Guido Vitiello

Dal diario di un pazzo (bollettino dal fronte occidentale)

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Riceviamo e volentieri pubblichiamo. Il pazzo in questione non è clinicamente pazzo, ma il consensus gentium sulla sua pazzia è così generalizzato – al di qua e al di là dell’Atlantico – che andrebbe incluso, per acclamazione, tra i quattrocento e più casi censiti dal Dsm (Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders), a proposito del quale vi rimando al numero di Internazionale in edicola questa settimana. Da qualche mese Massimo D. Sapienza lavora alla Banca Mondiale, a Washington DC. Quella che vi presento è una sua singolarissima corrispondenza “dal fronte”, da uno dei bersagli più esposti alla minaccia terroristica. Risale ai primi di agosto, ma mi sembra perfetta per il terzo anniversario dell’11 settembre.

Mi sembrano tuttavia necessarie due precisazioni: la prima è che il pazzo, come molti pazzi, è anche un genio. Ve ne accorgerete frugando nelle sue pagine web. La seconda è che, per quanto la corrispondenza in questione possa prestare il fianco a qualche lettura vagamente noglobal e antiamericana, Massimo D. Sapienza è il liberale più liberale che io abbia mai conosciuto. Più liberale di me. Tanto per dirne una, fino a qualche tempo fa sul suo sito c’era una foto-santino di Milton Friedman. “Date un matto ai liberali”, scriveva Mario Ferrara sul Mondo di Pannunzio, nel maggio del 1951. Finalmente siamo stati esauditi! Detto questo, buona lettura (con promessa di tornare presto a scrivere).

*****

Codice arancione
Messaggio per esorcizzare la paura che (moderatamente) mi fa compagnia di tanto in tanto. Domenica scorsa, mentre io me ne stavo tranquillo ad un party in piscina, il responsabile per la sicurezza nazionale appariva sulla Cnn per annunciare che il governo americano aveva in mano documenti di intelligence indicanti i prossimi obiettivi di Al Qaeda. Fin qui niente di strano penserete voi. E cosi pensavo anche io finché non mi sono reso conto che due dei cinque obiettivi dichiarati erano la Banca Mondiale e il Fondo Monetario (che hanno i palazzi uno di fronte all’altro). Insomma sapere che Bin Laden si addormenta guardando la piantina del tuo ufficio fa un certo effetto (ma non potrebbero dargli un buon libro?).

In piscina come potete ben immaginare è calato il gelo (otto persone su dieci presenti lavorano per WB o IMF). Consultazione popolare e scelta coraggiosa (o demente?!?), domani tutti in ufficio lo stesso.

Il giorno dopo in autobus pensavo: adesso vedrò finalmente i potenti servizi di intelligence all’opera… In effetti già a due blocchi di distanza mi colpiscono dei tizi in uniforme che pedalavano in mountain bike (in bicicletta???? Ma stiamo scherzando? Non avete siglato il protocollo di Kyoto e vi mettete a fare gli ecologici quando si tratta di combattere terroristi kamikaze con autobomba, aerei dirottati e bombe sporche???). Al semaforo avvicino due simpatici ciclisti. Sembrano i partecipanti al giro d’Italia. Sapete di che squadra erano? Secret services… Ora, capisco che James Bond è un’esagerazione per fini scenici. Ma che i servizi segreti pedalino per il centro di DC con una bella maglietta bianca che dice Servizi Segreti onestamente mi sembra un po’ troppo…

Comunque arrivo in prossimità dell’ingresso della Banca è vedo una grande coda, penso ai controlli tipo aeroporto, rassicurato. Avvicinandomi mi rendo conto però che le persone in coda non sono della Banca – non hanno il badge identificativo che qui la gente si porta al collo anche il sabato (che peones!!!). Arrivo fra di loro e, horribile visu, mi rendo conto che si tratta di giornalisti del Washington Post, New York Times, Abc, ecc. Tutti c’erano. Sapete perché facevano la fila? Volevano intervistare l’unico poliziotto che presidiava l’ingresso principale…

Veramente depresso me ne vado in ufficio. Dieci minuti dopo mi chiama Tessa, una mia amica tedesca: “Ho rilasciato un’intervista a Usa Today, sono un po’ preoccupata perché ho detto la verità, cioè che la sicurezza qui fa schifo. Non vorrei avere problemi con la Banca…”. La rassicuro: “Ma no, vedrai, nemmeno ti citeranno”. Previsione sbagliata. Il giorno dopo il pezzo esce cosi: “Tessa Bond, consulente: ‘Stamattina sono venuta come tutti gli altri giorni perché non penso che corriamo alcun rischio particolare'”. Meditate gente, meditate quando vi parlano di media patriottici.

Ultima chicca. Il pomeriggio Jim Wolfenson, il presidente della Banca che era rientrato dalle ferie per l’emergenza ha convocato tutti i 12.000 dipendenti nell’auditorium – ovviamente mi sono ben guardato dal farmi vedere – per rassicurare tutti sui provvedimenti che aveva preso per garantire la nostra sicurezza. Pare che ci sia stato questo scambio di battute:

Wolfenson: “Sono disposto a fare qualsiasi cosa possa farvi sentire tranquilli”. Signora dal pubblico: “Allora vai di persona a sorvegliare i bambini nell’asilo nido della Banca”. Imbarazzo generale.

Che dirvi, ormai la prima settimana è passata e torniamo a vivere come se niente fosse…

Written by am

settembre 11, 2004 a 4:40 pm

Pubblicato su Trattati bonsai

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