Il blog di Guido Vitiello

Come divenni anarchico giocando a Monopoly

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monopolyjailPerdere una partita a Monopoly contro dei bimbi agguerritissimi e spietati che non sanno nulla di mercato immobiliare ma che dimostrano comunque di saperci fare più di te può essere istruttivo; specie quando un lancio di dadi sfortunato ti porta dritto dritto in prigione. Passi un turno, due turni a fissare le mosche sul soffitto della cella, finalmente ne esci, ma ecco che dal mazzo degli Imprevisti peschi la carta sbagliata e torni difilato dietro le sbarre. Non lo avresti mai detto, ma sei tecnicamente un recidivo. E mentre appassisci nella tua casella di cinque centimetri per cinque cominci a covare un pericoloso risentimento verso quei marmocchi con il senso degli affari che nel frattempo riscuotono le rendite dei loro lussuosi alberghi a Parco della Vittoria. Ti guardano con virtuosa sarcastica indignazione, sghignazzano tra di loro i pusillanimi, e tu che ti credevi una persona tranquilla ti scopri a pensare: sapete che vi dico? Ora mando all’aria il tabellone, e vediamo chi ride ultimo.

È un gioco, ma magari fosse solo un gioco. È per aver pescato la carta sfortunata che il più delle volte si finisce in carcere, colpevoli o innocenti; e anche senza sfiorare il grande arcano del Caso che, a dispetto delle apparenze, regna imperturbato sulla Giustizia, basterà evocare il giudice Brigliadoca di Rabelais, quello che dava sentenze con un colpo di dadi, o il povero Giona buttato a mare dopo che i marinai avevano gettato le sorti, accolto nella provvidenziale guardina di un grosso cetaceo. Come nel Monopoly, una volta dentro non impari un bel nulla, o almeno nulla di ciò che vorrebbero insegnarti; non trovi dentro di te nessun rapporto tra il tuo delitto (sempre che l’abbia commesso) e quella punizione. Salti qualche giro della vita, ed è tutto qui: l’unica cosa che senti crescere è l’inettitudine al gioco, e il sospetto che quelli là fuori abbiano più di te solo l’oscura elezione dei dadi. Ti verrà voglia di rovesciare il tabellone, e sai il bello? Hai perfettamente ragione.

“Un’unica risposta è possibile alla domanda: ‘che cosa possiamo fare per perfezionare il sistema penale?’. Niente. È impossibile perfezionare una prigione. Con l’eccezione di pochi trascurabili cambiamenti, non vi è assolutamente altro da fare che distruggerla”. Queste magnifiche parole furono scritte nel 1877 dall’anarchico Pëtr Kropotkin, e le si può leggere nel libricino Anarchia e prigioni. Scritti sull’abolizione del carcere, curato da Romolo Giovanni Capuano per l’editrice Ortica. È una piccola, potentissima antologia del buonsenso incendiario. Così Emma Goldman, nel 1917: “La società trarrebbe maggiore vantaggio dall’abolizione immediata di tutte le prigioni che dalla speranza di ricevere protezione da queste camere degli orrori del ventesimo secolo”. Così Alexandr Berkman, nel 1906: “I fondi annualmente spesi per il mantenimento delle prigioni potrebbero essere investiti, ottenendo gli stessi risultati con minore danno, in titoli di Stato del pianeta Marte o inabissati nell’Atlantico”. Semplice e inconfutabile.

Ed è così che un giocatore pacifico finisce per rovinare il gioco ai bimbi, e che un mite liberale si ritrova a impugnare i proclami degli anarchici. Salvo che il liberale, si è detto, è un anarchico pessimista; così pessimista da sapere che per anni o per secoli si sarà costretti a migliorare ciò che migliorabile non è, a tentare di “umanizzare” un posto che è stato concepito come uno zoo, e a rendere civile un istituto che andrebbe semplicemente, candidamente, ragionevolmente distrutto. Boom!

Articolo uscito sul Foglio il 12 luglio 2014 con il titolo Segare le sbarre

 

Written by Guido

luglio 13, 2014 a 11:43 am

2 Risposte

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  1. Però l’anarchia vuole l’abolizione delle carceri perchè le considera funzionali ad un sistema che rifiuta in toto; altrimenti detto, gli anarchici vogliono lanciare all’aria l’intero Monopoli non solo la prigione del Monopoli, il Monopoli senza il carcere lo vogliono i ricchi delinquenti (e di fatto già ce l’hanno).

    david

    luglio 14, 2014 at 9:02 am

    • i ricchi delinquenti lo vogliono il carcere. sennò come farebbero a dare la colpa a qualcun’altro e mantenersi così impuniti?

      the town marshal

      agosto 22, 2014 at 7:20 pm


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