Guido Vitiello

Archive for the ‘Il Riformista’ Category

SS come Sex Scandal (sul caso Mosley)

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Le colpe dei padri non devono ricadere sui figli. Ma a volte i figli ci mettono del loro, come Max Mosley, presidente della Fia – Fédération Internationale de l’Automobile e pezzo grosso della Formula Uno – e dilettante porno-nazi allo sbaraglio mediatico.

Perversione erotica più o meno lecita, sul piano dei costumi e del ruolo istituzionale, che ha assunto la forma della nemesi storica. Il padre di Mosley, infatti, Sir Oswald, è stato il più noto nazista d’Inghilterra. Paese dove, recentemente, è stato “liberalizzato”, tra mille polemiche, il filone, tutto italiano, del porno-nazi. Filone cui Max Mosley sembra volersi rifare. Ma andiamo con ordine.

Un video di cinque ore che documenta l’orgia in stile nazista di Max Mosley, è finito nelle mani del tabloid domenicale londinese News of the World, lasciando a bocca aperta il mondo intero. Mosley e il suo “cast” di cinque prostitute, reclutate al prezzo di 2.500 sterline, hanno ricreato in un appartamento dell’elegante quartiere di Chelsea uno scenario da campo di concentramento nazista. Una “camera di torture” sadomasochistica dove gli amplessi sono accompagnati da umiliazioni, colpi di frusta, truci ispezioni anatomiche e ordini urlati in tedesco – il tutto con stivaloni da SS e divise a strisce che dovrebbero ricordare quelle dei prigionieri di Auschwitz.

La vicenda sarebbe da annoverare tra le private bizzarrie di un anziano miliardario se non fosse che il padre di Max Mosley, Sir Oswald, è stato il più noto filonazista e antisemita britannico: negli anni Trenta fondò la British Union of Fascists, ed era così intimo dello Stato maggiore del Terzo Reich che celebrò le sue nozze in casa di Joseph Goebbels, con Adolf Hitler come ospite d’onore. L’ormai 67enne Max Mosley ha in molte occasioni preso pubblicamente le distanze dalle passioni naziste del padre, e la sua reputazione di buon democratico si è consacrata quando ha difeso dalle aggressioni razziste il pilota nero Lewis Hamilton, ma secondo alcuni il suo festino londinese ha rivelato che i conti con l’eredità paterna sono tutt’altro che risolti. “In pubblico il boss della Formula Uno respinge il malefico passato del padre, ma in segreto fa giochi nazisti in un’orgia da 2.500 sterline”, accusa News of the World, e reazioni ancor più violente sono venute dalla Jewish Defense League e da altre associazioni ebraiche. Leggi il seguito di questo post »

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aprile 11, 2008 at 9:43 PM

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Baader-Meinhof, una “bande à part”

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Dopo La caduta di Oliver Hirschbiegel, il film sugli ultimi giorni di Adolf Hitler asserragliato nel bunker, lo sceneggiatore e produttore Bernd Eichinger si rivolge a un’altra stagione feroce della storia tedesca.

Gli anni di piombo, la sanguinosa parabola della Rote Armee Fraktion dalle manifestazioni antimilitariste di fine anni Sessanta alla capitolazione nell’ottobre del 1978, quando i capi della formazione terroristica Andreas Baader, Gudrun Ensslin e Jan-Carl Raspe si tolsero la vita (o furono uccisi?) nel carcere di massima sicurezza di Stammheim.

Der Baader-Meinhof Komplex, film ad alto budget che uscirà a ottobre in Germania in corrispondenza con il trentennale dell'”autunno tedesco”, porta la firma di Uli Edel, il regista “adottato” da Hollywood che nel 1981 divenne celebre con Christiana F., Noi i ragazzi dello zoo di Berlino, e annovera nel cast tutte le stelle del cinema tedesco: Moritz Bleibtreu sarà Andreas Baader, Martina Gedeck (Le vite degli altri) impersonerà Ulrike Meinhof. Ci saranno anche i due protagonisti de La caduta, Alexandra Maria Lara e Bruno Ganz, che stavolta si calerà nei panni del leggendario Horst Herold, la “bestia nera” della Raf, capo del Bundeskriminalamt e coordinatore delle indagini sui terroristi, condotte con mezzi informatici che all’epoca sembravano fantascienza. Leggi il seguito di questo post »

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febbraio 18, 2008 at 9:54 PM

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Thomas Mann, il padre del porno-nazi

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Dopo che il British Board of Film Classification ha autorizzato, nel 2006, la diffusione di un gruppo di film tenuti al bando per oltre vent’anni a causa del loro contenuto violento, è riemerso dalle discariche più innominabili della storia del cinema SS Experiment Camp (1976) di Sergio Garrone, noto anche con il pittoresco titolo di Lager Ssadis Kastrat Kommandantur.

È forse il film più rappresentativo di un genere quasi tutto italiano nato nella seconda metà degli anni Settanta, la Nazi-Sexploitation: film sadico-erotici che avevano per fondale i lager femminili, e che mostravano abominevoli torture praticate su prigionere inermi da parte di SS in uniformi lustre e inappuntabili, munite di frustini e accompagnate da cani feroci. Un genere “maledetto” che conta alcune decine di film, a cui si dedicarono per intero due case di produzione, la Fulvia e la S.E.F.I.

Proprio in corrispondenza con la Giornata della Memoria, due quotidiani britannici hanno chiesto di rimettere sotto chiave il film di Garrone: per il Daily Express questa “porcheria” andrebbe rimossa dagli scaffali dei negozi, mentre il Sunday Times invita a “bloccare questo film degradante”. Un gruppo di parlamentari ha chiesto al premier Gordon Brown di rivedere la legge sulla censura, e anche le associazioni ebraiche hanno fatto sentire il loro scontento. Il portavoce di una di esse, il Community Security Trust, ha così riassunto le ragioni della protesta: “All’epoca il film era stato vietato perché rendeva attraente il nazismo e la violenza sessuale, e nessuna delle due cose dovrebbe essere più accettabile oggi”.

Eppure, la mescolanza di erotismo, nazismo e campi di concentramento non è certo un’invenzione di Garrone. Chi esplora il sordido filone della Nazi-Sexploitation, anzi, una volta superato l’istintivo raccapriccio finisce per accorgersi non senza un certo imbarazzo che è come sfogliare l’album di famiglia di una parte tutt’altro che ignobile della cultura europea, che ha contribuito a circondare il nazismo di un alone erotico, a farne la part maudite della cultura occidentale, a foggiare l’immagine delle SS come dandy gelidi e dionisiaci. Leggi il seguito di questo post »

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febbraio 5, 2008 at 9:39 PM

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Spielberg e il treno fantasma per Auschwitz

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“I sopravvissuti devono rassegnarsi al fatto che Auschwitz lentamente scivoli dalle loro mani sempre più deboli. Ma a chi apparterrà?”. La domanda dell’ungherese Imre Kertész, scampato ad Auschwitz e a Buchenwald, trova risposta in una contesa che risale a qualche anno fa, uno di quei casi così esemplari che la realtà vi appare trasfigurata in allegoria.

Si era nel gennaio del 1993, Steven Spielberg era nel pieno della lavorazione di Schindler’s List e progettava di girare alcune scene del film all’interno del campo di Auschwitz-Birkenau, come aveva fatto quasi cinquant’anni prima la regista polacca Wanda Jakubowska per L’ultima tappa. L’idea dispiacque ai leader del World Jewish Congress, per i quali trasformare il massimo centro di sterminio nazista in un set per un grande film hollywoodiano equivaleva alla profanazione di un luogo santo. Si appellarono così all’ambasciatore polacco negli Stati Uniti, annunciarono di dar battaglia presso il governo di Varsavia affinché l’autorizzazione alle riprese fosse negata; alla fine la spuntarono, e il sacrilego film tycoon fu cacciato dal tempio.

Ma Spielberg, maestro di espedienti, trovò il modo di aggirare almeno in parte il veto del WJC, proponendo un ingegnoso compromesso. Il convoglio dei suoi deportati immaginari sarebbe giunto fino all’atrio di Auschwitz-Birkenau, e si sarebbe arrestato rispettosamente in limine, per poi sbucare non già nel campo vero e proprio, ma in una fedele replica allestita nelle vicinanze. Quello che allo spettatore di Schindler’s List appare come un luogo unitario nasce dunque dalla giustapposizione di due luoghi distinti: il Lager reale e il Lager ricostruito per il cinema.

Ora che gli ultimi scampati allo sterminio nazista stanno scomparendo uno ad uno dalla scena, e che alle loro memorie vive e incarnate si sostituiscono le memorie di seconda mano del cinema o della letteratura, si è tentati di vedere nel treno fantasma di Spielberg una sorta di cavallo di Troia, un proditorio espediente per far sì che la storia si accampasse, saldamente e irrevocabilmente, nei territori della finzione. Via via che il tempo incalza, il convoglio dei deportati è sul punto di essere inghiottito per intero dal regno del cinema: ad esso apparterrà, piaccia o meno, la memoria di Auschwitz. Leggi il seguito di questo post »

Written by Guido

gennaio 28, 2008 at 9:38 PM

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Perché si uccide Babbo Natale?

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jla04Qualche giorno fa, a Rio de Janeiro, i narcos hanno aperto il fuoco per errore contro un elicottero a bordo del quale c’era un Babbo Natale carico di doni, destinati ai bambini di una favela.

Stavolta il vegliardo l’ha scampata bella ed è rimasto illeso, ma non sempre le cose gli sono andate così bene. Il 24 dicembre del 1951 il quotidiano France-Soir dava notizia dell’uccisione di Babbo Natale: impiccato alla cancellata della cattedrale di Digione, era stato quindi arso in rogo sul sagrato sotto gli occhi di centinaia di bambini, convocati per l’occasione dal clero locale.

In coda alla cerimonia fu diramato un comunicato dove si precisava che Babbo Natale era stato sacrificato in olocausto per stornare l’influenza maligna che esercitava sui costumi del popolo cristiano: come un cuculo usurpatore, si era appollaiato sul nido del Natale volgendo la festa del Redentore in una celebrazione pagana dell’opulenza. Leggi il seguito di questo post »

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dicembre 26, 2007 at 1:09 PM

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