Il blog di Guido Vitiello

Sansepolcristi imbiancati

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Nel dicembre di tre anni fa, quando fra i grillini radunati in piazza del Campidoglio per defenestrare la giunta Marino spuntò fuori una bandiera di Forza Nuova, un cronista ne chiese conto al giovane Di Maio, che era già vicepresidente della Camera, e il giovane Di Maio commentò: “Non me ne frega niente”. Il senso della sua frase era più o meno questo: siccome non penso di essere fascista, non ho nessun problema a manifestare insieme ai fascisti. Come in un déjà-vu, anzi un déjà-ouï, quel rimbrotto stizzito mi riportò alla mente un vecchio dialogo tra Marco Pannella e Giorgio Almirante in una tribuna politica della primavera del 1982, trasmessa e ritrasmessa mille volte nelle notti di RadioRadicale. Al segretario del Msi che punteggiava i suoi interventi di continui “me ne frego”, Pannella rispondeva, grosso modo: vedi, il tuo tic linguistico dimostra che rappresenti il fascismo come sottocultura, come folklore; la vera eredità del fascismo come cultura politica – questo era il sottinteso di Pannella, che pochi mesi prima era andato a dire le stesse cose ai missini riuniti in congresso – l’hanno riscossa i partiti dell’arco costituzionale.

Musiche d’altri tempi, è vero, ma suonate su una chiave – quella del rapporto tra cultura e sottocultura – che forse può tornare utile anche oggi. Non certo per dire, come fanno i peggiori individui animati dalle peggiori intenzioni, che il vero fascismo non dev’essere cercato nel folklore di Casa Pound, di Forza Nuova o degli skinhead comaschi ma nel capitalismo finanziario, nel neoliberismo, nella moneta unica, nell’obbligo vaccinale (sì, perfino questa ho sentito), nel Pd di Renzi, nella famiglia Boschi o in chissà quale altro fantoccio per fessi incattiviti; ma neppure per sostenere – come fanno altri, animati magari dalle migliori intenzioni – che i gruppuscoli neofascisti sono l’avanguardia di una gigantesca onda nera da arginare a colpi di leggi Fiano e manifestazioni di piazza.

È un vecchio psicodramma della nostra storia repubblicana che ha avuto anche momenti seri, ma che in questo clima di cialtroneria diffusa non può che diventare vaudeville di quart’ordine. Il punto, semmai, è disporsi una buona volta a constatare che il fascismo come sottocultura e il fascismo come cultura, ossia come idea del potere, si stanno congiungendo sotto i nostri occhi, e che la loro congiunzione rischia di diventare egemonica. È vero, gli squadristi ciabattoni che si sono presentati sotto la redazione di Repubblica sembravano sbucati da un horror a basso budget, con quelle maschere bianche sotto la felpa nera; ma c’era comunque poco da ridere, perché se avessero scelto di indossare una maschera di Anonymous o una felpa con qualche scritta più vistosa sarebbe stato molto difficile distinguerli a occhio nudo da una combriccola di grillini tendenza Salvini. I bersagli del loro proclama di rivendicazione (il Pd, Debenedetti, Soros, Renzi, Boldrini) e perfino le loro scelte stilistiche (“pennivendoli di regime”, “terroristi mascherati da giornalisti”) sono parte di un repertorio noto. Qualcuno, per esempio, ha dichiarato che il “sistema finanziario e bancario” è responsabile di una Shoah quotidiana, e che quando uno tocca questi poteri forti saltano fuori loro, gli “scagnozzi di Repubblica” e la “lobby d’affari” della Comunità ebraica. Queste parole – che ho citato senza manomettere una sola lettera – non le ha dette un militante di Forza Nuova con un megafono, le ha dette in una conferenza stampa il fondatore del primo partito italiano, Beppe Grillo, lui pure ossessionato, guarda un po’, da Soros e da Debenedetti. Ancora aspetto che il conduttore di un talk show, a Casalino piacendo, chieda a Luigi Di Maio di commentare queste parole del suo caro leader. Magari si sentirebbe rispondere: “Non me ne frega niente”.

Ecco, in questa notte di vacche nere dove i neofascisti subiscono l’egemonia grillina e viceversa, i primi almeno si riconoscono a vista, con i loro gagliardetti. Forse sarebbe ora di smascherare i sansepolcristi imbiancati.

Il Foglio, 9 dicembre 2017

Written by Guido

dicembre 10, 2017 a 4:05 pm

Pubblicato su Il Foglio, Mani bucate

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