Il blog di Guido Vitiello

Romanzo criminale, Mafia Capitale e la Notte dell’Onestà

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10686913_10152417920558017_6563526332733074284_nIo faccio voto di non usare la parola “pirandelliano”, per non cadere nel luogo comune; voi però leggete questa notizia e meditate sulle inverosimiglianze e le assurdità della vita, che se non copia dall’arte quanto meno le si mescola fino a rendersene indiscernibile. Il Movimento Cinque Stelle ha convocato per il 24 gennaio la Notte dell’Onestà (è un pomeriggio, a rigore) in Piazza SS. Apostoli a Roma, per non dimenticare lo scandalo Mafia Capitale. Attori, cantanti e altra gente di spettacolo si avvicenderanno sul palco, ma la sera del 24 non si recita a soggetto, al contrario: si leggono intercettazioni della Procura di Roma. L’uso delle altrui telefonate come sceneggiatura, copione, canovaccio da commedia dell’arte o testo di una sacra rappresentazione ha ormai una lunga storia, dalle ricostruzioni a fumetti di Santoro – che però nel gusto inclinavano più al fotoromanzo, al Grand Hotel – alla consacrazione di Lucarelli, che riconobbe nell’intercettazione un nuovo genere letterario e lanciò perfino un concorso di intercettazioni immaginarie.

Ma lo sconcerto di fronte a questo strano intreccio di arte e vita, per il quale avrei una gran voglia di spendere l’aggettivo che ho fatto voto di non spendere, si fa incredulità scorrendo l’elenco dei partecipanti. Tra i personaggi in cerca di Procuratore che saliranno sul palco di Piazza SS. Apostoli c’è Claudio Santamaria, il Dandi del film Romanzo Criminale, che vede nella Notte dell’Onestà la prosecuzione con altri mezzi di quel suo vecchio ruolo (“sembra che questo film non sia ancora finito”, ha detto al grillino Di Maio nel video che annuncia la manifestazione). C’è però anche Andrea Sartoretti, in rappresentanza della versione televisiva della Banda della Magliana, già che interpretava il Bufalo nella serie di Sky Romanzo criminale. E c’è Claudio Gioè, che fu il giovane Ingroia in una fiction su Borsellino, poi fu Riina in una fiction su Riina, e che partecipò insieme al vero Ingroia a un documentario sulla trattativa prodotto dalle Agende Rosse su soggetto di Salvatore Borsellino, che il 24 gennaio sarà lui pure sul palco. Confesso che a metà della lista ero già tramortito, sbattevo tra una parete e l’altra di questa stanza degli echi e degli specchi come un pipistrello ubriaco.

Vediamo di tirare le somme: gli attori di Romanzo criminale, ossia del film e della fiction tratti da un romanzo scritto da un magistrato e ispirato a inchieste giudiziarie reali, allestiranno uno spettacolo usando come copione le intercettazioni di un’altra inchiesta fatta da altri magistrati (mi mordo la lingua, ma quell’aggettivo non lo uso). Accanto al Dandi e al Bufalo ci sarà anche il Bufala, Ferdinando Imposimato, e soprattutto ci sarà una delegazione delle fiction sulla mafia siciliana, che oltre a Gioè comprende Sabina Guzzanti. Tutta la faccenda, sforzandosi di tornare sobri, si presta ad almeno tre considerazioni. Primo, la palma va a nord – non solo la palma della criminalità organizzata, non solo la palma dell’emergenzialismo giudiziario, ma anche il Carro di Tespi dell’antimafia delle Agende Rosse, che nell’inchiesta romana vede un’occasione per esportare i propri riti e i propri carnevali. Secondo, quanto alla cara formula “circo mediatico-giudiziario”, è tempo di abbandonare il trattino e scriverla tutta d’un fiato, mediaticogiudiziario, perché è evidente che non è più in gioco l’interferenza tra due ambiti distinti ma la nascita di una creatura ibrida, di un mostro da zoologia fantastica. Terzo, dobbiamo abbandonare pure l’immagine grossolana del circo. Altro che circo, questo gioco di specchi, di sosia, di doppi, di finzioni incastonate in altre finzioni è teatro barocco! Ma avendo giurato di non fare quel nome che pure vorrei fare, menzionerò in sua vece il cardinal Pietro Riario, re della mondanità pontificia nella Roma di fine Quattrocento, e le strabilianti scenografie dei suoi carnevali, dove capitava che un banchetto reale si duplicasse in un banchetto immaginario, su cui degli attori impersonavano commensali allegorici, in una vertiginosa mise en abyme.

La citazione sarebbe del tutto pretestuosa, se non fosse che queste cose il cardinale le faceva in Piazza SS. Apostoli.

Articolo uscito sul Foglio il 10 gennaio 2015 con il titolo Giuro che non dirò “pirandelliana”. Ma la Notte dell’Onestà…

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