Guido Vitiello

“La sai l’ultima? Moro fu rapito da Osiride”

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Tutte le strade portano a Gradoli. O a via Gradoli. Dipende dall’estro degli investigatori, di volta in volta scaltri o pasticcioni, capaci di perdersi sulle colline della Tuscia mentre il brigatista Moretti ha tutto l’agio di smantellare il suo covo romano, o al contrario pronti a irrompere nell’appartamento dove i transessuali ricevono visitatori illustri in auto blu. Ma la buona riuscita di un’indagine non è solo affare di fiuto e perizia. In alcuni specialissimi casi è in gioco anche l’abilità – che non si apprende, crediamo, nei corsi per agente di polizia – di interpretare messaggi in codice provenienti dall’altro mondo: come quelli che Romano Prodi e i suoi commensali spiritici, radunati nella casa emiliana del professor Clò, captarono dalle anime di democristiani trapassati, i quali si divertirono a sbalzare il piattino sul tavolo medianico fino a comporre la fatale parola: Gradoli. In quell’occasione, lo si è raccontato fino allo sfinimento, i segugi non seppero cogliere la soffiata d’oltretomba, e invece che nel covo brigatista di via Gradoli, sulla Cassia, si precipitarono in armi in un innocuo paesotto tra i Monti Volsini. Ma via Gradoli non è solo il crocevia dei misteri italiani vecchi e nuovi, da Moro a Marrazzo; è anche la sede di imprevedibili incontri intellettuali, il luogo simbolico dove si danno convegno ricercatori di estrazione assai varia, dediti con eguale accanimento a decifrare il rebus della politica occulta. Con esiti deliranti, certo, ma a volte splendidamente romanzeschi.

L’ultimo, in ordine di tempo, è Br esoteriche (Pagine edizioni) di Ruggiero Capone, giornalista di destra che scrive per l’Opinione e il Borghese. L’imbeccata del libro, apparso in questi mesi, è accattivante: il simbolo delle Brigate Rosse, la stella a cinque punte inscritta in un cerchio, non avrebbe nulla a che spartire con l’iconografia dei movimenti guerriglieri: sarebbe invece l’emblema esoterico del pentacolo, lo stesso di cui si effigiano i satanisti, lo stesso che figura sulla Porta Magica all’Esquilino. Tanto basta perché l’autore salti spedito alle conclusioni, e ribattezzi le Brigate Rosse “i Pentacolari”: da qui a rileggere la storia degli ultimi trent’anni come scontro tra Pentacolari e Piduisti, rispettivamente l’ala rossa e l’ala nera del potere occulto, il passo è breve.

Fautori del tirannicidio rituale e adoratori di Dioniso e Osiride, i brigatisti hanno secondo Capone radici ben più remote dell’autunno caldo o della nursery guerrigliera della Facoltà di sociologia a Trento. Il ragionamento è ferreo: «Osiride, al pari dei brigatisti, processava ed era spietato»; i gappisti, poi, già usavano il pentacolo e «tra i partigiani e la setta degli hashishin (assassini appunto) non ci passava granché differenza». Se poi ricordiamo che «anche San Tommaso giustificava il tirannicidio, al pari di Battisti, Negri, D’Elia e Seneca» (sic), tutti mossi da un «antico sentire ellenistico», il cerchio si chiude. Immancabile, nel libretto fa capolino l’escursione nel regno dei morti di Prodi e compagni nell’aprile del 1978, letta come antefatto dell’omicidio di Marco Biagi, il «non invitato alla seduta spiritica» in cui fu comunicata la sacra parola: Gradoli. Tout se tient.

Non è certo nuova la passione della destra per l’esoterismo, da Evola e Scaligero in giù, e il libro di Capone è solo l’ultimo e sbiadito esemplare di una lunga tradizione che ha oggi nel cattolico Maurizio Blondet l’esponente più talentuoso. Ma sarebbe imprudente accantonare libri come Br esoteriche tra le “fascisterie”: si dà il caso che, da qualche tempo, anche a sinistra la linea di confine tra la pubblicistica sui misteri italiani e la paccottiglia occultistica da Codice da Vinci si sia fatta più incerta. A fare da battistrada è stato Giorgio Galli, passato negli anni dalla storia dei partiti europei a pasticci esoterico-politici scritti a quattro mani con la direttrice del mensile astrologico Astra e ad altre stravaganze. Ma il politologo non è il solo ad aver celebrato l’innaturale matrimonio tra Machiavelli e Guénon.

Tra le fonti di Capone, per esempio, c’è un libro di qualche anno fa, Il misterioso intermediario, dove gli autori spiegavano che Gradoli, lungi dal riferirsi a un paesino del viterbese o a una via di Roma, era proprio un messaggio esoterico, probabilmente rosacrociano. Le sette lettere si potevano leggere come GRADO-LI (grado 51): «Si sarebbe rinviato, cioè, a un livello ancora più occulto del trentatreesimo, il gradino più alto della gerarchia massonica conosciuta». Qual era questo grado arci-occulto? La risposta è in un testo esoterico pubblicato intorno al 1870 in Francia (dove a quanto pare erano già informatissimi sulla politica italiana del secolo successivo): «Nel Cercle de la Rose+Croix il Grado LI corrisponde al Maître du Glaive, il Signore del Gladio. E l’ipotesi può acquistare una sua perturbante suggestione se si pensa appunto alla rete segreta Gladio».

Questa gragnuola di non sequitur e salti mortali logico-storici non è opera di qualche intellettuale da campo Hobbit. A firmare il brano sono l’ex giornalista dell’Unità (oggi di Panorama) Giovanni Fasanella, e uno sceneggiatore, Giuseppe Rocca. E il libro in questione non lo hanno stampato le Mediterranee o le Edizioni di Ar: porta il marchio Einaudi, lo stesso editore che un tempo pubblicava La distruzione della ragione di Lukács o il libello di Adorno contro l’astrologia. Un caso isolato? Può darsi. Ma i casi isolati sono almeno due, se nel catalogo degli Editori Riuniti trova spazio un autore come Carlo Palermo, l’ex magistrato che negli anni Ottanta condusse una titanica inchiesta su mafia, massoneria, traffico d’armi e droga. Nel più ambizioso dei suoi libri, Il quarto livello, risalendo come una carpa di mistero in mistero, dal genocidio ruandese all’attentato a Wojtyla, il giudice sopravvissuto a un attentato mafioso rivelava una mirabolante congiura guidata da templari integralisti islamici e nazisti veneziani, con la quale era in grado di spiegare tutto: l’11 settembre, la strategia della tensione, le stragi di Cosa Nostra, le SS di Hitler, Sant’Ignazio e i Gesuiti, la Venezia dei Dogi, perfino il ruolo degli hashishin, la setta che per Capone è l’equivalente dei Gap.

Si dirà che un’aria di famiglia spirava da sempre tra i dietrologi alla Flamigni che leggono tutti i misteri italiani in chiave cospiratoria (il doppio Stato, il Grande Vecchio, le trame atlantiche) e gli appassionati di complotti a sfondo esoterico con tanto di Graal e Priorato di Sion: se non altro, la forma mentis è la stessa. Ma che le due famiglie potessero incontrarsi, e in modo tutt’altro che clandestino, questo è un prodigio che dobbiamo forse ai poteri magici del Santo Graal – o del Santo Gradoli. Che estende i suoi miracolosi effetti sul presente, come dimostra il caso dell’11 settembre: davanti alle Torri Gemelle, anche le due Balordaggini Gemelle – la variante esoterica e quella dietrologico-giudiziaria del cospirazionismo – si sono intrecciate fino a risultare indiscernibili. L’europarlamentare Giulietto Chiesa, per esempio, nella sua inchiesta Zero ha imbarcato prestigiatori, veggenti e ciarlatani come Webster Tarpley, uno secondo cui «il compito più urgente dell’umanità è liquidare definitivamente l’orrore che è Venezia», già che a minacciare il pianeta è un’antica oligarchia babilonese che è poi diventata la Serenissima, in un complotto millenario che ha avuto tra i suoi agenti Sant’Ignazio e i Gesuiti: sembra di leggere Carlo Palermo.

Forse sono solo aberrazioni: leggerle come segni dei tempi sarebbe avventato. L’impressione, però, è che anche a sinistra si sia incrinato qualcosa, che il legame storico con la tradizione illuministica si sia fatto così lasco da tollerare questo e altro. Ma non siamo in vena di diagnosi pretenziose, genealogie dell’irrazionalismo, congetture epocali. Ci basterà dire che dai tempi del pasoliniano “romanzo delle stragi” il complottismo in Italia è un genere letterario a tutti gli effetti: solo che non sa fino in fondo di esserlo. È un modo non solo e non tanto per interpretare il mondo, quanto per sceneggiarlo – d’altro canto, “trama romanzesca” e “complotto” sono in inglese una parola sola: plot. Perché stupirsi se questo genere intercetta le mode romanzesche del momento? Ai tempi di Harry Potter e del Codice da Vinci, è poi così strano che gli affabulatori si diano convegno attorno al tavolo spiritico del professor Clò, pronti a esser folgorati sulla via di Gradoli?

Dal Riformista di domenica 25 luglio

Written by Guido

luglio 25, 2010 a 10:23 pm

Pubblicato su Il Riformista

Una Risposta

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  1. […] 3. Ruggiero Capone, Br esoteriche (Pagine edizioni) Le Brigate Rosse erano una setta di assassini dediti al culto di Osiride, il lato sinistro del potere iniziatico, e il loro simbolo – la stella a cinque punte – era in realtà il Pentacolo dei satanisti. Tutto torna. Ne scrissi qui. […]


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