomeno è un po’ più facile immortalarli. Potremo senza fatica tramandare ai posteri la faccia di Paolo Mieli quando, dieci giorni dopo le elezioni del 2013, si ritrovò in uno studio televisivo a cospetto di Emiliano Martino, il “cappellaio matto” dei grillini. Ne conservo in archivio un fotogramma: Mieli si era portato entrambe le mani sul volto a coprirsi la bocca, in segno di disperazione incredula e di sgomento, un gesto dall’antica tradizione iconografica che dall’Adamo di Masaccio cacciato dall’Eden arriva a Roberto Baggio dopo il rigore con il Brasile. Nessuno avrebbe potuto riconoscerlo l’estate scorsa al festival di Spoleto quando, ospitando con ogni onore il meno pittoresco ma non meno surreale Luigi Di Maio, aveva ripreso la sua solita flemma di Buddha sornione. Leggi il seguito di questo post »

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giugno 6, 2017 at 10:34 am

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Corderos e Priapo. Come mi hanno rovinato Gadda

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Gli storici della letteratura delle generazioni a venire dovranno constatare con qualche imbarazzo che venticinque anni di antiberlusconismo e almeno cinque del suo sciatto spin-off, l’antirenzismo, non hanno prodotto se non cattiva prosa, retorica civile di quart’ordine, satira bolsa, parodie fallite. Ma la bruttezza del presente ha valore retroattivo, diceva Kraus; e se è ingiusto che le colpe dei padri ricadano sui figli, ancor più ingiusto è che le colpe dei figli ricadano sui padri. Eppure, dopo aver attraversato per un quarto di secolo una palude di corsivi e corsivetti, goliardie e punzecchiature, mi guardo alle spalle e devo rassegnarmi a un fatto spiacevole: non riesco più a leggere e ad amare Eros e Priapo di Gadda, uno dei grandi modelli – a volte rivendicato, altre volte assorbito dall’ignaro autore per mediazioni via via più imbastardite – della maniera antiberlusconiana prima e antirenziana poi. Leggi il seguito di questo post »

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maggio 31, 2017 at 9:28 pm

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Sfogliando l’album di famiglia dello sfascismo grillino

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Muoia Sansone con tutti i filibustieri, diceva Nino Frassica. E in effetti, chi ha spalancato i mari alle flottiglie corsare, soffiando nelle loro vele fino a che hanno abbordato i vascelli del Parlamento, chi ha offerto il suo aiuto mercenario alle più spericolate incursioni di pirateria giudiziaria al punto da ritrovarsi con lo Stato di diritto impiccato sul pennone della nave, dovrebbe quanto meno riconoscere la parte avuta nell’impresa. Niente da fare, invece: fanno di tutto per cavarti di bocca la vecchia battuta di Guerrazzi su Giuseppe Giusti, che “con braccia di Sansone scosse il luttuoso edifizio della odierna società, e poi ebbe paura dei calcinacci che cascavano”. Leggi il seguito di questo post »

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maggio 31, 2017 at 9:05 pm

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V-Day. Rettiliani di lotta e di governo

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La grande anima di Diderot mi perdonerà se ripristino, per un giorno, l’usanza barbara delle vocazioni forzate; ma ho deciso di imporre i voti dell’Ordine dei frati weimariani a Federico Gnech – polemista arguto e un po’ malmostoso che scrive sulla rivista Gli Stati Generali – per via di un suo intervento del 10 maggio, La svastica sul web. Il titolo echeggia il romanzo ucronico di Philip K. Dick in cui nazisti e giapponesi vincono la guerra, La svastica sul sole. Ma farei un torto a frate Gnech a voler comprimere in poche frasi le sue tesi sul nuovo fascismo della Rete; mi limito a far mia la sua premessa maggiore: in tempi estremi, capita che l’immaginazione degli scrittori di fantascienza serva meglio della ragionevolezza degli analisti politici. Leggi il seguito di questo post »

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maggio 31, 2017 at 8:59 pm

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Un puffo vale un puffo. Fantasy e politica

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La vita ideale di Martin Heidegger non doveva esser poi così diversa da quella del puffo medio. Una capanna bianca nella Foresta Nera, così piccina da sembrare un fungo; vita schietta, salubre, in Lederhosen ascellari e cappello alpino; un idillio campestre piccoloborghese come rifugio dalla metropoli violentata dalla Tecnica. Non per nulla il saggista francese Antoine Buéno si divertì a descrivere i puffi come una comunità organica ispirata al modello nazista, che ha per nemico giurato quella caricatura antisemita di Gargamella, mago nero dal naso adunco ossessionato dall’oro e con al seguito un gatto dal sospetto nome di Azrael. Da bambino mi piacevano i puffi, ma non tanto da farmi piacere Heidegger da grande; e soprattutto, sono piuttosto tranquillo finché qualcuno non fonderà un movimento totalitario ecologista ispirato alle colonie di case-fungo, magari alimentate dai pannelli solari. Leggi il seguito di questo post »

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maggio 8, 2017 at 5:56 pm

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Cosa c’è nella nebbia in Val Padana?

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Cosa c’è nella nebbia in Val Padana? La domanda di Cochi e Renato si ripresenta a tutti i grandi tornanti della storia della Repubblica, che è bene chiamare tornanti per la loro esasperante tendenza al ricorso. È una domanda che risuona, ostinata come un ritornello, ogni volta che una borghesia sotto sotto irresponsabile, esteriormente contegnosa quanto intimamente spericolata, si accanisce a pigiare sul pedale del qualunquismo e imbocca a tutta velocità la via del suicidio civile. Si dirà che lassù la visibilità non è delle migliori, e che anche una classe dirigente che avesse tutte le patenti in regola rischierebbe di sbandare. Come cantavano Cochi e Renato, in quella nebbia ci son cose che non ci credi nemmeno se le vedi – “a parte il fatto che non le vedi”; e se rimani intrappolato dentro, s’incasina la mentalità. Leggi il seguito di questo post »

Written by Guido

maggio 4, 2017 at 6:38 pm

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