Il blog di Guido Vitiello

Le pietre scartate (ma preziose) di René Girard

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Non tutte le pietre scartate dai costruttori diventano testate d’angolo. Ce n’è qualcuna che finisce sbriciolata nel calcestruzzo, qualcuna che si acquatta nella muratura, qualcuna che può aspirare alla dignità ornamentale del fregio o del pinnacolo. E così, quando René Girard ebbe ultimato le sue cattedrali concettuali – la più imponente delle quali è La violenza e il sacro – le tante pietre e pietruzze che non erano servite a innalzarle finirono a comporre un gran numero di opere minori, che si possono leggere secondo i casi come studi preparatori, come derivazioni dei libri maggiori, come illustrazioni delle vecchie tesi con nuovi esempi letterari, scritturali, antropologici. La metafora muratoria si addice bene a Girard, se pensiamo che la testata d’angolo della sua opera è proprio la pietra scartata: la vittima sacrificale la cui espulsione fonda l’ordine sociale, e poi la croce di Cristo che svela il fondamento violento e persecutorio di ogni civiltà.

La più recente delle opere minori di Girard è Geometrie del desiderio (Raffaello Cortina) e allinea pietre di varia origine e natura, alcune molto preziose: due saggi medievali, uno sul combattimento di Ivano e Galvano in Chrétien de Troyes, l’altro sulla passione di Paolo e Francesca istigata dal libro galeotto; alcune pagine su Romeo e Giulietta che si possono leggere come il capitolo mancante del suo libro su Shakespeare; altri due saggi, meno interessanti, su Racine e Marivaux; qualche appunto su autori moderni come Malraux, Camus, Butor e Robbe-Grillet. Sono per gran parte cose scritte tra gli anni Cinquanta e Sessanta, poco prima o poco dopo l’innalzamento della prima cattedrale, Menzogna romantica e verità romanzesca, e pertanto devono esser lette come complemento di quell’opera maggiore. Ancora non si parla di sacrifici umani e capri espiatori (bisognerà attendere il decennio successivo), tutta l’attenzione è rivolta a illuminare i meccanismi di quello che Girard chiama “desiderio mimetico”: un desiderio che non scocca come una freccia dall’amante all’amata, secondo l’illusione romantica, ma che per arrivare a destinazione deve battere contro la sponda di un mediatore, che fa da modello e rivale. Cupido non gioca al tiro con l’arco, ma a carambola: desideriamo sempre imitando (e invidiando) qualcun altro. Ne deriva che la passione ha bisogno di un rivale, e che in fin dei conti, come si legge nelle prime righe del saggio su Romeo e Giulietta, “l’amore vero scoppia sempre in presenza di qualche ostacolo”.

Se un nome vi ronza per la testa e non riuscite ad acciuffarlo, eccolo qui: Denis de Rougemont,L’Amore e l’Occidente, 1939. Quella grande “cerca” tra i miti d’amore europei formulava, in esordio, una legge generale: “L’amore felice non ha storia. Romanzi ne ha dati solo l’amore mortale”. Eppure, nelle cento e più pagine di Geometrie del desiderio il nome di De Rougemont non è evocato mai; nelle quasi trecento di Menzogna romantica e verità romanzesca è elogiato in un paio di luoghi; e a nostra memoria, in tutta l’opera di Girard non ce n’è altra menzione. Ma il suo debito verso l’autore di L’Amore e l’Occidente è più grande di quanto non voglia riconoscere; come e prima di Girard, De Rougemont legò essenza e storia del romanzo alle peripezie di un desiderio contrastato, costruì un’ambiziosissima teoria della civiltà umana su un fondamento quasi banale (il mal d’amore), diede alla sua indagine sulla letteratura amorosa una forma apologetica, e di apologia del Cristianesimo (protestante, nel suo caso). Ma De Rougemont, chissà perché, lo si cita malvolentieri – lui stesso ne fece ragione d’astio e di rammarico: presero a ignorarlo, ostentatamente, i filologi neocatari alla René Nelli; fingono spesso di non vederlo i medievisti, anche quando gli passano accanto e lo urtano; tanti scrittori e filosofi che con L’Amore e l’Occidente hanno contratto un debito cospicuo fanno in modo da ripagarlo nei modi meno vistosi e compromettenti, nella penombra di una nota a piè di pagina. Il sospetto è che Girard appartenga a questi ultimi e che De Rougemont sia, per le sue cattedrali, la pietra scartata.

Articolo uscito sul Foglio il 21 settembre 2012 con il titolo Il desiderio amoroso secondo Girard, preziose pietre di una cattedrale

Written by Guido

settembre 22, 2012 a 9:17 pm

Pubblicato su Il Foglio, Libri

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3 Risposte

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  1. Anche i “FrammentiE di Barthes ci sembrarono imparentati con l’Amore e l’Occidente, solo che non si vede subito perchè Barthes usa la parola “amore” per indicare anche il desiderio non ricambiato.

    eliaspallanzani

    settembre 23, 2012 at 6:17 pm

  2. Reblogged this on radicimolesi.

    radicimolesi

    ottobre 11, 2012 at 6:00 pm

  3. è perfettamente vero che De Rougemont venga sottoutilizzato da Girard. credo che sia dovuto al mimetismo della cultura francese. un altro ignorato – stranamente vista la centralità del mito, è Voegelin – Brotto lo ha scritto

    rodolfo

    novembre 30, 2015 at 9:47 am


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