Il blog di Guido Vitiello

Una caduta di stile del Post

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Il Post non è il Fatto Quotidiano, ed è il motivo principale per cui leggo il Post e non il Fatto Quotidiano (o meglio, leggo il Post per informarmi e il Fatto per spiegare ai miei studenti come non si fa informazione). Proprio per questo il Post non dovrebbe comportarsi mai come il Fatto Quotidiano, nemmeno alla lontana, specie perché il suo direttore, Luca Sofri, nel 2004 scrisse un articolo che era quasi un manifesto, La sinistra che è uguale alla destra, dove si censuravano tutti i vizi di cui il Fatto (che non esisteva ancora) sarebbe diventato poi il campione indiscusso. Le differenze sono semplici: il Post non fa informazione pettegola e persecutoria, non si accoda ai linciaggi, non trucca le carte in tavola, non dà spago ai bugiardi professionisti muniti di archivio, non presta il fianco alla più bieca destra forcaiola abusivamente accampata a sinistra, non affida le proprie prese di posizione a corsivetti maligni, dietrologici e in ultimo stupidi.

E allora proprio non mi va giù che ieri il Post abbia dedicato alla scelta dei deputati radicali di partecipare al voto di fiducia un commento redazionale che è demenziale (absit iniuria) dalla prima all’ultima parola. Non solo è demenziale: è becero, arrogante, pressapochista, sovreccitato e pieno di banalità, immagino a seguito di un’incazzatura redazionale collettiva (cose che capitano). Insomma, se non è un articolo del Fatto poco ci manca. Da ieri, ogni tanto, vado sul sito del Post sperando di trovare, che so, una pubblica ammenda nel loro stile ammiccante, una cosa come “Ok, avevamo il sangue alla testa, scusate”, ma temo che sarò deluso. Metto subito le cose in chiaro: difendo convintamente la scelta radicale di onorare il parlamento come luogo supremo dell’azione politica, scelta talmente ovvia e civile che solo in tempi così grami vien da definirla nobile. Difendo un po’ meno il modo timido e tortuoso in cui alcuni tra gli stessi radicali (non Pannella) l’hanno rivendicata: non puoi annunciare una scelta di principio, a salvaguardia delle istituzioni e del parlamento, e poi battere il tasto sul fatto che è stata ininfluente. Se la scelta è giusta, devi accettare il rischio che sia influente, e che possa influire causando effetti che non ti piacciono. Ma non è la prima volta che questo accade, e ho un paio di tristi ipotesi al riguardo (le rimando a un’altra occasione).

Il commento del Post è demenziale a partire dal titolo: Non ci sono più i radicali. La frase è tecnicamente priva di senso, prima di tutto quello letterale: in parlamento, di tutta l’opposizione, c’erano solo i radicali, erano gli altri semmai a latitare. Si voleva forse dire che i radicali non ci sono più in senso politico? Anche questo è ovviamente falso: se ha dimostrato qualcosa, il voto di ieri, è che i radicali esistono ancora, piaccia o meno, e che non si sono disciolti in nessun grande fronte democratico e progressista contro le forze oscure della reazione. O forse si voleva sottintendere il ritornello “non ci sono più i radicali di una volta”? Anche questa sarebbe una sciocchezza colossale: basta ricordare la vecchia storia degli autoconvocati, la difesa all’ultimo sangue del parlamento del 1993, il cosiddetto “parlamento degli inquisiti”, quando tutti gridavano allo scioglimento delle Camere “delegittimate” (cosa che non erano: erano squalificate, semmai); o altre scelte affini, come il rifiuto della conventio ad excludendum contro il Msi (quando erano davvero fascisti) e il tentativo di formare un gruppo tecnico al parlamento europeo con Jean-Marie Le Pen, al solo fine di garantire pienezza di diritti a tutti i parlamentari, anche agli appestati. Insomma, i radicali fanno quello che hanno fatto sempre, o spesso: prendere molto sul serio il parlamento. E quindi che vuol dire, il titolo? Niente. Forse, umoralmente, può significare “noi del Post con i radicali abbiamo chiuso”, e allora basta dirlo chiaro (tra l’altro, come ogni radicale di vecchia data, questa cosa la penso almeno una volta all’anno, l’ultima è stata in occasione dell’appoggio a De Magistris).

Ma è demenziale anche l’occhiello: Col voto di oggi hanno fatto il contrario di ciò per cui sono stati eletti, e squalificato le grandi battaglie. La prima affermazione, come vedremo, è falsa comunque la si intenda, la seconda è stupida, sovreccitata e da linciatori. La si può tradurre così: “Non partecipando al tentativo piuttosto disperato di ‘mettere in imbarazzo’ il governo con il mezzuccio di far saltare (forse) il numero legale, i radicali hanno infangato retrospettivamente la battaglia per il divorzio”. Tecnicamente demenziale.

Dice il Post che la scelta di essere presenti al discorso del premier alla Camera era difendibile, non quella di partecipare al voto di fiducia: ieri era ieri, chiacchiere e distintivo. La partita si giocava oggi. Se ne deduce che una scelta di principio ha senso solo se è ininfluente, chiacchiere e distintivo appunto, altrimenti prevale il criterio della guerra per bande. Curiosamente, l’articolo aggiunge che la partita, come si è poi capito, sarebbe stata persa comunque, anche se i radicali avessero aderito alla scelta delle opposizioni che era a conti fatti sicuramente vincente. Di nuovo, qualcuno mi spieghi, perché suona demenziale. La scelta era così sicuramente vincente che avrebbe sicuramente perso, con o senza radicali? O qualcuno ha sbagliato i conti e vuole riversare sui radicali la figura barbina per distogliere l’attenzione dal proprio fallimento? Tutto questo senza contare la strana impressione di schizofrenia che avrebbero dato dei deputati che il giorno prima dicono che bisogna onorare il parlamento e il giorno dopo disertano l’aula. Ma questo al Post non interessa, la filosofia è: fate pure il vostro show istituzionale, ma quando servono i vostri (non) voti per cose più serie siete pregati di tornare all’ovile.

Il commento prosegue dicendo che l’opposizione fa bene (…) a investire nel logoramento progressivo della maggioranza politica, a forza di nuovi colpi ben assestati. Il che la dice lunga non tanto sull’inesistenza politica e strategica dell’opposizione, ma sul fatto che il Post ci si è rassegnato. Spacciare per partita epocale una tattica un po’ meschinetta e intrinsecamente perdente (o meglio: da perdenti) è davvero il segno che siamo alla frutta. Così come è istituzionalmente indecente lo spettacolo di una vicepresidente della Camera che si sente offesa o tradita dalla presenza di deputati che vengono a votare, e che li chiama addirittura “stronzi”. Ma d’altronde è la stessa che partecipò in aula al coretto “P2, P2” contro Cicchitto, tanto per far capire la sua totale mancanza di rispetto per il ruolo che ricopre. “D’accordo, ma quegli altri sono peggio”, si dirà. E allora? Una sinistra che non è uguale alla destra queste cose non le fa, e se è il caso chiede alla Bindi di farsi da parte per manifesta inettitudine al ruolo.

Ancora il Post: se era formalmente accettabile la posizione dei radicali ieri – quando avevano sostenuto di non aderire a un’iniziativa di facciata e sterile che suonava sottrazione di responsabilità – la loro dissidenza dalla strategia delle opposizioni di oggi non può essere letta come un modo legittimo e indipendente di fare opposizione: è stato senza possibilità di dubbio un modo di diventare maggioranza. Formalmente accettabile da chi? Non è chiaro. Ma è un modo per dire: i radicali difendano il parlamento solo se è a costo zero, quando invece si tratta di abbattere er puzzone, chi se ne frega delle chiacchiere e del distintivo e dei formalmente. La logica dell’à la guerre comme à la guerre, criticata in quel vecchio articolo di Sofri. Perché è per difendere il parlamento come luogo della politica e dell’esercizio dell’opposizione che i radicali hanno fatto quel che hanno fatto, non solo per contrastare “un’iniziativa di facciata e sterile”, che di quelle il Pd ne lancia una a settimana. La cosa del “diventare maggioranza”, poi, è così demenziale che non merita un commento. Sorvoliamo pure sulla scelta di un termine come “dissidenza”, che sa di Pci del 1977, con la differenza che il Pci del 1977 era un partito degno del nome e dell’interlocuzione. Basta leggere l’onesto intervento di Roberto Giachetti per capire tante cose: non solo che il linciaggio mediatico a cui il Post ha aderito con slancio si basava sul quasi nulla, ma anche che la storia della “dissidenza” è una sciocchezza: è il Pd che non vuole parlare con i radicali, autosospesi da un pezzo, e si limita a convocarli quando ha bisogno di qualche voto per attuare strategie sulle quali non si scomoda neppure a consultarli. Un comportamento da vecchio Pci con i partiti satelliti, ma siamo alla tragedia volta in farsa. Prendersi gli insulti o perfino gli schiaffi da Pajetta aveva un senso, prenderseli da Rosy Bindi è degradante.

Proseguiamo: I deputati radicali si sono sottratti al mandato dei loro elettori e alla loro responsabilità prima: battere il governo, far sì che la loro compagine e i suoi principi e progetti possano tornare a governare. Anche questa frase è demenziale. Non tanto e non solo a lume di Costituzione, non scomodiamo ancora una volta la questione, pur rilevante e sempre negletta, del vincolo di mandato. Mettiamo pure che un tale vincolo esista. Qual era il mandato degli elettori? Anzitutto governare con il centrosinistra, non già “battere il governo” (certo, poi hanno vinto quegli altri). Governare implica stare tutti insieme e fare molti compromessi (cosa che ai tempi del secondo governo Prodi, mi pare, i radicali fecero con lealtà). L’opposizione richiede anch’essa coordinamento, ma ovviamente consente maggiori spazi di libertà (i governi cadono, le opposizioni no). Spazi che, aggiungeremmo, sono stati concessi ad alleati ben più sleali e infidi. Ad ogni modo, mettiamo pure che il mandato fosse “fare opposizione”. Che cosa fa l’opposizione parlamentare? Combatte il governo in parlamento, che è la ragione per cui stipendiamo dei deputati. Cioè, quello che hanno fatto ieri i radicali, rinunciando a usare un mezzuccio regolamentare per far apparire una maggioranza minoranza (Giovanni Fontana ha ricordato il caso in linea di principio simile dell’astensione al referendum). “Eh, ma i radicali sono sempre stati maestri di tecniche parlamentari”, si potrebbe dire. Ammettiamo pure che sia così (c’è da discuterne): ma davvero un grande schieramento a vocazione maggioritaria, che si candida a governare, può usare gli strumenti di guerriglia legale che usava un manipolo di deputati schiacciati tra Dc e Pci negli anni Settanta? Quanto poi all’esistenza di una “compagine” con “principi e progetti”, direi che non c’è bisogno di commenti. Se il Post conosce uno solo di questi principi e di questi progetti, lo comunichi anche a noi e ne saremo lieti, altrimenti son chiacchiere (senza distintivo). Quel che si vede è un’accozzaglia composta da un partito senza lineamenti (Pd), un partito di destra qualunquista (Idv), un partito di sinistra velleitaria (SeL) e una palude di democristiani o addirittura ex fascisti. Da quali “principi e progetti” avrebbero deviato i radicali, che quanto meno sono fedeli ai propri, di principi e progetti?

Hanno lavorato per il governo, e il governo non può che essergliene grato: nei risultati il loro voto non è giudicabile diversamente da quelli di Scilipoti, Calearo, eccetera. Questa no, questa è robaccia da Fatto Quotidiano. Una frase che non mi sarei mai aspettato di leggere sul Post, ma semmai nei corsivetti di un Travaglio, di un Corrias o di altri specialisti del sofisma lutulento.

E poi: non si vede perché un partito debba perseguire l’opposto delle proprie intenzioni dichiarate. Demenziale. Dichiarate da chi? E quali? Combattere il governo? Con qualunque mezzo, ad ogni costo, in tutti i modi, à la guerre comme à la guerre? I radicali erano in aula a votare contro la fiducia, tanto basta. Se non hanno aderito alla carnevalata del finto Aventino, ci vuole una bella faccia tosta a dire che hanno perseguito “l’opposto delle proprie intenzioni dichiarate”. Hanno usato la via maestra per ottenere il fine che quegli altri non hanno ottenuto passando dalla porta sul retro. Insomma, è un po’ la storia di Renzo e Lucia che provano a sposarsi con un trucchetto canonistico, e le cose gli vanno storte.

A meno di non pensare che le intenzioni dichiarate siano diverse da quelle effettivamente perseguite. Oppure, di andare dietro alle più credibili e deprimenti considerazioni sulla meschina ricerca di visibilità dei coinvolti e di chi li ispira nel loro partito. Puro Fatto Quotidiano, processo alle intenzioni (di Pannella, non nominato), dietrologia sciatta e incapacità perfino di concepire una posizione che non sia stritolata nella guerra per bande. Tornate in voi, amici del Post! A volte le persone si comportano in un modo perché lo ritengono giusto, non per “meschina” (sic) fame di pubblicità o per tenere in vita (con chissà quali loschi fini o baratti) il governo Berlusconi.

La chiusa, poi, è non solo demenziale, ma anche arrogante: Ci sono, nel partito Radicale, ancora molte persone stimabili e integre: sarebbe il caso che lo dimostrassero con un giudizio chiaro sulla giornata dei loro compagni alla Camera. Sa di cura d’anime cattolica o stalinista, in una parola sa di Rosy Bindi: un appello ai radicali “integri” (gulp!) perché si dissocino dai loro compagni a quanto pare “non integri”. E com’è che quei cinque hanno perso l’integrità (addirittura)? Andando in aula a votare contro il governo, cioè facendo ciò che ogni opposizione ha il dovere di fare. Demenziale e arrogante, quanto è demenziale e ricattatoria l’ultima frase: se gli integri non si dissoceranno, sarà difficile continuare a dire credibilmente tutte quelle solenni cose sulle grandi battaglie radicali. Cioè, se gli altri iscritti radicali non faranno i penitenti a capo chino, smetteremo di dire, che so, che l’introduzione del divorzio è stata una buona cosa. Io ragionavo così fino a otto-nove anni: la mamma non mi dà le caramelle, e allora dico che è brutta e non le voglio più bene. Poi sono cresciuto, e oggi direi semplicemente che la mamma è bella e buona, ma che magari non condivido le ragioni per cui ha deciso di non darmi le caramelle. E già che ci sono, mi chiedo pure se non ho sbagliato qualcosa anch’io, per indurla a non darmele.

Un articolo demenziale, nel senso specifico di privo del lume della ragione, della mens. Al Post tutto sono fuorché dissennati, anzi è un posto pieno zeppo di persone intelligenti, e sono sicuro che molti di loro si saranno accorti, a mente fredda, della grossolana caduta di stile. E allora, se ci sono giornalisti integri del Post, si dissocino. Altrimenti sarà difficile continuare a dire credibilmente tutte quelle solenni cose ecc. ecc. (seguirebbe smiley ammiccante, ma sugli emoticon ho fatto obiezione di coscienza).

Written by Guido

ottobre 15, 2011 a 7:36 pm

Pubblicato su Politica, Stampa

29 Risposte

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  1. condivido il tuo commento
    da cima a fondo

    franco rivera

    ottobre 15, 2011 at 8:02 pm

  2. Che l’articolo del Post fosse stato scritto in un impeto di incazzo non molto ragionato credo sia stato chiaro a tutti – anche perchè ricordo che è apparso sul sito ma neanche un quarto d’ora dopo la fine della votazione, e voglio dire, manco Habermas riuscirebbe a scrivere qualcosa di ragionato a freddo in un tale time span. Diciamo che la posizione l’ha difesa molto bene, e verrebbe da dire da par suo se non suonasse così terribilmente rétro, Francesco Costa sul suo blog. Still, come dicevo altrove, a me sembra che l’articolo has a point: non certo nell’attacco insensato – ed è vero, francamente un po’ brezneviano – al drappello radicale, ma in una frase che, al netto dell’eloquio incontrollato da incazzo, a me è parso sollevasse un punto importante.
    “la loro dissidenza dalla strategia delle opposizioni di oggi non può essere letta come un modo legittimo e indipendente di fare opposizione”: non sono d’accordo, nel senso che non vedo perché non dovrebbe essere un modo legittimo di fare oposizione, ma il punto a me sembra proprio il modo in cui questa “dissidenza” verrá letta (dall’elettorato, e non intendo l’elettorato radicale, o quello PD, jntendo l’elettorato at large). E cioè, credo, pressapoco come una conferma della solita storia: sì, certo, B. è impresentabile, ma quegli altri son sempre divisi su tutto, rissosi, litigiosi, non riescono a mettersi d’accordo su nulla.
    E poi certo che è ovvio che la responsabilità in questo caso è essenzialmente PD, con gli attacchi forsennati e la corsa ad alzare i toni che garantiscono solo che le prime pagine dei giornali siano dedicate allo scazzo PD-Radicali invece che a un governo alla canna del gas; ancora, è ovvio che il PD non aspetta altro che pretesti del genere per mollare i Radicali e gettarsi fra le infide braccia Idv. Ma era assolutamente prevedibile questo attacco, così come è prevedibile quella che diventerà la vulgata di questa storia; altrettanto si puó dire del mondo in cui la gente la intenderà, cioè, per l’appunto, come una conferma del fatto che “l’opposizione” non è né pronta né affidabile in vista di un incarico di governo. Ecco, dico solo che questa cosa potrebbe rivelarsi un mero errore di politica comunicativa, ma gravido di conseguenze. Poi certo, non è che questo comporti il non fare mai nulla solo per principio, solo perché è giusto, a causa del timore di “chissà cosa pensa poi la gente”, ma spero che si sia capito quello che volevo dire.

    Edoardo l'Addolorato

    ottobre 16, 2011 at 1:37 am

    • Capisco benissimo, ma pensa solo a questo: i radicali hanno candidato Toni Negri – dico: Toni Negri – nel 1983, e da questo puoi intuire quanto poco tengano in conto il “chissà cosa pensa poi la gente”. Ho citato un episodio a caso, ma ce ne sono a bizzeffe, e tutti ben più “suicidi”, dal punto di vista comunicativo, di questa inezia di ieri. Può darsi che sia un loro limite, ma sono fatti così.

      unpopperuno

      ottobre 16, 2011 at 1:48 am

      • Senza dubbio, e che “siano fatti così” è sicuramente uno dei motivi per cui continuano ad esercitare fascino e per cui hanno sviluppato nel tempo – sia detto in senso tecnico, non denigratorio – un vero e proprio cult following – voglio dire, io per esempio ammetto di essere vittima del principio di auctoritas quando Emma Bonino dice qualcosa, qualunque cosa.
        Al tempo stesso, però, per usare categorie pop e semplificare al massimo, sebbene sia chiaro a chiunque ci rifletta un po’ che in questa tormentata relazione i “cattivi” – e non da venerdì – siano quelli del PD, è innegabile che nell’immaginario collettivo i “cattivi” rimarranno invece i Radicali. Certo che è una sciocchezza, certo che è un rinunciare a volerci capire davvero qualcosa, ma mi sembra difficile negarlo, e non credo che sia proprio inutile pensarci su, a posteriori. Anzi, mi sembrerebbe controproducente non volercisi soffermare neanche un momento.

        Edoardo l'Addolorato

        ottobre 16, 2011 at 1:11 pm

  3. Curiosità: quando sarà possibile tornare a chiedere conto ai politici italici dei loro comportamenti a prescindere da eventuali responsabilità penali accertate? Siccome il temine “accountability” è intraducibile in italiano, allora i “liberali” italiani possono farne a meno?

    jollyjokerreturns

    ottobre 16, 2011 at 1:56 am

    • Già, quando? Direi: quando si farà un’altra legge elettorale che sia veramente democratica, quando si cambieranno i meccanismi di selezione all’interno dei partiti (o meglio quando si renderanno i partiti più simili a quanto prescrive la Costituzione), quando si farà quell’anagrafe pubblica degli eletti e dei nominati che propongono da anni i radicali, quando ci sarà un servizio pubblico degno del nome, quando il processo elettorale avverrà nella legalità ecc. In presenza di queste e altre condizioni, potrà esserci una parvenza di accountability. Ora come ora, sono oligarchi impuniti e impunibili, come i magistrati.

      unpopperuno

      ottobre 16, 2011 at 2:06 am

      • Quindi, intanto che aspettiamo il regno della libertà, non chiediamo accountability, anzi, giocherelliamo in parlamento in base a principi anarcoidi, in attesa che il tempio crolli per riedificare. Fa molto Pcdi anni ’20.

        jollyjokerreturns

        ottobre 16, 2011 at 2:13 am

      • Ah, non avevo capito che il tuo fosse un commento capzioso, ti avevo risposto nel merito. Mi accorgo, però, che il merito non c’è.

        unpopperuno

        ottobre 16, 2011 at 2:24 am

  4. Ahi ahi, sempre a prendere lucciole per lanterne, occhio!

    jollyjokerreturns

    ottobre 16, 2011 at 2:25 am

  5. L’articolo sarebbe condivisibile se il comportamento dei Radicali si fondasse effettivamente su quanto scritto in questo post. Tuttavia, la sensazione è che non sia così, le motivazioni avanzate dai Radicali non raccontano di quanto sopra. In questi senso, mi sembra sufficiente guardare l’atteggiamento tenuto con Romano, esattamente in contraddizione. L’appassionato sfogo contro il Post, in questo senso, mi pare un po’ sprecato. Per difendere Pannella e quei sei là? Per attaccare Bersani? Per raggiungere un’ideale “ciò che è giusto è giusto”?

    federico

    ottobre 17, 2011 at 2:04 am

    • Sui “la sensazione è che…” non mi esprimo, ognuno ha le sue (ma ho citato quanto meno dei precedenti che delineano una visione della lotta politica). Ma su Romano sbagli: i radicali erano in aula, si sono astenuti dal voto e hanno invocato l’amnistia, con tanto di striscioni. Dov’è la contraddizione?

      unpopperuno

      ottobre 17, 2011 at 2:18 am

      • I precedenti, nel caso di un partito, non mi sembrano aiutino a capire, visto che creano un filo tra i comportamenti di una moltitudine unita solo da un simbolo. Qui ci sono sei persone e quelle sei persone, dalle loro dichiarazioni (anche quelle che sottolinei “siamo stati irrilevanti per il numero legale”), mi sembra avessero in mente tutt’altro rispetto a quanto scrivi, non ultimo lo scopo di rompere le uova nel paniere del pd, legittimo, non legittimo, ognuno ha il suo pensiero. Quanto a Romano non mi sbaglio affatto, essere presenti in aula, astenersi e invocare l’amnistia con tanto di striscioni è un comportamente in contraddizione con quanto affermi, rispetto del parlamento, ecc., ma soprattutto coerente col motto à la guerre comme a la guerre, non mi sembra per nulla differente.

        federico

        ottobre 18, 2011 at 10:36 am

      • Due obiezioni molto capziose. La storia, la tradizione e l’ideologia di un partito contano e come (ciascuno di noi può dire “io” anche se nel corso di una vita ha cambiato tutte le cellule del proprio corpo), e i cinque radicali in questione non hanno affatto detto quel che sostieni tu. Pannella spingeva per la presenza in aula, Bonino aveva fiutato il trappolone e voleva fare una concessione alla furbizia, i cinque si sono sentiti sotto una tempesta e hanno messo le mani avanti dicendo “comunque non siamo stati rilevanti”. Chiaro che non condividessero la strategia del Pd, proposta peraltro da Casini, ma bene hanno fatto: era una strategia perdente e stupida. Quanto a Romano prendi fischi per fiaschi, perché astenersi su una votazione per differenziarsi dal gruppo e poter così prendere la parola in parlamento e rivolgersi al paese (peraltro su una grande questione di legalità) non ha nulla, ma proprio nulla a che fare con il trucchetto del numero legale. Con il motto “à la guerre comme à la guerre” mi riferivo (come Sofri) all’usare metodi e argomenti scorretti pur di abbattere l’avversario. Non è questo il caso.

        unpopperuno

        ottobre 18, 2011 at 6:52 pm

  6. Se c’è qualcuno che meriterebbe una cattedra di giornalismo, costui è proprio Marco Travaglio. Per essere stato, per anni, la spina nel fianco di uno scandalosa plutocrazia, e per avere, a questo scopo, contribuito a fondare un grande giornale. Potessi farlo, negherei anche un soldo delle mie tasse a chi si permette di insegnare che quello di Travaglio è il modo di non fare giornalismo (toglierei anche i finanziamenti pubblici ad un giornale che so io, famoso per essere liberista col culo degli altri, ma questo è un altro discorso).

    iostoconglieroi

    ottobre 17, 2011 at 12:27 pm

    • Plutocrazia, ah! Ecco il sostrato fascista che viene a galla.

      unpopperuno

      ottobre 17, 2011 at 12:30 pm

      • Prevedibile…comunque ad essere precisi ho scritto plutocrazia, non demo-giudo-plutocrazia.

        iostoconglieroi

        ottobre 17, 2011 at 1:17 pm

  7. Per quel che mi riguarda concordo pienamente con quanto scritto in questo post, dall’inizio alla fine.
    Su Travaglio sono d’accordo; è paragonabile a Belpietro per quel che mi riguarda. Il tipo di giornalismo è lo stesso e lo traduco personalmente con una sola parola: fazioso. Se posso aggiungere anche un’altra cosa, penso che il tifo giornalistico è uno dei modi più sbagliati di esercitare il mestiere della cronaca e della verità. Il tifo è sempre di parte, ha il paraocchi e non ascolta le repliche. O forse le ascolta solo per poter ribadire successivamente la propria convinzione (spesso sbagliata). Travaglio, insieme a Belpietro, è l’emblema del giornalismo italiano ed è assolutamente inserito nel contesto dei “media faziosi” che lui afferma di combattere.
    Per quanto riguarda il comportamento dei Radicali sono, ancora una volta, a favore di quanto scritto sopra. I tempi dell’Aventino lasciamoli agli anni del fascismo. Adesso, che dovremmo essere in democrazia, gli avversari politici si combattono dentro l’aula del Parlamento a suon di voti; e si combattono in campagna elettorale. Gli avversari politici, soprattutto quando sbagliano, non si combattono lasciando l’aula.

    G.T.

    ottobre 18, 2011 at 8:26 pm

  8. “Capziose”, non mi sembrava affatto, ma ormai è sempre così, da un parte come dall’altra. Si faceva per discutere ma a quanto pare le verità stan tutte nelle tue tasche, l’ultima tua risposta mi sembra faccia acqua da ogni parte, votata com’è alla mera difesa dell’affermato (sulla questione Romano poi mi pari completamente fuori strada, oltre che meramente assertivo, “non è questo il caso” ma son soprattutto frasi come “ciascuno di noi può dire “io” anche se nel corso di una vita ha cambiato tutte le cellule del proprio corpo”, perdonami, che sembrano piuttosto sciocche). Comunque tolgo il disturbo.

    federico

    ottobre 19, 2011 at 12:39 pm

    • Nessun disturbo, ci mancherebbe, ma se torni a visitarmi porta al pic-nic anche degli argomenti, e difendili.

      unpopperuno

      ottobre 19, 2011 at 12:41 pm

      • Mah, questo continuo e sottile deridere l’interlocutore, chissà che ci trovi.

        (Argomenti del pic-nic: “Ciascuno di noi può dire “io” anche se nel corso di una vita ha cambiato tutte le cellule del proprio corpo”)

        federico

        ottobre 21, 2011 at 1:26 pm

      • Non capisco cosa trovi di strano nell’esempio di un organismo che rimane portatore di un’identità anche se le cellule al suo interno si avvicendano, è un esempio come un altro. Tu sostieni che è sbagliato ripercorrere la storia di un partito perché “ci sono sei persone” e il partito è “una moltitudine unita solo da un simbolo”, io sostengo invece che la storia conta, e che quei sei parlamentari vi appartengono, e che sono diventati militanti di quel partito perché ne condividevano l’ideologia, le scelte e lo stile. D’altronde, è quel che hanno rivendicato nelle loro pur tentennanti dichiarazioni, dunque dico quasi un’ovvietà. Dire invece che un partito è “una moltitudine unita solo da un simbolo” (nemmeno fosse un tram) mi pare una tesi insostenibile, e se hai argomenti per sostenerla portali al pic-nic.

        unpopperuno

        ottobre 21, 2011 at 3:36 pm

  9. Certo che i radicali non hanno fatto niente di male. Però facciamo un processo breve alle intenzioni: io penso sia stato un gesto pubblicitario. I radicali secondo me si sono staccati progressivamente dal Pd quando hanno capito che le elezioni si stavano avvicinando. Serve per acquisire visibilità, ma non ho molto capito il senso. Con l’auto-esclusione dal Pd alle prossime elezioni un apparentamento con il Pd non credo sarà possibile e quindi non torneranno in Parlamento. Contenti loro, evidentemente gli bastano i soldi che i contribuenti italiani elargiscono a Radio Radicale.

    Bernardo Romiti

    ottobre 20, 2011 at 4:07 pm

  10. Il sig. G.T. può forse trovare un aiuto per capire la differenza tra Belpietro e Travaglio in questi due stralci di voci da Wikipedia che descrivono i rispettivi giornali.

    Il Fatto:
    Lo statuto della società prevede che il capitale sociale (600.000 euro alla data di chiusura esercizio 2010) sia suddiviso in tre tipi di azioni:[12]
    Categoria A, destinata agli azionisti imprenditori
    Categoria B, destinata agli azionisti operatori (giornalisti redattori)
    Azioni speciali (non ancora emesse), destinate a lettori e abbonati
    Lo statuto della società prevede l’impossibilità di avere un azionista di controllo, in quanto nessun socio può eccedere la quota massima del 16,67% del capitale sociale. Inoltre gli azionisti imprenditori (categoria A) non possono detenere in totale più del 70% del capitale. Questo impone che per le delibere più rilevanti non si possa prescindere dall’assenso dei giornalisti (Categoria B), è necessaria infatti una maggioranza qualificata del 70% più uno per decisioni riguardanti ad esempio la linea editoriale o la nomina del direttore di redazione.

    Vediamo ora Libero
    Dal 2001 il quotidiano è di proprietà del gruppo Angelucci, attivo nel settore della sanità e dell’immobiliare. Con l’aiuto della banca romana Capitalia, gli Angelucci hanno investito 30 milioni nel quotidiano, trasformandolo da giornale regionale a giornale nazionale.[12]. Nel 2003 Libero ha chiesto ai proprietari del bollettino «Opinioni nuove» di prendere in affitto la testata. Il quotidiano è diventato ufficialmente il supplemento dell’organo ufficiale del Movimento Monarchico Italiano. In questo modo ha potuto beneficiare di 5.371.000 euro come finanziamento pubblico agli organi di partito[13], secondo quanto previsto dalla Legge 7 marzo 2001, n. 62[14]. Nel 2004 Libero ha comprato la testata «Opinioni nuove» e si è poi trasformato in cooperativa per ottenere i contributi per l’editoria elargiti alle testate edite da cooperative di giornalisti. Dal 2007 il quotidiano è edito dalla Editoriale Libero s.r.l., che fa capo alla Fondazione San Raffaele, struttura ospedaliera di Ceglie Messapica, in provincia di Brindisi. La testata è tuttora di proprietà del gruppo Angelucci.

    Nei sette anni che intercorrono dal 2003 al 2009, Libero ha beneficiato di contributi pubblici per 40 milioni di euro[15]. Nel 2006 Libero ha chiuso il bilancio con profitti per 187 mila euro[12].

    Nel febbraio 2011, l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (Agcom) con la delibera 63/11/CONS, ha sanzionato il senatore Antonio Angelucci per omessa comunicazione di controllo per i giornali Opinioni Nuove Libero Quotidiano (Libero) e Il Nuovo Riformista. La Commissione Consultiva sull’editoria presso la Presidenza del Consiglio, preso atto della sanzione comminata dall’Agcom, ha stabilito che i due quotidiani dovranno restituire i circa 43 milioni di euro di contributi percepiti negli anni 2006-2010 [16].

    iostoconglieroi

    ottobre 21, 2011 at 6:40 pm

    • Purtroppo in Italia si è ancora ancorati al fatto che si deve per forza essere servi del proprio padrone, o che comunque chi ha una società con un azionista di maggioranza è un servo mentre chi non ce l’ha è un uomo libero.
      Prima di tutto essere senza azionista di maggioranza non è un problema e non sancisce la libertà e la verità di un giornale. Se proprio dobbiamo essere chiari Il Fatto non ha bisogno dell’azionista di maggioranza inteso come persona fisica, il suo azionista di maggioranza è un’idea: “l’anti-berlusconismo” così come l’azionista di maggioranza di Libero non è Berlusconi ma è il Berlusconismo.

      La storia insegna che la verità non è mai da una parte, soprattutto se una parte è estrema e crea giornali soltanto per aumentare consensi nell’opinione pubblica (Il Fatto è nato perchè Travaglio & Co. volevano finalmente scrivere dei maxi titoli sul loro giornale contro Berlusconi e Libero è nato perchè Feltri voleva scrivere maxi titoli sul suo giornale su tutto quello che voleva e che gli passava nella mente).

      Poi, Travaglio e Belpietro non sono i loro giornali. Perchè, in Italia, se sei di destra, o sei in una società che tende al centro-destra, sei un servo di Berlusconi mentre se sei di sinistra sei un uomo libero che esprime le proprie idee coraggiosamente?! Altro mistero italiano.
      Poi, per farti un esempio, ogni singolo inviato de “Le Iene” è contro Berlusconi sia come politico che come uomo, eppure stanno lì e fanno il loro (ottimo) lavoro. Vuoi dire che anche loro sono servi del padrone?

      Per la tua prossima risposta ti prego di non citare un articolo, o due, tratto da wikipedia (a meno che non l’hai scritto tu ma mi sembra difficile) e di portare le tue ragioni così come faccio io.

      Grazie, ciao.

      G.T.

      ottobre 21, 2011 at 6:52 pm

  11. Signor G.T., duole notare che Lei non ha capito. Per favore rilegga la voce di wikipedia che ho più sopra riportato. Non faccia economie e non lesini energie, rilegga anche 10 volte, se le serve. L’importante è che Lei ne venga fuori, il resto non conta.

    iostoconglieroi

    ottobre 26, 2011 at 1:17 pm

    • Signor iostoconglieroi, e spero vivamente che uno di questi “eroi” non sia Travaglio altrimenti è la fine, come ho già scritto precedentemente farebbe meglio a portare argomentazioni serie, scritte da Lei, che spieghino perchè Travaglio merita “una cattedra di giornalismo”, perchè Il Fatto è “un grande giornale”, come mai “quello di Travaglio è vero giornalismo”, perchè “leverebbe i soldi delle sue tasse ad alcuni giornali per darli a Il Fatto”.

      Quando mi risponderà in modo serio, concreto, con argomentazioni valide scritte da Lei e non citando per il 99% del suo post cose scritte da altri, allora io continuerò a rispondeLe e “se serve” le rileggerò altre 10 volte. Il post che Lei ha messo non merita più di una lettura veloce perchè non spiega affatto quello che Lei vuole argomentare.

      Detto questo, dato che si finge molto educato e pacato dando anche del Lei alle altre persone, conviene con me con il fatto che “Lei non ha capito non è educato” ma generalmente si dice “forse mi sono spiegato male”. Ma da chi farebbe chiudere alcuni giornali perchè non ritenuti “all’altezza” de Il Fatto, dimostrando un certo grado di censura proprio del fascismo (e do ragione all’autore del post), non posso aspettarmi molto.

      Ciao.

      G.T.

      ottobre 26, 2011 at 1:25 pm

  12. Signor G.T., sarà che io non mi spiego, ma Lei a quanto pare ed a causa di questo, non capisce davvero mai! Ad esempio, io mai proposi di chiudere certi giornali; per quel che conta propongo, ma meglio sarebbe dire spero, anzi sogno, che certi giornali, tra cui quello su cui scrive il soprastante signore che presume di potere insegnare cosa è e cosa non è giornalismo, smettano di campare di finaziamenti pubblici in quanto organi di fantomatici movimenti politici inventati allo scopo di dirottare su di sé medesimi i finanziamenti suddetti. Io spero che venga un’alba radiosa in cui questi giornali siano costretti a contare solo sugli acquisti lettori o sugli introiti pubblicitari, come fa “Il Fatto” di Travaglio & Co, con la conseguenza che se i lettori non acquistano e la pubblicità scarseggia, ciò che è il caso del giornale su cui scrive Vitiello, chiudano battenti e non se ne parli più. Ora la saluto, non posso farmi interamente carico di riempire il suo tempo libero: avesse problemi in questo senso, mi permetto di consigliarLe di acquistare un acquario, che di gran lunga da più soddisfazioni del sottoscritto. Saluti.

    iostoconglieroi

    ottobre 26, 2011 at 2:10 pm

  13. Io capisco benissimo, come ho capito benissimo che Lei non sa rispondere alle mie domande poste per la seconda volta. Non sa argomentare le sue ragioni e pretende di avere ragione. Crede di essere obiettivo credendo cosa è giusto e cosa e sbagliato ma credo con tutta sincerità che Lei non può insegnare niente a nessuno, tanto meno a chi come il signor Vitiello ha una sua carriera all’interno del giornalismo e dell’università. Di Lei, fino ad ora, non posso dire altrettanto. Non so che lavoro faccia ma, a meno che non sia un direttore di una grande testata giornalistica, non credo possa insegnare ai veri giornalisti cosa è giornalismo e cosa no.
    Detto questo, mio caro iostoconglieroi, quando si imbatte in una discussione non faccia le orecchie sa mercante sulle domande altrui dicendo solo quello che vuole dire e lasciando da parte quello che non vuole, così facendo assomiglia molto a Travaglio! Ah, ecco, ora mi spiego tutto. Lasci stare allora, stia con il suo eroe che vedo Le sta insegnando bene la democrazia e l’educazione; vedo che Le sta insegnando altrettanto bene come si insultano gli altri, soprattutto se non la pensano come Lei, vedo che Le sta insegnando che tutto quello che non orbita intorno a Travaglio sia “cattivo”.
    Sa, se solo avesse letto qualche libro di storia ogni tanto, questo pensiero è molto vicino alle dittature di stampo fascista e comunista, di cui Lei a quanto vedo è un buon seguace.

    Ripeto, quando Lei diventerà direttore di un gran giornale (definito tale da tutta la comunità e non dai seguaci della “religione Travaglio”) allora potrà parlare di giornalismo, potrà dire chi può insegnare giornalismo e chi no, potrà dire che dove scrive il professor Vitiello sia “obiettivo o meno” (e tra i tanti giornali tra cui scrive il professore si trova anche Il Riformista).

    Ripeto una seconda volta: impari l’educazione prima di affrontare una discussione, in questo modo potrà affrontare la suddetta discussione in modo pacato e soprattutto portando le argomentazioni che Le vengono richieste da altre persone. Fin quando non lo farà sicuramente non potrà affrontare un discorso serio. E mi sa che ha anche ragione, mi comprerò un acquario, un pesce argomenta le sue ragioni meglio di Lei. Saluti

    G.T.

    ottobre 26, 2011 at 2:21 pm

  14. c’è un errore di velocità come la “e” che va così “è”. Chiedo perdono per la velocità di scrittura.

    G.T.

    ottobre 26, 2011 at 2:23 pm


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