Guido Vitiello

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Abolire le prigioni (e trasformarle in monasteri)

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Valeria-Muledda-Nuclei-vitali-Le-Murate.-Progetti-Arte-Contemporanea-Firenze-foto-Alessandro-Naldi-3Diceva Altiero Spinelli che il carcere è una “piccola società cenobitica”, un monastero che impone al detenuto un insieme di regole ascetiche. L’ultimo capitolo di Abolire il carcere, il libro di Luigi Manconi, Stefano Anastasia, Valentina Calderone e Federica Resta pubblicato da Chiarelettere, ripercorre le tappe di questo perverso noviziato. Si comincia con la matricola, la perquisizione in ogni possibile orifizio, la visita medica, l’abbandono dei segni dell’identità precedente (documenti e oggetti personali), una fase che trova il suo corrispondente monastico nella spoliazione e nella tonsura. Poi si è accompagnati alla cella, non dal priore e dalla comunità dei confratelli, ma da uno stuolo di poliziotti. Comincia allora una vita di preghiera, che in carcere prende la sinistra forma burocratica della “domandina”, la richiesta da compilare e da inoltrare ai numi dell’autorità penitenziaria per ottenere l’accesso ai benefici più elementari. I tre voti religiosi – castità, povertà, obbedienza – sono anch’essi sfigurati in caricatura; specie l’obbedienza, che si traduce nella mimica servile della buona condotta, in un’umiltà affettata dietro la quale (cito ancora Spinelli) “può fiorire una orrida vegetazione di risentimenti, di cattiverie e di pervertimenti”. Leggi il seguito di questo post »

Written by Guido

giugno 21, 2015 at 11:10 am

Piccolo spazio carcerario

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Written by Guido

novembre 23, 2010 at 1:01 am

Luca Coscioni, il medium e il messaggio

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È morto Luca Coscioni, e il guviblog è a lutto. Rare, quasi nulle, sono state le occasioni di incontrarlo: un paio di email che ci scambiammo qualche anno fa, e un cd che avevo composto per lui e gli avevo spedito in dono a Torre Argentina – una sorta di antologia libertaria della canzone italiana.

Così, in mancanza di ricordi personali, ho frugato nel mio archivio di ritagli di stampa e sono riuscito a ripescare uno degli articoli più belli che siano stati scritti su Luca. Su di lui, e sull'”antropologia politica” radicale. L’articolo uscì sul “Foglio” del 19 aprile 2001, con il titolo Luca Coscioni, ovvero il corpo gettato con amore al centro della politica. Ne era autore Luigi Manconi, persona di cui non sempre ho condiviso battaglie e ragioni; condivido invece ogni parola di questo intervento. Dopo le precisazioni di prammatica (in soldoni, dopo aver chiarito che non voterà radicale) Manconi scrive:

Premesso tutto ciò, dico che la candidatura, come capolista, di Luca Coscioni, malato di sclerosi laterale amiotrofica, è una importantissima scelta politica. E non solo perche la rivendicazione che, alla lettera, incarna è sacrosanta (la libertà di ricerca e, in particolare, quella sulle cellule staminali e sugli embrioni sovrannumerari non impiantati); non solo, cioè, per il contenuto di quella scelta, ma proprio per il mezzo – e in politica il mezzo è tutto – cui si ricorre. E il mezzo è né più né meno che Luca Coscioni stesso: Luca Coscioni in carne e ossa, si può dire. Leggi il seguito di questo post »

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febbraio 22, 2006 at 6:37 pm

Pubblicato su guviblog, Politica

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