Guido Vitiello

Matrioska Dostoevskaja. Prove tecniche di bignamizzazione

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C’è una battuta di Woody Allen che la dice assai lunga sul romanzo russo ottocentesco: “Ho fatto un corso di lettura veloce e sono riuscito a leggere Guerra e pace in venti minuti. È un libro sulla Russia”.

Certo, una cosa è il personaggio e altra è l’uomo, e varrà la pena di ricordare che l’autore del divertissement zarista Amore e guerra (1975) quei romanzi ha dimostrato di averli letti tutti da cima a fondo, e con scrupolo. Nondimeno la sua sintesi, per quanto spiccia, è ineccepibile; soprattutto, è l’ennesima conferma di due verità piuttosto evidenti.

Primo, il lettore di oggi non ha il tempo – o meglio, si è convinto per qualche sospetta ragione di non avere il tempo – per romanzi che abbiano il respiro epico di Guerra e pace; se proprio deve accostarsi a Lev Tolstoj, si comporta come fa il sottoscritto alle feste di matrimonio: aggira abilmente le portate principali per concentrarsi sulla zona antipasti a buffet, più digeribili e da cui è più facile disimpegnarsi – nella fattispecie, La morte di Ivan Il’ic o La sonata a Kreutzer.

Secondo, e già mi aspetto una salva di fischi, o i novantadue minuti di applausi di fantozziana memoria – questi romanzieri russi sono incredibilmente prolissi. Prendete il più grande, Fedor Dostoevskij. D’accordo, cose come Il giocatore o L’eterno marito sono a misura d’uomo e nessuno s’illuderebbe di spostarne o cancellarne uno iota. Ma non trovate che i suoi romanzi maggiori trarrebbero grande giovamento da qualche scorciatina?

Concedetemi di ragionare un po’ come quei rozzi e occhiuti produttori hollywoodiani con cui dovette scontrarsi Orson Welles – e a cui dovremo esser grati in eterno per aver ridimensionato L’orgoglio degli Amberson. Ecco, per i romanzi di Dostoevskij ci vorrebbe qualcosa di simile. Perfino il mio preferito, I demoni, si potrebbe alleggerire di cento o duecento pagine senza grave pregiudizio per l’integrità dell’opera. Anche i Karamazov, in fondo, potrebbero beneficiare di un’accorta potatura – qualche subplot ridondante qua e là, qualche scena d’alta società straripante di dettagli, qualche dialogo troppo involuto. E che dire di Delitto e castigo, non credete che avrebbe potuto essere un capolavoro di quattrocento pagine anziché un capolavoro di settecento?

Su quest’ultimo romanzo, però, per fortuna qualcuno ci ha già pensato: il bignami è disponibile ed è già sul mercato. Se non potete dedicare un paio di settimane alla lettura di Delitto e castigo, mettete da parte un’ora o poco più del vostro tempo, e vedete Pickpocket (1959), il capolavoro di Robert Bresson. Lo schema è suppergiù lo stesso: un crimine immotivato (perché in fondo si tratta del peccato originale), lunghi tormenti di coscienza aizzati dalla presenza di un inquisitore, grazia redentrice che viene per tramite di una donna dall’aura fortemente mariana. Potrei consigliarvi anche American Gigolo (1980) di Paul Schrader, ma più che di una contrazione di Delitto e castigo si tratta di un’espansione di Pickpocket e di un omaggio al suo autore (a cui Schrader aveva dedicato parte della sua tesi di dottorato, pubblicata in Italia da Donzelli come Il trascendente nel cinema).

Ancora troppo? Non avete il tempo per Pickpocket? Benissimo, cari i miei pigri, il gioco della Matrioska continua con un pezzo più piccolo: trovate tre minuti scarsi del vostro tempo e ascoltate Wednesday Morning, 3 a.m. di Simon & Garfunkel (secondo me il loro capolavoro). Anche qui, un uomo che nella notte rimedita il suo crimine – un furto che gli appare via via come qualcosa di irreale, metafisico – e la cui coscienza colpevole è irradiata dalla ragazza che dorme accanto a lui in stato di perfetta grazia e innocenza.

Se poi veramente non avete tempo da perdere, cercate nelle Confessioni di Agostino l’episodio del suo giovanile furterello di pere, da cui il padre e dottore della chiesa intuì che l’essenza del crimine è una tenebrosa imitatio omnipotentiae divinae – proprio come quella di Raskol’nikov.

Non più di due minuti, e passa la paura; altrimenti, lasciate perdere la letteratura, e buonanotte.

Written by am

luglio 8, 2007 a 12:48 PM

Pubblicato su guviblog

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