Guido Vitiello

Batman contro i neocon (e il porno-revisionismo)

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Ora che la Marvel ha deciso di accoppare l’ultrasessantenne supereroe Capitan America, e che Wittgenstein gli ha dato del neocon per dispetto a Camillo, torna d’attualità un personaggio che credevamo ormai consegnato ai cultori del modernariato pop: il Batman incarnato (fin troppo, a giudicare dalla pancetta commendatoriale) da Adam West, l’unico caso di supereroe sovrappeso con mutandoni ascellari e tuta color maglia della salute.

Nel film del 1966 Batman: The Movie, cavato frettolosamente dalla memorabile serie televisiva, lo scenario politico del quarantennio successivo è delineato con spaventosa chiaroveggenza. Il Joker, il Pinguino, Cat Woman e l’Enigmista si coalizzano in una specie di asse del male (la “malavita unita”) a chiare tinte neocon e tentano una spettacolare impresa geopolitica: assumere il controllo del pianeta disidratando i litigiosissimi membri del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.

Proprio così: il Pinguino ha approntato il micidiale Total Dehydrator, una specie di estintore che prosciuga uno ad uno i nove membri del Consiglio e li trasforma in altrettanti mucchietti di polverina colorata, da conservare in provetta. Ecco un fotogramma dell’agguato, che farebbe la gioia di Christian Rocca:

La missione di Batman e Robin è chiara: reidratare i consiglieri dell’Onu con il “Super Molecular Dust Separator” e il “Light Water Soft”, modernissimi ritrovati di cui è attrezzata la Bat-Caverna. Tutto il mondo segue con il fiato sospeso l’operazione, che annienterà la minaccia neocon e ristabilirà finalmente la pax multilaterale… Sennonché appena reidratati i nove onusiani ricominciano ad accapigliarsi, con un’aggravante babelica: il giapponese comincia a parlare in inglese, il tedesco in israeliano (sic!), il russo in tedesco, il nigeriano in spagnolo, l’israeliano in francese.

Sembrerebbe la catastrofe definitiva, il mondo sprofondato nel caos assoluto, nell’anarchia del dopo-Muro… ma a quel punto Batman rivela la sua vera natura di veltroniano oltranzista, e chiude il film con un commento stracult: “Chissà Robin, questa strana confusione di lingue forse è il più grande servizio che sia mai stato reso all’umanità”. Dopodiché, ha quantomeno il buon gusto di attaccarsi alla Bat-corda e sparire calandosi dalla finestra…

***

C’è di meglio, però. Frugando nelle discariche più innominabili della storia del cinema, quelle dove nessuna persona ammodo oserebbe addentrarsi, si possono trovare prefigurazioni storiche assai gustose. Per esempio, un decennio prima che Ernst Nolte e Jürgen Habermas si accapigliassero sulle pagine della “Zeit” e della “Faz” nella cosiddetta Historikerstreit o “disputa tra gli storici”, i termini chiave del dibattito sulla comparabilità tra i Lager nazisti e i Gulag sovietici erano stati posti dalla prosperosissima attrice americana Dyanne Thorne.

Dopo aver vestito i (succinti) panni dell’aguzzina hitleriana a capo di un Lager femminile nel film che ha inaugurato il filone della Nazi-Sexploitation, Ilsa la belva delle SS (1975), la Thorne si ripropose nella veste (altrettanto succinta, ma a temperature decisamente più basse) della direttrice di un Gulag sovietico, in Ilsa la tigre della Siberia (1977). Nel primo film castrava i suoi amanti-prigionieri al termine di notti piuttosto focose; nel secondo, dava in pasto i medesimi prigionieri a una tigre perfino più famelica di lei.

Per il resto, stessi stivaloni, stessi frustini, stesso strabordante davanzale: con buona pace di Nolte e della sua tortuosa teoria su Hitler che avrebbe imitato il terrore bolscevico per giocare d’anticipo su una fumosa minaccia asiatica, l’equiparazione tra Auschwitz e la Kolyma era stata posta da Ilsa in termini assai persuasivi. Per un colpo d’occhio sulla madrina del revisionismo, eccovi i due manifesti affiancati:

Peraltro, un ulteriore capitolo della saga di Dyanne Thorne, Ilsa la belva del deserto (1976), la vedeva impegnata nel mondo arabo, tra petrolieri e sceicchi. Non l’ho ancora rintracciato, dunque non so dirvi se anche in altre latitudini la bombshell americana abbia dimostrato di essere “di profetico spirito dotata”.

Dotata lo era senz’altro, però.

Written by am

marzo 3, 2007 a 12:45 PM

Pubblicato su guviblog

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