Guido Vitiello

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Bugiardino per ipertesi, ovvero: come non scrivere una prefazione

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Non c’è piatto così saporito che non possa essere guastato da un medico che ti si pianta davanti con una faccia da barbagianni e ti raccomanda di mangiare sciapo. È lo stesso con le prefazioni dei libri: ce ne sono di ogni tipo, pedanti, laudatorie, ammiccanti, servili, ma quando una prefazione suona come il bugiardino di un medicinale per ipertesi allora non c’è verso, la lettura è rovinata. Tanto ha potuto Lidia Ravera, che pure si trovava tra le mani un romanzo che, solo a raccontarne la trama, invoglierebbe il lettore più restio: una delegazione di intellettuali parigini, in testa due militanti femministe, ottiene il permesso di visitare il Benelux, dove dal 1970 si è instaurata una dittatura matriarcale guidata con pugno di ferro dalla Pastora e dalle sue brigadiere. Il libro si chiama Le assetate (Transeuropa), e lo ha scritto un giurista belga trentacinquenne di nome Bernard Quiriny. Più che un apologo antifemminista, è la satira di uno dei riti più comici (o tragici) del secolo passato: il turismo rivoluzionario di quelli che Paul Hollander chiamava “pellegrini politici”, intellettuali di paesi democratici che andavano nella Cina di Mao o nella Cuba di Castro scortati dalle guide del regime e ne tornavano assicurando che laggiù andava tutto per il meglio. Leggi il seguito di questo post »

Written by Guido

Maggio 8, 2012 at 1:33 PM

Pubblicato su IL, Libri

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