Guido Vitiello

Posts Tagged ‘Lidia Ravera

Pifferi e tromboni

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Chi ben comincia è già a metà dell’opera. Gran bella frottola, e che sia attestata in Orazio non la rende meno frottola. Soprattutto, un alibi formidabile per noi pigri. Io, per esempio, ho un carnet di titoli eccellenti per libri che non scriverò mai. Due riguardano gli intellettuali italiani nell’ultimo ventennio. Il primo si riallaccia a Julien Benda: Il rodimento dei chierici. Si tratterebbe di mostrare come le passioni politiche, via via degenerate in accanimenti, poi in ossessioni, infine in ripicchi e capricci puerili abbiano portato all’accartocciarsi su di sé, se non all’incarognirsi, di scrittori un tempo stimabili (l’esempio più doloroso è la prosa ormai ideologicamente e stilisticamente rattrappita di un Cordero). L’altro libro congetturale, Compagni che sballano, dovrebbe invece descrivere l’effetto blackjack per cui molti intellettuali di persuasioni un tempo robuste, nel vano tentativo di battere il banco, hanno giocato a vanvera tante di quelle carte da perdere la posta; la posta, s’intende, del loro senno e di quel che restava della loro credibilità (vedi Asor Rosa che chiama il 112). Leggi il seguito di questo post »

La Terrazzata Potemkin. Lidia Ravera a Stromboli

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StromboliStampIl trattatello di Gustavo Zagrebelsky sulla Lingua Nostrae Aetatis, la lingua del tempo berlusconiano, aveva la bella allure responsoriale del Catechismo di Pio X. Rileggiamo il primo lemma, “Scendere (in politica)”: “Scendere da dove? Da una vita superiore. Scendere dove? In una vita inferiore. Per quale ragione? Per rispondere a un dovere, al quale sacrificarsi. Quale dovere? Salvare un popolo avviato alla perdizione. Con quali mezzi? Mezzi politici”. Il tono liturgico e l’occasionale ricorso al latino ecclesiastico erano ben pertinenti, trattandosi della trasposizione in politica di categorie teologiche. Il redentore secolare, osservava Zagrebelsky, descendit de coelis propter nos homines. È dalle stelle che deve scendere, come vuole la novena, “e non dare l’impressione di salire dal basso, da dove nascono solo creature che si alimentano e vegetano nella putredine”. Eppure, a considerare la retorica dell’antiberlusconismo più ammodo – quello, per intenderci, di Libertà e giustizia, di Repubblica e del Palasharp – siamo costretti a mettere le metafore a testa in giù: Berlusconi non è il falso messia che plana sulla politica come Hitler su Norimberga nel Trionfo della volontà di Leni Riefensthal, bensì la creatura che vegeta nella putredine della volgarità e degli interessi; e il berlusconismo, l’emersione dei nuovi mostri dall’antica palude del qualunquismo nazionale, una variante dell’“invasione verticale dei barbari” di Ortega e Rathenau. E se il Male s’inerpica dal basso, se le porte degli inferi si schiudono sotto i nostri piedi, da dove aspettarsi la salvezza? Leggi il seguito di questo post »

Written by Guido

aprile 29, 2013 at 5:45 pm

Bugiardino per ipertesi, ovvero: come non scrivere una prefazione

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Non c’è piatto così saporito che non possa essere guastato da un medico che ti si pianta davanti con una faccia da barbagianni e ti raccomanda di mangiare sciapo. È lo stesso con le prefazioni dei libri: ce ne sono di ogni tipo, pedanti, laudatorie, ammiccanti, servili, ma quando una prefazione suona come il bugiardino di un medicinale per ipertesi allora non c’è verso, la lettura è rovinata. Tanto ha potuto Lidia Ravera, che pure si trovava tra le mani un romanzo che, solo a raccontarne la trama, invoglierebbe il lettore più restio: una delegazione di intellettuali parigini, in testa due militanti femministe, ottiene il permesso di visitare il Benelux, dove dal 1970 si è instaurata una dittatura matriarcale guidata con pugno di ferro dalla Pastora e dalle sue brigadiere. Il libro si chiama Le assetate (Transeuropa), e lo ha scritto un giurista belga trentacinquenne di nome Bernard Quiriny. Più che un apologo antifemminista, è la satira di uno dei riti più comici (o tragici) del secolo passato: il turismo rivoluzionario di quelli che Paul Hollander chiamava “pellegrini politici”, intellettuali di paesi democratici che andavano nella Cina di Mao o nella Cuba di Castro scortati dalle guide del regime e ne tornavano assicurando che laggiù andava tutto per il meglio. Leggi il seguito di questo post »

Written by Guido

maggio 8, 2012 at 1:33 pm

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