Guido Vitiello

Archive for the ‘Corriere della Sera’ Category

Come una maionese, ma peggio: abbiamo lasciato impazzire l’italiano

leave a comment »

6237199_389184A giudicare dalla varietà e dall’aleatorietà degli usi che se ne fanno, si direbbe che «implementare» è la versione adulta di «puffare». È un verbo passe-partout, che può indicare grosso modo qualunque azione. «Il governo ha implementato le riforme»; «va abbastanza bene, ma dovresti implementarlo un po’»; «ho ricevuto solo la prima parte, puoi implementarmi il resto?». C’è da scommettere che, passando per tappe come «meglio comandare che implementare» e «chi la implementa l’aspetti», arriveremo presto o tardi, senza accorgercene, alla frase che segnerà il punto di non ritorno: «Implementami il sale».

Implementare è una delle strane creature verbali che Luca Mastrantonio passa in rassegna in Pazzesco! Dizionario ragionato dell’italiano esagerato (Marsilio), piccolo inventario delle parole uscite di senno che girano a piede libero nella conversazione quotidiana, nel linguaggio giornalistico, nel gergo politico, soprattutto nella chiacchiera infinita dei social network. Continua a leggere sul Corriere della Sera

Written by Guido

aprile 23, 2015 at 12:20 pm

Pubblicato su Corriere della Sera

Agatha Christie e il sacrificio umano

leave a comment »

commedia-copertinaUna regola elementare di prudenza raccomanda di non sedersi al tavolo da gioco con i bari, i prestigiatori e gli illusionisti. E Agatha Christie, dicono i custodi più intransigenti dell’ortodossia della detective story, ha sempre barato. La accusano di ripetute violazioni al codice di fair play del giallista, promulgato nel 1928 da S.S. Van Dine, il cui principio fondamentale prescrive che il lettore sia messo nelle condizioni di risolvere l’enigma al pari del detective, e che non gli si nasconda nessun indizio. E allora, delle due l’una: o ci sono milioni di gonzi in tutto il mondo che si mettono in fila al banchetto del gioco delle tre carte per farsi raggirare, o Agatha Christie e i suoi lettori hanno giocato, e con reciproca soddisfazione, a tutt’altro gioco. Quale? L’opinione comune vuole che il giallo “a enigma” di scuola britannica sia essenzialmente un gioco intellettuale, una partita a scacchi che ha per posta la soluzione di un mistero. Ma Agatha Christie, che di quel genere è stata la regina, sapeva bene che il rigore logico-razionale dell’enigma non è poi così importante, e che sono pochi i lettori che hanno la pazienza di mettersi a gareggiare con il detective. Delle venti regole del codice di Van Dine, a conti fatti, dava peso solo a due (e neppure le rispettava sempre): la settima, che impone che del sangue sia versato, e la dodicesima, che prescrive che la colpa di questo sangue ricada nell’ultima pagina sulle spalle di un solo uomo, un capro espiatorio, quello che i greci chiamavano un pharmakos. In altre parole, Agatha Christie aveva intuito che nel giallo non giochiamo affatto a risolvere un puzzle. Giochiamo al sacrificio umano. Continua a leggere sul Corriere della Sera

Written by Guido

agosto 24, 2014 at 5:43 pm

Pubblicato su Corriere della Sera, Libri