Guido Vitiello

Gulag a cinque stelle (aggiornato!)

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In un paese in cui, come cantava Elio, anche gli abusi sessuali sono abusivi, è naturale che certi personaggi abusino per fini privati di privilegi legati alla loro posizione: i due esempi più lampanti sono Gustavo Selva che usa un’ambulanza come fosse un taxi e Clemente Mastella che prende l’aereo di Stato per andare al Gran Premio. Qualcosa di simile, però, accade talora anche nel giornalismo.

Ieri Luca Sofri nel suo blog così riassumeva un articolo di Ernesto Galli della Loggia, dalla rubrica “Calendario”: in soldoni, il politologo “è stato in albergo, ha avuto freddo, e oggi ha scritto un pezzo sul Corriere sull’assenza di coperte negli alberghi moderni”. Sono andato a cercare l’articolo in questione, e devo dire che il riassunto di Sofri è perfino troppo clemente: Galli della Loggia vede in questa assenza di coperte niente meno che “uno dei tanti piccoli segni del modo totalitario in cui troppo spesso l’Italia ha abbracciato la modernità”. Chissà quale strana associazione è scattata in testa al professore, per accostare i plaid e il totalitarismo; forse l’albergo sprovvisto di coperte gli ha ricordato la Siberia.

Almeno Galli della Loggia ha avuto il buon gusto di consegnare le sue lamentele a una rubrichetta a pagina 55. Io ho ripescato dal mio archivio privato (sì, ne ho uno, e conto di usarlo per futuri ricatti quando sarò a corto di soldi) un abuso ben più sfacciato. Prima pagina del Corriere della Sera, 12 agosto 2001. Editoriale di Claudio Magris intitolato “Quei piccoli attentati alla libertà. Stalinismi di mercato”. Anche qui è di scena il totalitarismo:

I regimi totalitari (…) si arrogano il diritto di decidere – in campi sempre più estesi quanto più il sistema è totalitario – per i singoli individui, ritenendo di sapere meglio di essi quale sia il loro bene o addirittura il loro più vero desiderio; in certi casi prescrivono o interdicono pure la lettura di libri e se, ad esempio, ai tempi di Stalin un povero diavolo voleva leggere Kafka doveva invece sorbirsi, per il suo bene deciso dal Partito, un romanzo realista socialista.

La tirata va avanti per un po’, citando Kant e chiamando in causa i massimi sistemi che presiedono a una società aperta e a una economia liberale. Dopo di che, salta fuori il vero pretesto dell’articolo: “In questi giorni io, ad esempio, sono stato vittima di una consimile piccola violenza da parte della Telecom della Venezia Giulia“. In breve, a Magris avevano cancellato senza preavviso il servizio Memotel, facendogli perdere dei messaggi non ancora ascoltati. Dove altro parlarne, se non sulla prima pagina del primo quotidiano nazionale? E cos’altro tirare in ballo, se non il totalitarismo? “L’episodio in sé è minimo, ma rivela una grave, totalitaria violazione dei diritti – delle esigenze, dei gusti – dell’individuo, dell’utente, del consumatore”. Totalitaria violazione dei diritti? Cosa dirà Magris il giorno in cui (non glielo auguro) una rediviva Nkvd gli si presenterà all’alba sulla soglia di casa per deportarlo alla Kolyma? Quale customer care chiamerà?

I marxisti hanno sempre criticato la pretesa dei politologi liberali di accorpare nazismo e stalinismo sotto la nozione ombrello di totalitarismo, ritenendo che si trattasse di una costruzione propagandistica nata dalle esigenze della Guerra fredda. Io ho sempre pensato, al contrario, che la categoria avesse un valore. E perché continui ad averlo anche in futuro, lancio qui una colletta per comprare degli eleganti calzettoni tirolesi con nappine al prof. Galli della Loggia. Così la prossima volta che troverà un clima avverso in una stanza d’albergo, la sua mente non correrà a Solzenicyn ma più modestamente al cassetto della biancheria.

*****

Una piccola integrazione, in seguito al commento di Andrea. In effetti questa mi era sfuggita: Piero Ostellino, sempre sul Corriere della Sera, il 28 luglio di quest’anno ha scritto (probabilmente a seguito di una multa per eccesso di velocità) un commento intitolato “Lo Stato e l’autovelox come strumento della lotta di classe”. Ne cito un passo, che completa magnificamente gli articoli di Magris e Galli della Loggia: “Così, il limite di velocità è diventato una forma di lotta di classe; le auto di grossa cilindrata sono il Palazzo d’Inverno da assaltare e l’autovelox è l’incrociatore Aurora che dà il via alla rivoluzione egualitaria”.

Poi dice che il liberalismo in Italia non ha mai attecchito. E per forza: se questi sono i suoi portabandiera… Ma quand’è che al Corriere svecchiano un po’ il parco opinionisti?

*****

Sein Kampf. Ebbene sì, lo ha rifatto: oggi, 29 novembre, il recidivo Claudio Magris è tornato ad accusare la “recidiva Telecom” nell’articolo “La mia battaglia per il Memotel”. Magris rievoca il suo primo eroico articolo-manifesto: “Già nell’agosto 2001, improvvisamente tale servizio era sparito; con un atto di imperio degno di un Gauleiter, la Telecom, a Trieste, lo aveva cancellato”. Quella volta, incalzati dalle forze rivoluzionarie capitanate dal Magris, i padroni avevano reintegrato il servizio. Ma oggi le forze oscure della reazione sono tornate a colpire.

Si segnala soprattutto l’irresistibile chiamata alle armi finale: “Contro ogni strisciante stalinismo, va aggiornato il famoso appello rivoluzionario: ‘Utenti di tutto il mondo unitevi!”.

Non avete da perdere che i vostri messaggi in segreteria.

Written by am

novembre 17, 2007 a 1:05 PM

Pubblicato su guviblog

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