Guido Vitiello

In Vespa con Reinaldo Arenas per le vie dell’Avana

leave a comment »

Il titolo più appropriato per questo post sarebbe Un pomeriggio con la zia… ma volete mettere? Qualcuno potrebbe immaginarsi un quadretto crepuscolare fatto di tè con pasticcini, pappagalli impagliati, fiori in cornice e altre “buone cose di pessimo gusto” da salotto gozzaniano. Qualche altro, più smaliziato, penserebbe piuttosto a classici della commedia boccaccesca come l’immortale Grazie, zia, o ancora Grazie… nonna (in cui, accanto a Edwige Fenech, compariva un giovanissimo Giusva Fioravanti), o infine Le dolci zie e Con la zia non è peccato, copie tardive e degeneri dell’archetipo samperiano del 1968. Ma sareste fuori strada: niente di tutto questo. Il mio “pomeriggio con la zia” è stato all’insegna di vecchi compagni di battaglia di Ernesto “Che” Guevara, scrittori cubani in esilio, ex guerriglieri passati alla militanza democratica e molta altra varia umanità.

Come avrete capito, mia zia (rectius: la cugina di mia madre) non è la tipica zia tutta merletti e buona cucina. Negli anni Sessanta militava nella sinistra radicale, e – tanto per citare una delle sue innumerevoli attività – traduceva gli scritti del “Che” per Einaudi. Ha vissuto a lungo a Cuba e in Perù, e ha conosciuto tanti altri paesi dell’America Latina. Nel settembre del 1973 era in Cile, dove ha potuto assistere in prima persona al golpe di Augusto Pinochet. Più ancora dell’11, giorno del colpo di Stato, ricorda con sgomento il 4, anniversario della vittoria elettorale di Allende, quando la piega degli eventi era ormai chiara.

A Cuba, ha capito per tempo la truce deriva totalitaria della Revolución: alla vigilia dell’affaire Padilla – il poeta fatto incarcerare da Castro e sottoposto a un osceno processo staliniano con tanto di autocritica pubblica, nel 1971 – tirò tutte le conseguenze del caso, e si schierò risolutamente sull’altro fronte, quello della lotta per la libertà dell’isola. Ha fondato un comitato per i diritti umani a Cuba e in anni recenti ha perfino organizzato una burrascosa mostra sulla repressione castrista (se ricordo bene, dei vandali filocubani la misero a ferro e fuoco, e l’esposizione fu trasferita nella sede del Partito radicale). Tra i “cimeli” di quella mostra, mi ha fatto vedere un buffissimo abbecedario cubano, adottato nelle tanto celebrate scuole del paradiso socialista. Se lo sfogliaste, vi assicuro, vi passerebbe ogni voglia di vantare le “conquiste” (los logros) della Rivoluzione in materia d’istruzione. Roba da voltastomaco. La frase più innocua che si incontra nell’abbecedario è pur sempre qualcosa come el guerrillero es valiente. Dappertutto, faccine di Fidel (raramente il suo nome è scritto a lettere: si dà per inteso che anche gli infanti sappiano a quale dolce e caro suono corrisponde quel paterno ceffo).

Più che una casa, quella di mia zia è un’immensa biblioteca con annessa camera da letto e servizi. Abbiamo parlato un po’ di tutto: di Marcos e di Minà, di Ramonet e di García Márquez – che entrambi detestiamo. Mi ha raccontato i suoi incontri con personaggi affascinanti come l’ex guerrigliero Jorge Masetti e sua moglie, Ileana de la Guardia (la figlia di Antonio “Tony” de la Guardia, fatto fucilare da Castro nel 1989… ricordate il processo Ochoa?). Ileana ha descritto i sordidi retroscena dell’ultimo giudizio staliniano della storia in un libro che il lettore italiano ha poche speranze di veder mai sul banco del suo libraio: Le nom de mon père (Denoël, 2001).

Quando le ho descritto la forte impressione che ho ricevuto dalla lettura dell’autobiografia dello scrittore omosessuale e perseguitato Reinaldo Arenas, Prima che sia notte (da cui il bellissimo film di Julian Schnabel), la zia si è messa a rievocare i suoi lunghi giri in vespa per le strade dell’Avana. Andavano a zonzo in tre: lei, Reinaldo Arenas e il terzo credo fosse Jesús Díaz, altro scrittore cubano morto in esilio qualche mese fa (che, detto tra noi, era all’epoca il suo fidanzato).

Di Jesús Díaz Internazionale ha pubblicato uno splendido intervento sull'”universo concentrazionario” cubano. Si intitolava La prigione in mezzo al mare, e potete trovarlo nel numero 392 (copertina sull’euro). C’è una frase di quell’articolo che mi piacerebbe ricordare: “‘L’arcipelago Gulag’ cubano non ha neanche un nome; i suoi superstiti e le migliaia di prigionieri che ancor oggi abitano questo inferno non hanno neppure conquistato un vero spazio nella coscienza internazionale”.

E già. In Italia, poi, la cosa è particolarmente evidente: quasi nessun libro ne parla – e quelli che ne parlano sono tutti a casa di mia zia. Alcuni sono difficilissimi da reperire, o perché vecchi o perché pubblicati da editori microscopici. Spesso entrambe le cose. Fatto sta che le ho preso a prestito l’introvabile Vigilia della fine. Fidel Castro e la Rivoluzione Cubana di Carlos Alberto Montaner (pubblicato nel 1992 dal minuscolo e coraggioso editore liberale Elidir, il cui catalogo è da tenere d’occhio). La zia mi ha descritto Montaner come un erudito e un galantuomo, e ha promesso di farmelo conoscere. Il suo libro è forse la cosa migliore pubblicata su Cuba in lingua italiana. Non a caso è introvabile.

Be’, ora metto fine a questa pagina di diario. Prima o poi (spero presto) un post più strettamente bibliografico per orientarsi nel mondo straordinario e sconosciuto della letteratura carceraria cubana, con Jorge Valls, Armando Valladares, Pierre Golendorf, Huber Matos e altri gentiluomini scampati alle piacevolezze dei gulag antillani.

Written by am

dicembre 31, 2002 a 6:58 pm

Pubblicato su Trattati bonsai

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: