Guido Vitiello

Luca Coscioni, il medium e il messaggio

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È morto Luca Coscioni, e il guviblog è a lutto. Rare, quasi nulle, sono state le occasioni di incontrarlo: un paio di email che ci scambiammo qualche anno fa, e un cd che avevo composto per lui e gli avevo spedito in dono a Torre Argentina – una sorta di antologia libertaria della canzone italiana.

Così, in mancanza di ricordi personali, ho frugato nel mio archivio di ritagli di stampa e sono riuscito a ripescare uno degli articoli più belli che siano stati scritti su Luca. Su di lui, e sull'”antropologia politica” radicale. L’articolo uscì sul “Foglio” del 19 aprile 2001, con il titolo Luca Coscioni, ovvero il corpo gettato con amore al centro della politica. Ne era autore Luigi Manconi, persona di cui non sempre ho condiviso battaglie e ragioni; condivido invece ogni parola di questo intervento. Dopo le precisazioni di prammatica (in soldoni, dopo aver chiarito che non voterà radicale) Manconi scrive:

Premesso tutto ciò, dico che la candidatura, come capolista, di Luca Coscioni, malato di sclerosi laterale amiotrofica, è una importantissima scelta politica. E non solo perche la rivendicazione che, alla lettera, incarna è sacrosanta (la libertà di ricerca e, in particolare, quella sulle cellule staminali e sugli embrioni sovrannumerari non impiantati); non solo, cioè, per il contenuto di quella scelta, ma proprio per il mezzo – e in politica il mezzo è tutto – cui si ricorre. E il mezzo è né più né meno che Luca Coscioni stesso: Luca Coscioni in carne e ossa, si può dire.

Con la sua candidatura, il corpo come organismo fisico, titolare di consapevolezza e di sovranità, riprende il suo ruolo centrale nella politica radicale: e riacquista tutta intera la sua politicità. Inevitabile, e non di meno giusto, il riferimento all’aborto: a conferma di questa dimensione intensamente fisica della comunicazione radicale. Ma non si tratta esclusivamente di un linguaggio o di uno stile (seppure si tratti anche di questo): cio che conta, piuttosto, è l’aver collocato il corpo al centro del proprio programma e l’aver fondato sul corpo la propria politica. Mentre, in altri, il corpo è simbolo o metafora (il “corpo sociale”, il “corpo militante”), nei radicali il corpo è principio e fine della politica: e dunque – con altrettanta piena dignità – mezzo e strumento.

Da qui l’importanza attribuita – fino all’ossessione e al rischio di svalutazione – al digiuno (non solo una forma di lotta); da qui il fatto che nei momenti politicamente piu felici (che non corrispondono, di necessità, a quelli di maggiore consenso) è sempre il corpo, nella sua fisicità, a costituire il centro (il cuore) della politica radicale. Lo fu, appunto, con l’aborto: ed era un corpo ancora più difficile da trattare perche femminile: dunque, di genere e sessuato. E lo fu, poi, con il corpo prigioniero di Toni Negri e con il corpo pornografico di Ilona Staller: e, ora, col corpo malato di Luca Coscioni (l’accostamento può scandalizzare chiunque, tranne i radicali). In tutti quei casi, mezzo e fine – come in ogni “bella politica” – coincidono perfettamente e tematizzano plasticamente (corposamente) la contraddizione che si vuole evidenziare: quella della libertà personale (dell’habeas corpus, appunto), nel caso di Negri; quella della libertà su di sé e sulla propria sessualità (anche nella sua versione più sgangherata), nel caso della Staller; quella della libertà terapeutica, nel caso di Luca Coscioni. In tutt’e tre le vicende, il corpo viene messo in gioco: o, meglio, diventa posta in gioco e gioco d’azzardo.

Qual è il tema del conflitto oggi tematizzato? È, ancora, la vita. O, meglio, il vivere: non come esistenza sociale o come destino collettivo, ma proprio come salute del corpo e della mente (dell’individuo). Poi, opportunamente – ed esagerando un po’ – i radicali aggiungono che la clonazione terapeutica riguarderebbe “dieci milioni di persone”; ma non è l’aspetto decisivo: riguardasse solo il corpo di Luca Coscioni, non cambierebbero i termini della questione. E, soprattutto, non muterebbe la natura dell’intuizione radicale: ovvero il corpo dell’individuo è la base costitutiva della politica, e la sua meta. Una base antichissima, quasi arcaica (era il “corpo del re”, in origine, a fondare la politica), ma declinata in una chiave attualissima: dunque, nel sistema linguistico e giuridico delle biotecnologie. Delle sue promesse e, aggiungo io, delle sue minacce.

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febbraio 22, 2006 a 6:37 PM

Pubblicato su guviblog, Politica

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