Il blog di Guido Vitiello

Filosofi, basta!

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SallyFilosofiTVCompito di storia di Sally, sorellina di Charlie Brown: «Nell’Antica Grecia non c’era la tv, ma c’erano un sacco di filosofi. A me, personalmente, non piacerebbe star lì tutta la sera a guardare un filosofo». C’è da chiedersi che cosa avrebbe pensato davanti a una scenetta come questa: Maurizio Ferraris, filosofo teoretico, nel bel mezzo di una conferenza su Socrate, Platone e Aristotele guarda fisso nella telecamera e tira fuori un iPod, perché in quell’oggettino – incredibile, signore e signori! – «si riassume tutta la loro filosofia». Che cos’è, una televendita? Una nuova forma di stand-up comedy? No, cara Sally: è la tua Antica Grecia che è tornata tra noi. Chissà com’è nel resto del mondo, ma qui certi filosofi sono ovunque, spuntano dove meno te l’aspetti, si moltiplicano come i rinoceronti di Ionesco. Opinano su tutto l’opinabile nei dibattiti televisivi (con Gad Lerner come mecenate), fanno la parte del leone nelle pagine culturali dei giornali, riempiono le platee con i loro festival, che ricordano tanto I filosofi all’asta dell’antica satira di Luciano: «Gli interessati all’acquisto sono pregati di trovarsi subito al banco, e in bocca al lupo a tutti! Metteremo in vendita filosofi di ogni sorta e delle più svariate scuole». Ma te li ritrovi anche in azienda, sotto l’insegna della «consulenza filosofica», a bignamizzare Hegel e Jaspers a uso dei manager o a proporre la maieutica come via per risolvere i conflitti col personale. E non lesinano, se è il caso, consulenze alla politica. Alcuni firmano volumi collettivi dai titoli surreali, come Quale filosofia per il Partito Democratico e la Sinistra, altri lanciano manifesti per riscoprire la Realtà dopo i populismi mediatici postmoderni (Ferraris), altri ancora optano per l’impegno diretto: e così abbiamo avuto heideggeriani sindaci (Cacciari), nietzscheani manettari (Vattimo), fenomenologhe in piazza (De Monticelli), giù fino a Michela Marzano cooptata nel Pd. Senza scordare i filosofi che incidono dischi pop, come Sgalambro, o che mettono il loro cappello ermeneutico su film e serie tv. È passato più di mezzo secolo dal folgorante pamphlet di Jean-François Revel A che servono i filosofi?, che proponeva di abbandonare la parola stessa filosofia perché non si capiva più a che campo alludesse, quali competenze designasse. Ironia della sorte (o astuzia della ragione?) questa identità sfocata, incerta, camaleontica non ha portato al crepuscolo dei filosofi. È diventata la chiave della loro onnipresenza.

Articolo uscito su IL di marzo 2013.

Written by Guido

aprile 28, 2013 a 6:06 pm

Pubblicato su IL

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