Guido Vitiello

Bollettino di un gusano escuálido/2

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Alcuni mi hanno chiesto come mai, da gusano escuálido quale sono, non ho scritto ancora nulla sul ritiro dalle scene di Fidel Castro. È presto detto: aspetto che accada qualcosa di dirompente.

Non so, delle libere elezioni, una commissione per la verità e la riconciliazione che riabiliti le migliaia di vittime di cinquant’anni di dittatura, un qualche straccio di diritto sindacale per i lavoratori cubani. Per il resto, le velleità “cinesi” di Raúl – qualche apertura capitalistica nell’assenza totale di libertà politiche – erano note da anni a chi segue le vicende cubane.

Non ho scritto nulla su Castro, ma qualche castrista ha scritto su di me: la rivista Latinoamerica diretta da Gianni Minà ha infatti recensito, in modo prevedibilmente negativo, Cuba, totalitarismo tropicale (Ipermedium libri) di Jacobo Machover, libro di cui ho curato l’edizione italiana e scritto l’introduzione. La recensione, siglata dalla direttrice responsabile Alessandra Riccio (sul n. 101, 4/2007), precisa che il “lettore paziente” può anche leggere l’introduzione a firma di un tal Guido Vitello (sic).

Monsieur Boviny c’est moi, e ne vado vachement orgueilleux, che è come dire bovinamente fiero. Per carità, non credo che mi abbiano storpiato il cognome di proposito per character killing: si sa da sempre che su questi accorgimenti di editing l’officina Minà non va per il sottile, che si tratti di amici o nemici – anni fa, sulla stessa rivista, il buon Gianni commentava “il discorso di Fidel Castro a Durbans (Sudafrica)”, scambiando ripetutamente una città con un dentifricio.

La verità è che son contento, e anche molto: paventavo che i castristi italiani ignorassero deliberatamente il libro di Machover, come da sempre è loro costume con le opere sgradite, e invece vi hanno dedicato uno spazio assai ampio – cosa tanto più apprezzabile se si pensa che si tratta di un piccolo libro di un piccolo editore, e che dunque non ci sarebbe stato nulla di anomalo o scandaloso nel non parlarne. Peccato solo che la recensione sia singolarmente vuota di argomenti, e che dunque non possa suscitare un dibattito.

Detto questo, c’è qualche altra novità per il mio secondo bollettino editoriale: l’aria da “finale di partita” che avvolge il castrismo ha portato con sé un po’ di libri nuovi sui nostri scaffali. Alcuni sono nuovi per modo di dire: tra le cose viste-e-straviste e le opere nate morte, la Storia di Cuba (Mondadori) del castrista-chavista Richard Gott (già autore del surreale In the Shadow of the Liberator, peana al leader venezuelano) o peggio ancora il volumetto Buon compleanno, Fidel! di Philippe Videlier (Donzelli). Dico “peggio ancora” perché, seppure non apologetico in tutto e per tutto, il libro di Videlier continua ad accreditare – in modo stucchevolmente lezioso e “minimalista” – la versione romanzata e realistico-magica della Rivoluzione cubana. Insomma, per darvi un’idea, il libro si apre con Fidel Castro che spiega a Giangiacomo Feltrinelli la vera ricetta delle lasagne. Roba da “Porta a Porta”.

Ci sono poi due altre novità degne di menzione. Il libello C’era una volta il Che (Simonelli) di Leonardo Facco, invero un po’ sciatto e frettoloso – in gran parte è un collage di citazioni – che però ha il merito di dar voce a una famiglia di persone regolarmente ignorate o perfino derise: le vittime di Che Guevara quando questi comandava la fortezza-prigione de La Cabaña. L’altro libro è Lettera di un padre omosessuale alla figlia (Rizzoli) di Daniele Scalise, che contiene una lunga e bellissima digressione sulle persecuzioni degli omosessuali a Cuba e sulle Umap, i campi di concentramento castristi.

Il bollettino sarà presto aggiornato (nelle intenzioni, quanto meno), non solo perché i libri usciti sono molti altri, ma anche perché l’editore Spirali ha un po’ di novità interessanti, che mi propongo di tenere d’occhio. E poi perché attendo di leggere il libro di Pierre Rigoulot, Coucher de soleil sur la Havane (Flammarion) che ho appena ordinato. Arriverà mai in Italia? Una volta tanto non lo escludo, tanto più che dell’autore – uno dei curatori del Libro nero del comunismo – è già stato tradotto qualcosa.

In conclusione, che dire? Si è aperto davvero qualche spiraglio, l’embargo editoriale sta faticosamente cedendo e forse anche i lettori italiani – come i loro omologhi francesi, inglesi, tedeschi o spagnoli – potranno presto conoscere la verità sul castrismo senza doversi abbeverare a fonti estere.

Tutto questo è normale, mi direte voi: Fidel Castro si ritira dalle scene, e finalmente lo si può denunciare (o studiare) apertamente. È sempre e solo quando cade una dittatura che si può esumare la sua prima vittima, la verità. In effetti questa tempistica sarebbe normale, ma… a Cuba, non qui! La cosa singolare è che sta accadendo in Italia, dove non c’è stata, in questo mezzo secolo, nessuna polizia politica a impedire la diffusione delle notizie.

Ma d’altronde, siamo pur sempre il paese dove la casa editrice che fa capo al presidente del consiglio in carica, anticomunista per “dovere morale”, pubblica libri sulla Revolución che sembrano stampati all’Avana

Written by Guido

Maggio 14, 2008 a 9:45 PM

Pubblicato su guviblog

2 Risposte

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  1. Interessantissimo il discorso su castro , io ricordo bene , ero già appassionato di politica , il momento in cui salì al potere , osannatissimo . E la macelleria ebbe inizio .

    Riccardo Sgreva

    novembre 17, 2017 at 6:02 PM

  2. Peccato non esista più la pagina alla quale rimanda il link cliccando su gusano escuálido.

    Straf

    dicembre 29, 2017 at 11:15 PM


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