Il blog di Guido Vitiello

Il critico Ostrogoto. Berardinelli e la nuova piccola borghesia

with 4 comments

OstrogotiChi ha in simpatia il marziano a Roma di Flaiano, lo yankee alla corte di re Artù di Mark Twain e altri intrusi, non trascuri l’Ostrogoto nel paese dei letterati immaginato dall’abate Rosmini: “Se venisse tra di noi per vedere i nostri costumi un uomo di qualche remota contrada ancor barbara, e s’invogliasse di conoscer la tempera di questa classe che sente celebrar tanto di letterati, (…) ben credo che a sentir gli sciaurati giudizi che portano essi stessi gli uni degli altri, e la viltà in cui si hanno scambievolmente, egli dovrebbe dire seco medesimo: or è dunque questa la gente per la quale questo paese si mette sopra del nostro?”. Così si legge nel Galateo de’ letterati (1828), un piccolo codice dell’urbanità letteraria fondato sulla premessa che quanti scrivono galatei per gli altri uomini (il bersaglio è Melchiorre Gioja) non ne osservano, disputando tra di loro, i precetti.

La mia insofferenza si è fatta particolarmente ostrogota di questi tempi, in cui i bisticci letterari hanno cominciato a vertere su questioni da ruggenti anni Sessanta quali: i romanzi di Fabio Volo sono o no “letteratura”? Il libro si può considerare una merce? I classici a 99 centesimi minacciano la cultura? Mentre meditavo allegoricamente sulla stanza degli specchi in cui il ceto medio riflessivo non riflette che sé medesimo e l’abbaglio dei propri pregiudizi, ecco che un’astronave mi ha recapitato in grembo, quasi a tradimento, Lo scrittore invisibile. Alfonso Berardinelli recensito e intervistato, un imponente volume curato da Angela Borghesi per Gaffi. L’intruso Berardinelli ha compiuto settant’anni, dunque rischiavo di beccarmi una Festschrift, uno di quei monumenti in vita ai venerati maestri che raccolgono saggi e omaggi un po’ servili o servilmente parricidi; il tipico genere editoriale senza lettori, come le miscellanee, gli atti di convegno e le raccolte di discorsi parlamentari. E invece, grazie al cielo, questa è una Festschrift dove ci si azzuffa e ci si mena, in barba al galateo. “Al poeta metallico, una corona metallica”, si leggeva sul feretro di Majakovskij. Al critico agonistico, una Festschrift agonistica.

Ma c’è lite e lite, e ripercorrendo trent’anni di recensioni e interviste ci si accorge che quelle di Berardinelli erano battaglie che davvero valeva la pena dichiarare. Più di tutte quella sulla “nuova piccola borghesia”, formula che coniò a metà anni Ottanta ne L’esteta e il politico per caratterizzare quel ceto ansioso di appartenenza e legittimazione culturale che si sdilinquiva indifferentemente per Wenders e Nanni Moretti, Il nome della rosa e il Beaubourg, New York e la Mitteleuropa, portandosi sotto braccio un libro Adelphi e una copia di Repubblica. Era il primo vagito, appunto, di quel “ceto medio riflessivo” che popola i festival culturali, esaltato da Paul Ginsborg come argine alle bassezze dell’Italia illetterata.

Mi ero perso, per miei limiti anagrafici, la polemica sorta all’epoca, ma Lo scrittore invisibile consente di recuperarla. Ed è illuminante  leggerla oggi, quando una mutazione di quello stesso ceto ha colonizzato vaste regioni del marketing culturale e ha aggiornato le sue idiosincrasie, ferma restando la copia di Repubblica. Ebbene, cosa si rimproverava (su Rep.) a Berardinelli? Proprio quell’etichetta infamante: piccola borghesia. Lui la difendeva dicendo che voleva richiamare “l’inquietudine per la propria incerta posizione sociale (…), l’uso retorico e strumentale della cultura, la volontà di ascesa, il terrore del declassamento, il bovarismo ideologico”. Ecco, molte cose possono essere invecchiate di quel saggio ma non la lungimiranza dell’etichetta; perché è chiaro che solo una “piccola borghesia riflessiva”, morbosamente preoccupata del proprio status e incerta (a ragione) della propria legittimazione culturale può far la guerra a Fabio Volo e agli sconti.

La favola dimostra che a volte la moneta della buona polemica serve a scacciare la cattiva, come dovrebbe ammettere anche il nostro amico Ostrogoto.

Articolo uscito sul Foglio il 15 febbraio 2014

Written by Guido

febbraio 16, 2014 a 5:52 pm

4 Risposte

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  1. Gran bel pezzo, Guido. Total einverstande!

    Qsscv

    febbraio 16, 2014 at 6:08 pm

  2. Egregio sig. Vitiello,
    absit polemica verbis, vorrei sapere se Lei è a conoscenza di articoli di critica letteraria “seria” (intendo qualcosa di un po’ più tecnico della rituale recensione) sull’opera di Fabio Volo.
    In caso positivo Le sarei grato se potesse indicarmeli (gratissimo se potesse linkarli).

    david

    febbraio 17, 2014 at 10:33 am

    • Non ne conosco, sospetto che non ce ne siano (ma non seguo la critica delle riviste). Ho letto solo articoli di giornale e, al limite, interventi su blog letterari.

      unpopperuno

      febbraio 17, 2014 at 1:28 pm

      • La ringrazio molto per la cortese risposta.
        OT il nome del blog continua a farmi pensare allo spaccio prima che al filosofo (my fault, naturalmente)

        david

        febbraio 17, 2014 at 3:21 pm


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