Trattamento radicale, prima che finisca male
A Piergiorgio Welby, e alla straordinaria testimonianza che sta offrendo con la sua determinazione a rendere pubblica, dunque politica, la sua morte, voglio dedicare una vecchia canzone del cantautore (nonché radicale) Edoardo Bennato: Dotti, medici e sapienti, solco numero cinque del bellissimo Burattino senza fili, (1977), che rileggeva la storia di Pinocchio in chiave anarchica e scanzonata.
Chissà perché, mi torna in mente ogni qualvolta assisto alle surreali discussioni del nostro ceto politico lunare, dove s’invocano meta-commissioni fatte di luminari della medicina, bioeticisti, sacerdoti, filosofi e druidi, che dovrebbero stabilire consensualmente i confini esatti dell'”accanimento terapeutico” e indi deliberare sul caso Welby, come se avessimo un paio di millenni a disposizione… Insomma, tutti gli artefici del girotondo intorno al letto di un moribondo. L’esortazione finale a scappare suona un po’ derisoria, lo so, ma in qualche modo gli dedico anche quella.
E nel nome del progresso
il dibattito sia aperto,
parleranno tutti quanti:
dotti, medici e sapienti.
Tutti intorno al capezzale
di un malato molto grave,
anzi già qualcuno ha detto
che il malato è quasi morto.
Così giovane è peccato
che si sia così conciato,
si dia quindi la parola
al rettore della scuola.
“Sono a tutti molto grato
di esser stato consultato.
Per me il caso è lampante:
costui è solo un commediante”.
“No, non è per contraddire
il collega professore
ma costui è un disadattato
che sia subito internato”.
Al congresso sono tanti,
dotti, medici e sapienti,
per parlare, giudicare,
valutare e provvedere,
e trovare dei rimedi
per il giovane in questione.
“Questo giovane malato
so io come va curato
ha già troppo contagiato
deve essere isolato”.
“Son sicuro ed ho le prove,
questo è un caso molto grave:
trattamento radicale, quindi
prima che finisca male”.
“Mi dispiace dissentire,
per me il caso è elementare:
il ragazzo è un immaturo
non ha fatto il militare”.
Al congresso sono tanti,
dotti, medici e sapienti,
per parlare, giudicare,
valutare e provvedere,
e trovare dei rimedi
per il giovane in questione.
Permettete una parola, io non sono mai andato a scuola
e fra gente importante io che non valgo niente
forse non dovrei neanche parlare.
Ma dopo quanto avete detto, io non posso più stare zitto
e perciò prima che mi possiate fermare
devo urlare, e gridare, io lo devo avvisare
di alzarsi e scappare, anche se si sente male…
Vai, scappa! scappa!
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