Guido Vitiello

Archive for the ‘Il Foglio’ Category

Movimento Cinque Dighe

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Viviamo in tempi straripanti, e Luigi Di Maio ha pensato bene di lanciare il M5D: Movimento Cinque Dighe. Siamo un argine a tutti gli estremismi, va dicendo in questi giorni di campagna elettorale. Siamo un argine alle “follie dell’ultradestra dilagante”. E siamo un argine alla nuova Tangentopoli, alla corruzione e al malaffare. Siamo anche un argine alle idee retrograde sulle donne, la famiglia e i diritti civili che la Lega non prende più neppure dai Papi ma direttamente dai popi. Come se non bastasse, poi, siamo un argine all’ipotesi di un nuovo Nazareno. E siamo un argine al Pd, che vuole alzare gli stipendi dei parlamentari. E a Orbán e Putin. E alle armi facili. E ai privilegi della casta. E all’illegalità. E al sovranismo. Le ha dette tutte, e ne ha dette anche altre. A quanti argini siamo? Ho perso il conto, ma tutto questo rassicurare mi ricorda tanto la campagna elettorale di Forlani nel 1992 – solo che il segretario democristiano ci arrivava a quasi settant’anni e dopo mezzo secolo di governo ininterrotto, mentre al giovanissimo capo politico casaleggiano è bastato un anno per ritrovarsi in mano – unica carta da giocare – la promessa che il M5S impedirà ad altri di fare questo o quello. Come prevedibile, una buona metà del nostro establishment imbelle ci casca o fa finta di cascarci. E c’è ancora chi riesce a dire, restando serio, che dobbiamo ringraziare il M5S se non abbiamo Alba dorata. Leggi il seguito di questo post »

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giugno 1, 2019 at 11:27 am

Il mito del cadavere nell’automobile

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Otto maggio, la Germania nazista si arrende agli Alleati. Nove maggio, le Brigate Rosse uccidono Aldo Moro. I due anniversari non sembrano avere alcun rapporto, se non quello – blandissimo – della contiguità sul calendario; eppure tra l’uno e l’altro, a guardar bene, è teso un impalpabile filo leggendario: il mito del cadavere nell’automobile. Ma andiamo con ordine. Tra il 1939 e il 1945 la principessa Marie Bonaparte, la paziente e amica di Sigmund Freud che si fece ambasciatrice della psicoanalisi in Francia, viaggia tra Parigi e Vichy, Atene e Alessandria, Londra e Città del Capo a caccia di quelle che oggi chiameremmo leggende metropolitane. Le raccoglie in uno strano libro, Mythes de guerre, scritto nel suo francese elegantissimo e stampato a Londra poco dopo la fine del conflitto. Il primo capitolo si intitolava, appunto, “Le mythe du cadavre dans l’auto”. Leggi il seguito di questo post »

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maggio 16, 2019 at 12:12 pm

Cavalli geniali e spettabili lampadari. L’ing. Musil e il rag. Fantozzi

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Quando l’uomo senza qualità trova su un giornale l’espressione “il geniale cavallo da corsa”, capisce che lo Spirito dei tempi si è scelto come scriba un anonimo cronista, e che in Kakania l’ideale romantico del genio ha preso una strana piega. Chissà cosa avrebbe pensato Robert Musil della formula “spettabile lampadario”, cosa avrebbe intravisto in quel non meno incongruo accostamento di parole: “‘Spettabile’ è l’unica aggettivazione in uso nelle grandi aziende, nelle quali ‘spettabile’ è il Megadirettore, ‘spettabile’ è un cliente, ‘spettabile’ è la signora del collega, ‘alla quale si prega di estendere i saluti’, ‘spettabile’ è un lampadario, una penna, una scrivania eccetera”. Chissà, in altre parole, cosa avrebbe pensato Robert Musil leggendo il primo Fantozzi. Sappiamo, in compenso, cosa pensò Paolo Villaggio leggendo Musil: “Nella mia biblioteca, avevo un mattone grosso, bello, preciso, che avevo quasi deciso di non leggere prima di morire: L’uomo senza qualità di Musil, tre volumi, inquietanti ed enormi. A quarant’anni ho incominciato improvvisamente a leggerlo e sono entrato in una nuova stagione della mia vita” – la stagione in cui, calendario alla mano, cominciano a uscire per Rizzoli i libri di Fantozzi. L’intervista dell’ottobre 1975 per la Radiotelevisione svizzera dove Villaggio svela le sue fonti d’ispirazione letteraria, fino a oggi inedita in volume, l’ha appena pubblicata l’editore De Piante con il magnifico titolo Kafka? Qui siamo all’apice della piramide nevrotica. Lo raccomando alle vostre mani bucate, spettabili lettori: sono trecento copie numerate, con copertina d’artista di Ugo Nespolo (se proprio dobbiamo beccarci la quotidiana accusa di essere élite, prendiamoci almeno qualche lusso). Leggi il seguito di questo post »

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maggio 16, 2019 at 12:07 pm

Arcipelago Boldrini

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Una mattina mi son svegliato e ho trovato l’invasor*. Mi raccomando l’asterisco, ché l’Ovra del gender non dorme mai, e del resto chi si sognerebbe di denigrare quella che il Gadda antimussoliniano chiamò la virile vulva della donna italiana? Abbiate anche l’accortezza di specificare che in quel confidenziale “bella ciao” gettato lì all’amata non c’è ombra di harassment, così da non scatenare le sanguinose rappresaglie dei plotoni del #metoo, almeno fino al giorno in cui ci saremo liberati dalle truppe d’occupazione del Politicamente Corretto. Quel giorno luminoso potrebbe essere un nuovo 25 aprile, come ho appreso ieri l’altro dai cinguettii di tre noti e autocertificati liberali italiani. Leggi il seguito di questo post »

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maggio 5, 2019 at 11:07 am

L’anno del pensiero magico

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Davanti a Notre-Dame in fiamme, mentre oscillavo come tutti tra due congetture – incidente o attentato? – ho trovato il tempo di compiere su di me un piccolo esercizio di introspezione, una cosa da psicologia sperimentale ottocentesca; e ne sono riemerso con l’idea che il terrorismo ha cambiato le nostre abitudini di vita meno di quanto ci piace credere, ma in compenso ha cambiato, e a fondo, le nostre abitudini mentali. La prima cosa che mi è passata per la testa, osservando quel rogo, è la reminiscenza di una pagina di Jung sul pensiero magico letta qualche tempo fa: “Per noi è naturale dire: questa casa è bruciata perché il fulmine l’ha incendiata. Per il primitivo è altrettanto naturale dire: un mago si è servito del fulmine proprio per incendiare questa casa”. E per noi abitanti del mondo dopo l’11 settembre? L’esitazione tra pensiero logico e pensiero magico è qualcosa a cui ci siamo assuefatti quasi senza accorgercene, nei grandi e nei piccoli eventi, che sia l’incendio di una cattedrale o di un autobus romano (e oscilliamo anche in quel caso tra due sigle diversamente minacciose: Isis o Atac?). Può durare un’ora, un giorno, una settimana: non sappiamo esattamente come reagire finché non arriva la rivendicazione, che è per noi nuovi primitivi la firma dello stregone che si è servito del fulmine. E può capitare in ipotesi che il mago – ora che le reti terroristiche sono strane varietà di franchising che possono decidere se consentire l’uso del loro marchio, se dare il loro patrocinio simbolico – metta la firma su un sortilegio che non ha compiuto, o su un incidente dovuto al caso. Leggi il seguito di questo post »

Written by Guido

aprile 26, 2019 at 5:27 pm

Massimo Bordin, le favole del buongiorno

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Dice: salvate l’archivio di RadioRadicale. E mancherebbe altro. Ma il custode che ne conservava tutte le chiavi se n’è appena andato, e non potremo consultarlo più.

Per me Bordin non era solo la voce che mi raccontava le favole del buongiorno più o meno dagli anni in cui smisero di raccontarmi quelle della buonanotte. Era anche un personaggio letterario o cinematografico. Con un altro suo estimatore, il poeta Marchesini, ci divertivamo a immaginarlo nei panni del Gene Hackman della Conversazione di Coppola, l’uomo solitario e un po’ ossessionato che passa le notti a decifrare brandelli di intercettazioni oscure. E tanta era la curiosità di farmi guidare nel suo teatro della memoria che un pomeriggio presi coraggio e gli dissi, di punto in bianco: facciamo un libro-intervista. Capii subito che non ne aveva voglia e che avrei dovuto pregarlo molto – per la sua indole schiva, per quel rigore quasi ruvido che gli faceva vedere in qualunque forma di vanità un viziaccio da fustigare, forse anche per pigrizia. E infatti lì per lì neppure mi rispose. Speravo di trovare, con quell’espediente un po’ pretestuoso, una porta di servizio per accedere al suo archivio vivente, per estorcergli i segreti delle mille allusioni, dei sottintesi, delle frasi a mezza bocca che lasciava cadere nella sua rassegna stampa, con quella voce di cui molti notavano la raucedine ma pochi la delicata prosodia, la capacità di farti sentire ad ogni pausa il segno quasi estinto del punto e virgola. Leggi il seguito di questo post »

Written by Guido

aprile 26, 2019 at 5:11 pm

Pubblicato su Il Foglio, Uncategorized

Se lo demonizzate, poi vince per mille anni

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Posso pure dipingermi la faccia rosso fuoco, appuntarmi due vistose corna sulla testa e una coda forcuta sul coccige, farmi crescere una barba caprina, indossare eleganti calzature anch’esse caprine a zoccolo fesso, ma ci sarà sempre qualcuno più fesso del mio zoccolo pronto a dire che non è il caso di demonizzarmi, che quei tre sei sulla fronte sono uno scanzonato sberleffo postmoderno,  che quegli occhi iniettati di sangue saranno un’allergia, e soprattutto che l’antisatanismo viscerale è controproducente, perché se lo demonizzi poi quello, Satana, vince per un millennio almeno. Leggi il seguito di questo post »

Written by Guido

aprile 26, 2019 at 5:02 pm