Guido Vitiello

Susanna Tamaro a Norimberga. Una telegrafica pagina 69

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Curando una rubrica di critica militare, o meglio marziale, devo cercare i miei precedenti e le mie fonti d’ispirazione non già nelle riviste letterarie ma nella cronaca delle pubbliche esecuzioni.

Prendiamo il caso di Hermann Göring. Condannato a morte per impiccagione, il maresciallo del Reich chiese di essere fucilato, ma il tribunale di Norimberga non gli accordò questo privilegio. Così, attorno alle mezzanotte del 15 ottobre 1946, poco prima che avessero inizio le esecuzioni, Göring si uccise inghiottendo una capsula di cianuro. Le autorità alleate, però, decisero di impiccare ugualmente il suo cadavere. Un atto simbolico doveroso davanti agli occhi del mondo o una maramalderia dei vincitori che era possibile evitare?

Ecco, mutatis mutandis, il plotone di pagina 69 deve affrontare un dilemma simile quando gli compare davanti il nuovo romanzo di Susanna Tamaro, Per sempre, appena pubblicato da Giunti. Leggete anche voi, e considerate la mia situazione.

Di tutta evidenza, la pagina si è già uccisa da sola. Per quel che mi riguarda, il decesso si può situare ragionevolmente alla fine delle prime tre parole – “quello delle viscere” – ma occorrerà sentire il parere del medico militare. “Vicino alle sue radici, l’uomo può concedersi di esistere nuovamente nella sua totalità”. Con che cuore infierire su un esordio simile? “Al momento di andare in pensione, la maggior parte degli esseri umani non desidera altro che un pezzetto di terra”. Le parole viscere, radici, terra e totalità tutte in cinque righe: nemmeno la retorica nazista del Blut und Boden, del “sangue e suolo”, riusciva a distillare in così poche parole un tale odio per la civiltà delle macchine. “Con il cemento nelle vene non posso più sognare”. Come accanirsi su una frase così? “Farò le marmellate”. Ovunque si frughi, è già morte e decomposizione.

Ma guai a sottovalutare le minacce del kitsch pastorale. Leni Riefenstahl cominciò con i Bergfilm e gli Heimatfilm, idilli campestri e montani degni di Heidi, e finì per filmare Adolf Hitler che discende in aereo su Norimberga accompagnato dalle note di Wagner. Ecco, se ricordate nel 1997 la Tamaro dichiarò che la sua opinione poteva spostare milioni di voti, e lo dichiarò per giunta a un settimanale tedesco. Per parte mia, non vorrei mai vivere in un paese dominato da viscere, radici, terra e totalità. Sono urbano, cerebrale, sintetico, sradicato e schizoide, e se non bastasse mi piace pure McDonald’s.

Direi quindi che c’è tutto quel che serve per procedere: caricate, puntate, fuoco! La storia mi assolverà.

Written by Guido

maggio 11, 2011 a 12:20 pm

Una Risposta

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  1. […] L’articolo è QUI. […]


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