Il blog di Guido Vitiello

Facce da tramandare ai posteri

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“Come tramandare ai posteri la faccia di F. quando è in divisa da gerarca e scende dall’automobile?”. Libri, giornali, documenti d’ogni sorta non basteranno agli storici futuri per capire quel che ci è accaduto, annotava Leo Longanesi nel giugno del 1938. Anche oggi, ottant’anni dopo, lo spirito del tempo preferisce rintanarsi nei dettagli, ma questi dettagli perlomeno è un po’ più facile immortalarli. Potremo senza fatica tramandare ai posteri la faccia di Paolo Mieli quando, dieci giorni dopo le elezioni del 2013, si ritrovò in uno studio televisivo a cospetto di Emiliano Martino, il “cappellaio matto” dei grillini. Ne conservo in archivio un fotogramma: Mieli si era portato entrambe le mani sul volto a coprirsi la bocca, in segno di disperazione incredula e di sgomento, un gesto dall’antica tradizione iconografica che dall’Adamo di Masaccio cacciato dall’Eden arriva a Roberto Baggio dopo il rigore con il Brasile. Nessuno avrebbe potuto riconoscerlo l’estate scorsa al festival di Spoleto quando, ospitando con ogni onore il meno pittoresco ma non meno surreale Luigi Di Maio, aveva ripreso la sua solita flemma di Buddha sornione.

La capitolazione degli ultimi anni si mostra tutta in dettagli come questi, che hanno valore di sintomi, di tic rivelatori, di spie d’allarme. L’ultimo esempio: Massimo D’Alema che si riduce a usare nomignoli miserabili come Renzusconi, lui che vent’anni prima, ai tempi in cui rivendicava con altezzoso orgoglio il ruolo della politica come “ramo specialistico delle professioni intellettuali”, si era beccato sull’Espresso la saga puerile di Dalemoni (il suo è dunque un caso di sindrome di Stoccolma, di identificazione finale con gli sfascisti). Il suicidio delle elite italiane, di giorno in giorno più imbelli, disorientate e ubriache, è un fenomeno così vistoso che mi stupisco non sia oggetto di un monitoraggio quotidiano e di una quotidiana apprensione. Ma già che per parte mia non posso offrire molto di più che questa semeiotica medica rudimentale, suggerisco ai miei cari fratelli weimariani, che pregano giorno e notte per scongiurare la morte imminente della Repubblica, di procurarsi un libro che può valere da manuale diagnostico.

Si intitola Ordinary People in Extraordinary Times (Princeton University Press, 2003) e lo ha scritto la politologa americana Nancy Bermeo. La sua tesi si può riassumere così: le democrazie crollano per l’ammutinamento delle elite, non per le spinte popolari. Bermeo analizzava diciassette casi – il grosso nell’Europa tra le due guerre, gli altri in America Latina tra gli anni Sessanta e Settanta – e concludeva che i cittadini comuni hanno quasi sempre giocato un ruolo marginale nel tracollo delle democrazie. Con poche eccezioni, “i regimi tra le due guerre sono caduti o perché le elite politiche hanno deliberatamente scelto di smantellarli o perché senza volerlo hanno compiuto azioni che hanno portato a questo risultato”. È raro che i movimenti democratici siano portati in trionfo da un elettorato improvvisamente fanatico, neppure in tempi di crisi economica: a correre verso gli estremi sono le elite e i piccoli gruppi organizzati. La consacrazione degli elettori arriva semmai dopo che le classi dirigenti – per insipienza, cecità, litigiosità, risentimenti, inerzia, goffaggine, tragica sottovalutazione dei rischi – hanno dato il colpo di grazia al sistema.

Non so se la Repubblica festeggerà ancora molti compleanni, se reggerà l’urto di un movimento apertamente antiparlamentarista e totalitario che un’elite allo sbando sta facendo di tutto per portare nei palazzi del potere. Se non dovesse farcela, ricordatevi di tramandare agli storici futuri queste due istantanee: Mieli sgomento davanti al cappellaio matto; Mieli quieto e gongolante davanti al bambolotto aspirante primo ministro.

Il Foglio, 3 giugno 2017

Written by Guido

giugno 6, 2017 a 10:34 am

Pubblicato su Il Foglio, Mani bucate

Una Risposta

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  1. “ Martedì 6 giugno 2017 – A discutere di Riina stamani c’è anche Di Pietro. Vedendolo, penso che la sua vera colpa non è quella di avere fatto Mani Pulite, ma quella di essere un orrendo, grandguignolesco, inverosimile guitto. Una colpa innanzitutto « estetica ». “.

    acabarra59

    giugno 6, 2017 at 4:17 pm


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