Guido Vitiello

Greta Garbo, il Sol dell’Avvenire

leave a comment »

Il numero di Internazionale in edicola in questi giorni ospita un bell’articolo di Zadie Smith sulla bellezza triste e altera di Greta Garbo. “Nel viso di Greta c’era qualcosa di essenziale, platonico, senza individualità”, osserva la scrittrice anglogiamaicana rievocando quel che di lei diceva Roland Barthes. E in effetti la Garbo più di ogni altra diva ha dato spunto alle elucubrazioni dei dotti e dei filosofi – alcune felici e ispirate, altre raffazzonate e sciocche.

La pagina più incredibilmente stupida sulla bellezza della Garbo (che fortunatamente Zadie Smith non cita) la dobbiamo all’ungherese Béla Balász, che cosi scrive in un libro peraltro importante, Il film. Evoluzione ed essenza di un’arte nuova (Einaudi 1952):

Greta Garbo è triste. Non solo in determinate situazioni, per certi precisi motivi. La bellezza di Greta Garbo è una bellezza sofferente, che avvolge tutta la vita e tutto il mondo circostante. Questa tristezza è un’espressione esattamente determinabile: è la tristezza della solitudine e della estraneità, quella tristezza che non conosce la comunanza con gli altri uomini. Nella figura della Garbo è racchiuso il triste destino della purezza di una interiore nobiltà ripiegata su se stessa, della rabbrividente sensibilità del “noli me tangere”. Anche quando si immerge nel personaggio di una corrotta sgualdrina. Il suo cupo sguardo nasce dal profondo e penetra profondamente. Anche allora Greta Garbo si sente come esiliata in terra straniera, e non sa come abbia potuto giungervi.

Fin qui tutto bene, anzi: è una pagina non priva di forza e di grazia. Però a Balász non basta, vuole per forza leggere qualcosa di più in quel volto sofferente. E si domanda, allora:

Ma perché proprio questa singolare bellezza ha esercitato tanto fascino su milioni di uomini che per essa hanno trascurato bellezze più rigogliose e splendenti? Che significa l’espressione di quel volto?

La risposta lascia increduli per la sua dabbenaggine, e riesce in un baleno a convertire in cenere l’oro delle frasi precedenti:

Anche il piccolo borghese, privo di coscienza politica, sente che quella bellezza triste e sofferente, la quale non può nascondere il ribrezzo di vivere in questo sporco mondo, è l’immagine di una umanità più altamente organizzata, spiritualmente più pura e moralmente più nobile. La bellezza della Garbo è, nel mondo borghese, una bellezza di opposizione.

Una bellezza di opposizione. Che scemenza. Il volto di Greta Garbo, gratta gratta, sarebbe dunque un’immagine del socialismo, l’umanità “più altamente organizzata”. Avevo sentito vagheggiare un socialismo dal volto umano, certo. L’umano dal volto socialista mi mancava, però.

Written by am

gennaio 2, 2006 a 6:05 pm

Pubblicato su guviblog

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: