Guido Vitiello

Posts Tagged ‘René Girard

Masochismo e suicidio delle classi dirigenti (Mani bucate, 33)

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“Io fui Paolo già. Troppo mi scuote il nome di Virginia”; ma l’incredibile caso Raggi-Berdini suscita reminiscenze letterarie ben più cupe di questi versi di Gozzano o del romanzo di Saint-Pierre che li ispirò. La tortuosa sequela di umiliazioni a cui si è sottoposto liberamente l’assessore – le accuse lanciate alla sovrana credendosi al riparo dai suoi occhi (un caso di scuola di “atto mancato”); l’autodenigrazione pubblica del giorno dopo (“Sono un coglione, questa è la verità”); il risentimento verso il cronista che aveva spezzato il patto di vassallaggio; l’attesa tormentosa di un responso o di un perdono – tutto questo ha una sola pietra di paragone nella storia della letteratura, ed è la Venere in pelliccia di Sacher-Masoch. Leggi il seguito di questo post »

Le pietre scartate (ma preziose) di René Girard

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Non tutte le pietre scartate dai costruttori diventano testate d’angolo. Ce n’è qualcuna che finisce sbriciolata nel calcestruzzo, qualcuna che si acquatta nella muratura, qualcuna che può aspirare alla dignità ornamentale del fregio o del pinnacolo. E così, quando René Girard ebbe ultimato le sue cattedrali concettuali – la più imponente delle quali è La violenza e il sacro – le tante pietre e pietruzze che non erano servite a innalzarle finirono a comporre un gran numero di opere minori, che si possono leggere secondo i casi come studi preparatori, come derivazioni dei libri maggiori, come illustrazioni delle vecchie tesi con nuovi esempi letterari, scritturali, antropologici. La metafora muratoria si addice bene a Girard, se pensiamo che la testata d’angolo della sua opera è proprio la pietra scartata: la vittima sacrificale la cui espulsione fonda l’ordine sociale, e poi la croce di Cristo che svela il fondamento violento e persecutorio di ogni civiltà.

La più recente delle opere minori di Girard è Geometrie del desiderio (Raffaello Cortina) e allinea pietre di varia origine e natura, alcune molto preziose: due saggi medievali, uno sul combattimento di Ivano e Galvano in Chrétien de Troyes, l’altro sulla passione di Paolo e Francesca istigata dal libro galeotto; alcune pagine su Romeo e Giulietta che si possono leggere come il capitolo mancante del suo libro su Shakespeare; altri due saggi, meno interessanti, su Racine e Marivaux; qualche appunto su autori moderni come Malraux, Camus, Butor e Robbe-Grillet. Sono per gran parte cose scritte tra gli anni Cinquanta e Sessanta, poco prima o poco dopo l’innalzamento della prima cattedrale, Menzogna romantica e verità romanzesca, e pertanto devono esser lette come complemento di quell’opera maggiore. Ancora non si parla di sacrifici umani e capri espiatori (bisognerà attendere il decennio successivo), tutta l’attenzione è rivolta a illuminare i meccanismi di quello che Girard chiama “desiderio mimetico”: un desiderio che non scocca come una freccia dall’amante all’amata, secondo l’illusione romantica, ma che per arrivare a destinazione deve battere contro la sponda di un mediatore, che fa da modello e rivale. Cupido non gioca al tiro con l’arco, ma a carambola: desideriamo sempre imitando (e invidiando) qualcun altro. Ne deriva che la passione ha bisogno di un rivale, e che in fin dei conti, come si legge nelle prime righe del saggio su Romeo e Giulietta, “l’amore vero scoppia sempre in presenza di qualche ostacolo”. Leggi il seguito di questo post »

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settembre 22, 2012 at 9:17 pm

Pubblicato su Il Foglio, Libri

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Nell’incontro di wrestling tra teofili e teofobi fate arbitrare Girard

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Sono tempi magri, per il dialogo tra credenti e non credenti. Certo, non a tutte le generazioni tocca in sorte di veder battagliare, come nei primi secoli cristiani, Origene contro Celso o Giustino contro Crescente. Di Feuerbach o di Nietzsche ne nasce – è il caso di dirlo – uno ogni morte di papa, e sull’altro fronte non è che la mamma dei Kierkegaard sia sempre incinta. Ormai il grande duello pubblico sulle cose ultime ricorda quel vecchio sketch dei Monty Python in cui un monsignore e un filosofo si disputano l’esistenza di Dio in un incontro di wrestling. E così (salvo eccezioni) si dividono il ring certi energumeni dell’apologetica che brandiscono come una clava l’ideale ottocentesco di una cristianità alla Chateaubriand e degli atei da baraccone, indistinguibili dai telepredicatori, che illustrano – magari con l’ausilio di un Power Point – i cinque semplici motivi per cui la religione è una truffa. Spesso poi, dopo l’11 settembre, la materia del contendere è il nesso tra religione e violenza: i primi ti dicono che, accantonando Dio, gli uomini finiscono per scannarsi a vicenda; i secondi ribattono che è proprio Dio l’istigatore a delinquere che insinua nelle anime semplici il germe della violenza, e vagheggiano un paganesimo tollerante o una fraternità umana affrancata dal Grande Barbuto. Leggi il seguito di questo post »

Tutta colpa di René Girard

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Ho letto, dietro cortese ma irremissibile suggerimento-precetto di Edoardo Camurri, Tutta colpa di Tondelli di Nicola Pezzoli. Il libro, uscito un paio d’anni fa per i tipi di Kaos, racconta le peripezie di un aspirante scrittore – che è oltretutto, per comica disavventura, il sosia perfetto di Pier Vittorio Tondelli – tra agenti letterari e case editrici, uffici manoscritti e scuderie di giovani talenti. Nulla da fare: Pezzoli, malgrado anni di promesse e rassicurazioni, proprio non riesce a veder stampato un suo romanzo. Riesce però, in ultimo, a farsi pubblicare la cronaca picaresca dei suoi fallimenti editoriali.

Non per nulla Camurri – uno dei pochi a parlare del libro, sulle pagine del Foglio – lo ha accostato ad Antonio Moresco e alle sue Lettere a nessuno, ipotizzando la nascita di un nuovo genere, quello della lagna letteraria: «Libri scritti da scrittori che raccontano il fatto di essere (o di essere stati) scrittori inediti». Certo, il tono dei due non potrebbe essere più diverso: laddove Moresco è borioso e petulante fino all’esasperazione, Pezzoli è ilare, brioso e scanzonato. E anche se non ce la sentiamo di rimpianger troppo la mancata pubblicazione del suo Mi hai reso scrotoleso, almeno a giudicare da quel che se ne intravede e se ne intuisce, è senz’altro una fortuna che Tutta colpa di Tondelli abbia visto la luce: la cronaca del giovane autore «preso per i Tondelli» è davvero esilarante. Leggi il seguito di questo post »

Written by Guido

novembre 19, 2010 at 3:24 pm