Guido Vitiello

Archive for the ‘Mani bucate’ Category

Chi andiamo a lapidare questa sera?

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Quando quei pii attaccabrighe degli scribi e dei farisei gli si fecero sotto con un’adultera da lapidare e una controversia legale da dirimere, Gesù si chinò a scrivere nella polvere con un dito. È una scena che si ripete tutti i giorni, non sette volte ma settanta volte sette. Si può dire che è lo schema occulto su cui si regge la macchina persecutoria a moto perpetuo che per inerzia tardo-illuministica continuiamo a chiamare dibattito pubblico: ti mettono sotto il naso un peccatore qualunque, potente o disgraziato, pensionato d’oro o migrante, gli appuntano sulla schiena il cartellino di qualche emergenza politica più o meno pretestuosa, di qualche cruccio giuridico più o meno cavilloso, e poi ti chiedono, petulanti: allora, non vieni a lapidarlo con noi? Che fai, lo difendi? La macchina funziona a pieno regime, e dopo anni di rodaggio sui social network e nei talk-show è arrivata al governo o alle soglie del governo in molti paesi, incluso il nostro. E il guaio è che nessuno, al di qua o al di là dell’Atlantico, ha ancora trovato il modo per mettere un granello di sabbia nell’ingranaggio, per sabotarlo o incepparlo. Leggi il seguito di questo post »

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agosto 12, 2018 at 11:46 am

Populist Kitsch

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Ci sono polemiche – ormai quasi tutte – in cui, per decenza, non si dovrebbe entrare; e tuttavia si è chiamati, per amore di quella stessa decenza, a osservarle con discrezione dalla soglia, se non altro per invitare i benintenzionati a venir fuori finché sono in tempo. La gazzarra dei giorni scorsi sui Rolex e le magliette rosse è una di queste. Mentre scorrevo distrattamente commenti miserabili di gente miseranda mi è tornata in mente la copertina di un pamphlet di Alessandro Orsini pubblicato quasi dieci anni fa da Rubbettino, Il rivoluzionario benestante. C’era un pugno chiuso alzato con il Rolex al polso. L’anti-eroe ritratto da Orsini era il privilegiato dal capitalismo che abbraccia, senza rischi per il patrimonio e per la reputazione (che è poi il patrimonio simbolico), la retorica incendiaria dei rivoluzionari, il rictus dell’indignazione permanente e la fantasia della distruzione purificatrice.

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luglio 29, 2018 at 7:20 PM

Onore a Rita Pavone!

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Per chi attraversa certi quartieri di Roma, compresi quei Parioli che nelle fantasie perverse dei nuovi populisti sono diventati una roccaforte della sinistra mondiale, gli striscioni e le scritte murali dei fascisti sono un elemento ordinario della tappezzeria urbana. Siamo assuefatti da decenni al rumore di fondo di quegli slogan dalla forma sempre uguale e sempre tronfia. Onore ai camerati caduti. Onore ai martiri delle foibe. Onore a Paolo Di Nella. Onore a Léon Degrelle. Onore alla tigre Arkan. Onore a Dominique Venner samurai d’Occidente. Onore, onore, dappertutto onore. A volte ti prendono alla sprovvista, ma neppure tanto, come lo striscione di CasaPound: Patria, socialismo o muerte – Onore a Hugo Chávez. Altre volte ti provocano smorfie di disgusto, almeno per il tempo di un semaforo rosso, come quando a Ponte Milvio, dopo la strage di Macerata, comparve un lenzuolo con la scritta nera: Onore a Luca Traini. Poi però un giorno leggi su Twitter la grida quotidiana dell’iperministro factotum – Onore a Rita Pavone, che non si inchina al pensiero unico! – e non sai bene come reagire, ti tocca constatare che tutti quegli anni a fare su e giù col motorino per i sottovia di Roma non sono serviti a nulla. Leggi il seguito di questo post »

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luglio 8, 2018 at 12:07 PM

Perché i politici si fanno i video sui tetti?

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A una domanda svagata di Tommaso Labate, quasi un’esca gettata su Twitter – “Ma perché i politici che si fanno i video si piazzano tutti sui tetti?” – hanno abboccato banchi di commentatori, dando risposte sorprendenti. Ne trascrivo alcune, dalle più prosaiche alle più alate: per via della ricezione migliore 4G; perché la gente per strada li mena; così sono fuori tiro dai cecchini; “sempre più in alto!”, urlava Mike; perché il balcone di Piazza Venezia non basta più; perché ti vogliono dare la speranza che inciampano e cadono giù; per esorcizzare la tentazione di buttarsi. Hanno tutti ragione, e proverò a comporre queste imbeccate sparse in una visione d’insieme. Leggi il seguito di questo post »

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giugno 28, 2018 at 4:17 PM

L’onestà muore di freddo

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Qualcuno ha detto che la storia si può considerare una sequela ininterrotta di proclami che l’uomo sta vivendo un momento epocale; e in effetti il narcisismo corporativo di ogni generazione resiste cocciutamente all’ipotesi che ci sia capitato di nascere e morire in un lasso di tempo qualunque. Ma a furia di ripeterci che viviamo in tempi interessanti (forse con qualche ragione in più dei nostri padri, non certo dei nostri nonni), ci scordiamo che viviamo anche in tempi noiosissimi. Osservando con gli occhi di un moralista classico la vicenda della giunta Raggi – e dico di più: l’intera epopea grillina, forse anche tutta la capitolazione dell’Italia seguita allo scempio del 1992 – quel che ci appare non è tanto un capriccioso intrecciarsi di uomini e di casi, quanto lo svolgimento prevedibile, scolastico, pedante come una dimostrazione matematica, noiosissimo appunto, di una premessa aberrante com’è quella degli onesti al governo in quanto onesti. E quando ti rifilano un libro così soporifero, di cui indovini il finale dalla prima frase, speri almeno che ci siano le figure. È così che ho deciso di sperperare qualche altro risparmio per procurarmi un vecchio bellissimo libro, L’onestà muore di freddo, stampato nel 1959 dell’editore Cino Del Duca. Era un’antologia di poeti civili, epigrammisti e storiografi compilata dal latinista Luca Canali. Appena quattro anni erano passati dall’inchiesta di Manlio Cancogni sull’Espresso – “Capitale corrotta, nazione infetta” – e sembrava un buon momento per rileggere i fustigatori di Roma antica, così buono che il primo capitolo s’intitolava: “Nulla di nuovo”. Leggi il seguito di questo post »

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giugno 24, 2018 at 3:59 PM

Chi è più felice di Alfonso Bonafede?

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Com’è splendente, in questi giorni, Alfonso Bonafede! Brillano gli occhiali, brillano gli occhi dipinti sugli occhiali, brillano i denti già resi fosforescenti dal trattamento sbiancante imposto da Casalino, brilla di brillantina perfino quella sua svettante acconciatura da upupa, che sembra adesso il copricapo di un sovrano, o la corona di una reginetta di bellezza. E lui, stralunato e felice, non appena gli avvicinano un microfono si affretta a sbrigare la prima incombenza che si presenta a ogni miss: manifestare la sua emozione con i lucciconi agli occhi. Lo ha detto l’altra sera a Corrado Formigli, “quel ministero ha dentro un’emozione”, proprio così, un’emozione che gli mette i brividi, e si è anche augurato che quei brividi magici gli restino addosso per tutta la legislatura, che quella pelle d’oca non si acquieti mai. Ha poi raccontato di aver chiesto a tutti i dipendenti del ministero – e io cosa darei per vedere le loro facce in quel momento! – di “non smettere mai di farsi contaminare dall’entusiasmo dei cittadini”, che è un po’ come, per una miss, perorare con un largo sorriso la causa della pace nel mondo. Chi è più felice di Alfonso Bonafede? Leggi il seguito di questo post »

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giugno 16, 2018 at 11:01 am

Sopravvivere da stoici al governo del rodimento. Consigli psicoanalitici

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Chi lo chiama governo giallo-verde, chi lo chiama governo giallo-nero. In un caso e nell’altro, il simbolismo politico dei colori non è molto d’aiuto: bisogna tornare all’antica teoria degli umori ippocratica e galenica. Giallo-verde è la bile secreta dal fegato, e l’eccesso di bile gialla produce un temperamento collerico e irascibile, che è l’essenza del carattere grillino; la bile nera o atrabile, che ha origine nella milza, scatena invece la pazzia malinconica e ipocondriaca, nelle accensioni più incontrollate un delirio di assedio da cui occorre proteggersi con ogni mezzo – ed eccoci nel cuore dell’antropologia salviniana. È nato il governo del rodimento, ma guai se trovasse un’opposizione altrettanto biliosa: la salute mentale non saprebbe dove trovare rifugio. Leggi il seguito di questo post »

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giugno 9, 2018 at 1:57 PM

Lo Stato etico come Stato etnico

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Quando picchi alla porta di Sua Eccellenza il Sottosegretario alle Poste e Telegrafi per chiedergli un favore, non compi un atto di servilismo, compi un atto di suprema moralità. “Sappi anzi che non v’è che un sol modo di essere galantuomo: adorare lo Stato in cui s’incarna la moralità, o, come si dice oggi, lo Stato etico”. Oggi, ovvero: nel 1925, l’anno in cui Piero Gobetti, in veste di editore, stampa Lo spaccio del bestione trionfante, il pamphlet antigentiliano di Adriano Tilgher. Novant’anni dopo trionfano altri bestioni, e che bestioni, ma certe formule per forza d’inerzia si trascinano di bocca in bocca, fino ad approdare alla bocca di chi non ha la minima idea di ciò che dice. Il capogruppo grillino al Senato, l’onorevole Danilo Toninelli, ha detto che il Movimento Cinque Stelle “vuole creare uno Stato etico”. Ora, Toninelli non è propriamente Giovanni Gentile, e dietro il suo sguardo di vitrea concentrazione s’intuisce piuttosto una di quelle zone cieche dove neppure un refolo dello spirito come “pensiero che pensa” è mai giunto all’autocoscienza. Ma per il suo tramite parla il bestione, e già che il bestione trionfa faremmo bene a prenderlo sul serio. Leggi il seguito di questo post »

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giugno 2, 2018 at 11:03 am

Non l’assassino ma l’assassinato è colpevole

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Prodigo irresponsabile che sono: si avvicina di nuovo lo spettro delle file ai bancomat, e io mi ostino a tenere una rubrica che invita a sperperare soldi in libri. Stavolta, però, prometto di non indurre in tentazioni troppo grandi le mani bucate del lettore. Appena trecentocinquanta lire – la moneta delle memorie più dolci e delle premonizioni più nere. Quand’ero bambino, per quel che posso ricordare dei tabelloni dei gelatai, con quella somma ti ci compravi uno Zaccaria, un cono sormontato da una cupola di cioccolato; quand’era bambino mio padre, nel 1946, potevi invece procurarti un Golia, che non era un gelato ma un libro di Giuseppe Antonio Borgese sulla marcia del fascismo in Italia (“forse il più grande libro che si sia scritto sul fascismo”, diceva Leonardo Sciascia: e con buona ragione). Borgese lo aveva pubblicato in inglese a New York nel 1937, e quando Mondadori nel dopoguerra poté stamparne la traduzione italiana dovette farlo in edizione provvisoria. Sul retrofrontespizio della mia copia da trecentocinquanta lire si legge: “Le enormi difficoltà tecniche e di approvigionamento di materie prime ci costringono a rinunciare, per il momento, a quella cura e perfezione tipografiche che sono tradizionali della nostra Casa”. Non so cosa ne abbiano trattenuto o respinto poi gli storici, ma Golia è prima di tutto l’opera di uno scrittore, che da ogni pagina di cronaca sa spremere una stilla di verità letteraria, e che continuamente dietro le maschere dei teatranti politici vede occhieggiare gli archetipi romanzeschi. Leggi il seguito di questo post »

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giugno 2, 2018 at 10:46 am

Interludio tragico nel paese del melodramma

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Il paese del melodramma è piuttosto avaro di occasioni tragiche, e quando se ne intravede una all’orizzonte bisogna correre sui tetti ad ammirarla come un prodigioso fenomeno astronomico, una rara eclissi di sole; purché, beninteso, si abbia l’accortezza di indossare gli occhiali giusti. Per fissare le cronache di questi giorni senza ustionarsi la retina consiglio di ricorrere a un filtro molto antico, la Poetica di Aristotele e la sua dottrina della tragedia. Solo così potremo osservare chiaramente la peripeteia, la catena di azioni che produce l’opposto di ciò che avrebbe voluto, la catastrofe provocata dalle migliori intenzioni; solo così arriveremo preparati al momento dell’anagnorisis, il riconoscimento o discoprimento della terribile verità, il cadere della benda dagli occhi dell’eroe quando è ormai troppo tardi per rimediare. L’errore o la colpa dei nostri eroi tragici – la loro ostinata amartia, per usare la parola aristotelica – è stato credere che il M5S fosse altra cosa da quel che è, da quel che è sempre stato e da quel che ha sempre sbandierato di essere. Leggi il seguito di questo post »

Written by Guido

Maggio 20, 2018 at 8:02 PM

Pubblicato su Il Foglio, Mani bucate