Guido Vitiello

I misteriosi meriti dell’asino

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Volete disintossicarvi da una malsana passione per la lettura? Non servono gruppi di self help o terapie dei “dodici passi” per bibliomani anonimi. Basta leggere questo brano dell’insigne anglista Mario Praz. La dipendenza dai libri vi passerà di colpo e irreparabilmente, sostituita da un non meno malsano disgusto. Non ricordo l’occasione in cui fu scritto, né l’opera da cui è tratto, ma il tono è talmente terroristico che possiamo ribattezzarlo, per comodità, il Comunicato n.1:

“Una sola cosa è veramente necessaria. Bisogna conoscere moltissimi libri. Tutta la letteratura inglese, francese, russa, italiana, spagnola e tedesca, in primo luogo: anche quei minori, senza i quali non si apprezza il profumo di un’epoca. Ma come si possono ignorare i greci e i latini? Senza Omero e Pindaro, Virgilio e Ovidio, Apuleio e Agostino, non si capisce assolutamente nulla della letteratura occidentale. E la Bibbia? E il ‘Corano’ e le ‘Mille e una notte’ e gli storici arabi? E la letteratura persiana, che insegna a ciascuno di noi l’arte della mistica e quella della metafora? E il Tao, i romanzi taoisti e la Murasaki, che ci apprendono il dono supremo, quello del Vuoto?”.

… alla faccia! Davanti a questa raffica di spacconate intimidatorie il lettore medio si sente una nullità. E per reazione gli vien voglia di tessere sperticati elogi dell’analfabetismo, comporre panegirici per Homer Simpson in canottiera e mutande che getta sul teleschermo uno sguardo vacuo, sorseggiando la sua Duff.

Sennonché, anche questa è una trappola da eruditi. Cornelio Agrippa di Nettesheim compose un’opera intera (per la cronaca, il De incertitudine et vanitate scientiarum atque artium, 1530) per vantare “i misteriosi meriti dell’asino”… si dà il caso, però, che era uno dei grandi dotti del suo tempo: poteva permettersi di ostentare indifferenza per la sua dottrina.

Fortunatamente c’è qualche antidoto più semplice alle gradassate di Praz. Umberto Eco, in una Bustina di Minerva del 1997 intitolata Quanti libri non abbiamo letto? ha proposto un gioco per riscattare dall’avvilimento i lettori con complessi d’inferiorità. Come prima cosa, prendete il Dizionario Bompiani delle Opere. “Nell’edizione attualmente in commercio le Opere contano 5.450 pagine. Calcolando a occhio che vi siano in media tre opere per pagina, abbiamo 16.350 opere”. 16.350 classici, si badi! Tutta roba importante, di quella che Praz considera “veramente necessaria”, senza la quale non si capisce “assolutamente nulla”. Eco calcola in quattro giorni il tempo che un lettore medio (che ha anche altro da fare nella vita) impiega a leggere un libro. “Ora quattro giorni per ogni opera registrata dal Dizionario Bompiani farebbe 65.400 giorni: dividete per 365 e avete quasi 180 anni. Il ragionamento non fa una grinza. Nessuno può aver letto o leggere tutte le opere che contano”.

Se non avete voglia di perdervi in calcoli di questo tipo, tenete a mente la frase immortale di Massimo Troisi, che cito a memoria (con buona pace dei filologi): “A scrivere sono tanti, a leggere sono io solo…”. Perciò non leggete mai con l’idea di “colmare lacune”. E’ un’immagine falsata della condizione vostra, mia – e anche di Praz (pace all’anima sua). Non ci sono “lacune”, c’è una voragine spaventevole dove Dio stesso non osa guardare.

Leggete quel che vi pare e piace. E se incontrate quel singolare tipo umano che ogni volta che legge ex novo un classico vi dice: “In questi giorni ho riletto Tal de’ Tali”, sappiate che salvo rarissime eccezioni è un millantatore. Un parvenu della cultura. Un bulletto.

Written by am

dicembre 20, 2002 a 8:59 pm

Pubblicato su Trattati bonsai

3 Risposte

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  1. Ti è venuto il dubbio che quacuno i libri li rilegga davvero?
    O siccome TU non hai voglia di farlo allora bolli in anticipo come millantatore chiunque lo faccia?
    Davvero non sai che rileggere è spesso legger un libro nuovo, perché il libro rimane tale ma tu cambi?
    Io prima o poi la Recherche la rileggo davvero: mi sono talmente divertito la prima volta che non vedo l’ora di avere tempo per fare un altro giro…

    Giulio

    novembre 22, 2010 at 1:19 am

    • Giulio, dicevo solo che quelli che dicono sempre di aver “riletto” i classici sono per lo più dei millantatori. Poi certo, uno i suoi libri preferiti li rilegge pure dieci volte, ma quello è un altro discorso.

      unpopperuno

      novembre 22, 2010 at 1:32 am

  2. giuro che ho riletto infinite volte “la montagna incantata” e ancora non ho finito

    jonuzza

    dicembre 13, 2011 at 8:27 am


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