Il blog di Guido Vitiello

La fisica dei soliti stronzi. Un omaggio a Berselli

with one comment

Bella promessa, solito stronzo, venerato maestro. Il cursus honorum dell’intellettuale italiano così come descritto da Berselli (sulla scorta di Arbasino) si arresta in genere alla seconda tappa. Ma la trasformazione da bella promessa in solito stronzo ha un elemento arcano e imponderabile. Per descriverla Berselli dovette ricorrere alla letteratura fantastica ottocentesca: Jekyll mutato in Hyde, il ritratto di Dorian Gray che vira verso una “insopportabile quanto prevedibilissima stronzaggine”. L’intuizione è preziosa, e per questo occorrerebbe farla uscire dalla fase prescientifica, condurla dal mondo del pressappoco all’universo della precisione: dall’alchimia trarre una chimica, o meglio una fisica dei passaggi di stato – solido, liquido, gassoso. Come si diventa soliti stronzi (SS), da belle promesse (BP) che si era?

Trasformarsi in soliti stronzi contando solo sulle proprie forze è possibile, ma non così frequente. La via maestra, in questo caso, è aprire un blog di qualche successo, e vedere il proprio nome rimpallato con ammirazione qua e là per la rete: ubriacato dal diagramma degli accessi che cresce come una Torre di Babele, da tutti quei clic che in cuor suo attribuisce a ventenni poppute (e che sono per lo più di disoccupati abruzzesi in canottiera), il blogger promettente comincia a scrivere solo cose che alimentino questa astratta euforia consensuale – ergo, le solite stronzate. La frittata è fatta.

Ma per lo più la trasformazione da BP a SS non è affare di estro individuale, per compiersi richiede l’apparato del marketing editoriale, giornalistico, televisivo. Ci sono intere case editrici, collane e recensori illustri che garantiscono il pronto accesso alla solita stronzaggine, così come formati televisivi scientificamente pensati allo scopo. Gli studiosi futuri non mancheranno di esaminare quella prodigiosa fabbrica per la produzione tayloristica di soliti stronzi che è stata Vieni via con me, la trasmissione di Fazio e Saviano. Costretti a leggere liste di fervorini pasquali in un clima da recita scolastica, tra gigantografie di venerati maestri defunti e coreografie allegorico-didascaliche che si erano viste l’ultima volta nella DDR del 1975, anche i migliori hanno dovuto capitolare. Non solo le belle promesse: i passaggi di stato sono reversibili, e un venerato maestro (VM), messo a elencare i dieci motivi per cui la cultura fa bene ai giovani, è fatto regredire all’istante, senza scampo, allo status di SS.

E che dire di Saviano? Per la scienza nascente il suo caso è del massimo interesse. Bella promessa non lo è più, solito stronzo non lo è ancora. Ma è incappato nella più formidabile officina per la stronzificazione delle belle promesse che operi da anni nel nostro paese. Per dirla more geometrico: l’uomo di talento passa infallibilmente dallo stato di BP a quello di SS quando il gruppo editoriale Repubblica-L’Espresso lo adotta come icona di checchessia e lo mette, vessillo in mano, alla testa delle sue campagne. Niente di personale, beninteso: ma se il più recente repertorio di soliti stronzi (Popstar della cultura di Alessandro Trocino) annovera per lo più talenti passati per quella gioiosa factory, è dovere di studiosi ipotizzare una correlazione causale. Il metodo Rep. consiste in questo: prendere una bella promessa e far di tutto per trasformarla anzitempo, prima della canizie, in venerato maestro. Da BP a VM, da gassoso a solido, per direttissima: in fisica si chiama brinamento. Un’intelligenza viva e aeriforme si trova così intrappolata in un blocco di ghiaccio, un cowboy in un monumento equestre.

Con Saviano il brinamento è partito dalla testa, cristallizzata ormai in un logo come quella di Ronaldo, e prosegue con raffiche gelide di appelli che sembrano (bene che vada) comunicati dell’Anm e opinioni sollecitate su qualunque argomento, dall’alta diplomazia all’alta cucina. Rompa lo strato di ghiaccio se può, prima che dallo specchio lo fissi uno Hyde di prevedibilissima stronzaggine.

Articolo uscito sul Foglio il 30 luglio 2011 con il titolo Il metodo Rep. per fare di una bella promessa un venerato maestro

Written by Guido

luglio 31, 2011 a 11:29 am

Una Risposta

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  1. a parte il solito applauso, vorrei farti notare che un tipo come il Fofi, per me, mai è stato nè una BP nè un SS ma sempre un VM. è nato così: VM.

    a leggerlo adesso, la domenica, su l’unità, a me pare che sia inevitabile e necessario definire una ulteriore categoria, quella, che so, dei corrivi noiosi. o dei noiosi e basta.

    ennio

    agosto 4, 2011 at 11:52 pm


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