Guido Vitiello

Archive for the ‘Il Foglio’ Category

Gli esperti. Ennio Flaiano, 1958

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Il lettore sia indulgente se questa settimana, più che scrivere, trascrivo. Ma che colpa ne ho se quel che c’è da dire – su Genova, sui buiaccari al governo, sulle scimmie urlatrici dei social network – lo aveva già detto sessant’anni fa Ennio Flaiano? “Gli esperti”, dal Corriere della Sera del 2 dicembre 1958 (oggi in Le ombre bianche, Adelphi): “Se hai deciso di venire al caffè con noi la sera, preparati ad essere un buon esperto”. È uno dei motivi di orgoglio patriottico: “Tu parli con un francese, con un inglese e – ammettendo che tu sappia il tedesco – con un tedesco. Dopo un po’ la conversazione langue. Il difetto è che non portano a fondo l’argomento, e non posseggono mai i dati per un giudizio”. In Italia no, “l’ultimo cliente del nostro caffè morirebbe dalla vergogna, non oserebbe più farsi vedere se non tentasse sino alla chiusura delle serrande di sostenere il suo punto di vista”. E non si tratta solo d’arte o di politica, beninteso: “Due anni fa, per esempio, affondò un piroscafo nello scontro con un altro piroscafo. Noi per un mese – e anche due – ogni sera abbiamo parlato, tecnicamente, del disgraziato evento. Pur non avendo una diretta conoscenza della navigazione oceanica (i nostri spostamenti per mare si limitavano al tratto Napoli-Capri) noi sapevamo tutto: quali luci i due piroscafi avrebbero dovuto tenere accese (lo scontro accadde di notte), che intervallo passa tra un segnale di sirena e l’altro in caso di nebbia, come si naviga in alto mare, che differenza passa tra stazza, volume e tonnellaggio, cos’è un quarto di notte, lo spessore di una lamiera, chi ha il diritto di precedenza, come si tira a galla una nave affondata”. Leggi il seguito di questo post »

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agosto 21, 2018 at 7:27 am

Due libri per rovinarsi le vacanze

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I libri scovati nel piccolo emporio a pochi passi dalla spiaggia, nell’espositore rotante tra i palloni insaccati e gli olii abbronzanti, o su una bancarella di una città dove vai a zonzo per qualche giorno di vacanza, comprati senza premeditazione e divorati sul posto, scordandoti di quelli che dopo lunghe selezioni e dolorose esclusioni avevi messo in valigia: esistono letture più libere, più divaganti, più ispirate? Ma se il cuore ti pesa, anche quegli imprevisti compagni di vagabondaggio, scantonando per vicoli, ti riportano fatalmente dove non vorresti. Leggi il seguito di questo post »

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agosto 16, 2018 at 2:58 PM

Profondo rozzo. I trumpiani di provincia e il deep state

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La grande onda gialloverde, a dispetto del suo fragore, non ha ancora depositato a riva nessuna idea nuova che valga la pena discutere. E dire che sono in molti a tentare di cavalcarla, pagaiando affannati con le braccia, a pancia in giù sulle loro tavole da surf: cattolici slavofili che si affidano al gladio del nuovo zar per spazzar via l’apostasia mondialista del drago a due teste Soros-Bergoglio, magari con la benedizione di qualche Augusto Del Noce in sedicesimo, diciamo pure qualche Del Nocciolina; evoliani ringalluzziti perché il Barone nero è stato salvato e riportato sul bagnasciuga da due scafisti intellettuali, uno sbarcato dall’America (Bannon) e l’altro dalla Russia (Dugin), con Fusaro e Giulietto Chiesa vicescafisti; qualche reaganiano chiassoso da mercato rionale (sempre mercato è) convinto che la grande onda sia quella del capitalismo che si rinnova, roba da Tea party sotto allucinogeni. Più defilati, e con meno mulinar di braccia, ci sono poi stimabili liberal-conservatori che si struggono per rivivere con Salvini l’amore bovaristico che li legò (con qualche ragione in più) a Rodolphe-Berlusconi, illusi che, al di là delle intemperanze da burbero, stia creando il grande partito conservatore. E questo senza neppure contare il think tank della dinastia Casaleggio, che in anni di pensosa elaborazione tutto ciò che ha saputo produrre è un antiparlamentarismo da rivincita dei nerd e un rousseauismo da liceo occupato. Leggi il seguito di questo post »

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agosto 12, 2018 at 12:00 PM

Chi andiamo a lapidare questa sera?

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Quando quei pii attaccabrighe degli scribi e dei farisei gli si fecero sotto con un’adultera da lapidare e una controversia legale da dirimere, Gesù si chinò a scrivere nella polvere con un dito. È una scena che si ripete tutti i giorni, non sette volte ma settanta volte sette. Si può dire che è lo schema occulto su cui si regge la macchina persecutoria a moto perpetuo che per inerzia tardo-illuministica continuiamo a chiamare dibattito pubblico: ti mettono sotto il naso un peccatore qualunque, potente o disgraziato, pensionato d’oro o migrante, gli appuntano sulla schiena il cartellino di qualche emergenza politica più o meno pretestuosa, di qualche cruccio giuridico più o meno cavilloso, e poi ti chiedono, petulanti: allora, non vieni a lapidarlo con noi? Che fai, lo difendi? La macchina funziona a pieno regime, e dopo anni di rodaggio sui social network e nei talk-show è arrivata al governo o alle soglie del governo in molti paesi, incluso il nostro. E il guaio è che nessuno, al di qua o al di là dell’Atlantico, ha ancora trovato il modo per mettere un granello di sabbia nell’ingranaggio, per sabotarlo o incepparlo. Leggi il seguito di questo post »

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agosto 12, 2018 at 11:46 am

Populist Kitsch

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Ci sono polemiche – ormai quasi tutte – in cui, per decenza, non si dovrebbe entrare; e tuttavia si è chiamati, per amore di quella stessa decenza, a osservarle con discrezione dalla soglia, se non altro per invitare i benintenzionati a venir fuori finché sono in tempo. La gazzarra dei giorni scorsi sui Rolex e le magliette rosse è una di queste. Mentre scorrevo distrattamente commenti miserabili di gente miseranda mi è tornata in mente la copertina di un pamphlet di Alessandro Orsini pubblicato quasi dieci anni fa da Rubbettino, Il rivoluzionario benestante. C’era un pugno chiuso alzato con il Rolex al polso. L’anti-eroe ritratto da Orsini era il privilegiato dal capitalismo che abbraccia, senza rischi per il patrimonio e per la reputazione (che è poi il patrimonio simbolico), la retorica incendiaria dei rivoluzionari, il rictus dell’indignazione permanente e la fantasia della distruzione purificatrice.

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luglio 29, 2018 at 7:20 PM

Onore a Rita Pavone!

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Per chi attraversa certi quartieri di Roma, compresi quei Parioli che nelle fantasie perverse dei nuovi populisti sono diventati una roccaforte della sinistra mondiale, gli striscioni e le scritte murali dei fascisti sono un elemento ordinario della tappezzeria urbana. Siamo assuefatti da decenni al rumore di fondo di quegli slogan dalla forma sempre uguale e sempre tronfia. Onore ai camerati caduti. Onore ai martiri delle foibe. Onore a Paolo Di Nella. Onore a Léon Degrelle. Onore alla tigre Arkan. Onore a Dominique Venner samurai d’Occidente. Onore, onore, dappertutto onore. A volte ti prendono alla sprovvista, ma neppure tanto, come lo striscione di CasaPound: Patria, socialismo o muerte – Onore a Hugo Chávez. Altre volte ti provocano smorfie di disgusto, almeno per il tempo di un semaforo rosso, come quando a Ponte Milvio, dopo la strage di Macerata, comparve un lenzuolo con la scritta nera: Onore a Luca Traini. Poi però un giorno leggi su Twitter la grida quotidiana dell’iperministro factotum – Onore a Rita Pavone, che non si inchina al pensiero unico! – e non sai bene come reagire, ti tocca constatare che tutti quegli anni a fare su e giù col motorino per i sottovia di Roma non sono serviti a nulla. Leggi il seguito di questo post »

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luglio 8, 2018 at 12:07 PM

Perché i politici si fanno i video sui tetti?

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A una domanda svagata di Tommaso Labate, quasi un’esca gettata su Twitter – “Ma perché i politici che si fanno i video si piazzano tutti sui tetti?” – hanno abboccato banchi di commentatori, dando risposte sorprendenti. Ne trascrivo alcune, dalle più prosaiche alle più alate: per via della ricezione migliore 4G; perché la gente per strada li mena; così sono fuori tiro dai cecchini; “sempre più in alto!”, urlava Mike; perché il balcone di Piazza Venezia non basta più; perché ti vogliono dare la speranza che inciampano e cadono giù; per esorcizzare la tentazione di buttarsi. Hanno tutti ragione, e proverò a comporre queste imbeccate sparse in una visione d’insieme. Leggi il seguito di questo post »

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giugno 28, 2018 at 4:17 PM

L’onestà muore di freddo

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Qualcuno ha detto che la storia si può considerare una sequela ininterrotta di proclami che l’uomo sta vivendo un momento epocale; e in effetti il narcisismo corporativo di ogni generazione resiste cocciutamente all’ipotesi che ci sia capitato di nascere e morire in un lasso di tempo qualunque. Ma a furia di ripeterci che viviamo in tempi interessanti (forse con qualche ragione in più dei nostri padri, non certo dei nostri nonni), ci scordiamo che viviamo anche in tempi noiosissimi. Osservando con gli occhi di un moralista classico la vicenda della giunta Raggi – e dico di più: l’intera epopea grillina, forse anche tutta la capitolazione dell’Italia seguita allo scempio del 1992 – quel che ci appare non è tanto un capriccioso intrecciarsi di uomini e di casi, quanto lo svolgimento prevedibile, scolastico, pedante come una dimostrazione matematica, noiosissimo appunto, di una premessa aberrante com’è quella degli onesti al governo in quanto onesti. E quando ti rifilano un libro così soporifero, di cui indovini il finale dalla prima frase, speri almeno che ci siano le figure. È così che ho deciso di sperperare qualche altro risparmio per procurarmi un vecchio bellissimo libro, L’onestà muore di freddo, stampato nel 1959 dell’editore Cino Del Duca. Era un’antologia di poeti civili, epigrammisti e storiografi compilata dal latinista Luca Canali. Appena quattro anni erano passati dall’inchiesta di Manlio Cancogni sull’Espresso – “Capitale corrotta, nazione infetta” – e sembrava un buon momento per rileggere i fustigatori di Roma antica, così buono che il primo capitolo s’intitolava: “Nulla di nuovo”. Leggi il seguito di questo post »

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giugno 24, 2018 at 3:59 PM

Chi è più felice di Alfonso Bonafede?

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Com’è splendente, in questi giorni, Alfonso Bonafede! Brillano gli occhiali, brillano gli occhi dipinti sugli occhiali, brillano i denti già resi fosforescenti dal trattamento sbiancante imposto da Casalino, brilla di brillantina perfino quella sua svettante acconciatura da upupa, che sembra adesso il copricapo di un sovrano, o la corona di una reginetta di bellezza. E lui, stralunato e felice, non appena gli avvicinano un microfono si affretta a sbrigare la prima incombenza che si presenta a ogni miss: manifestare la sua emozione con i lucciconi agli occhi. Lo ha detto l’altra sera a Corrado Formigli, “quel ministero ha dentro un’emozione”, proprio così, un’emozione che gli mette i brividi, e si è anche augurato che quei brividi magici gli restino addosso per tutta la legislatura, che quella pelle d’oca non si acquieti mai. Ha poi raccontato di aver chiesto a tutti i dipendenti del ministero – e io cosa darei per vedere le loro facce in quel momento! – di “non smettere mai di farsi contaminare dall’entusiasmo dei cittadini”, che è un po’ come, per una miss, perorare con un largo sorriso la causa della pace nel mondo. Chi è più felice di Alfonso Bonafede? Leggi il seguito di questo post »

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giugno 16, 2018 at 11:01 am

Sopravvivere da stoici al governo del rodimento. Consigli psicoanalitici

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Chi lo chiama governo giallo-verde, chi lo chiama governo giallo-nero. In un caso e nell’altro, il simbolismo politico dei colori non è molto d’aiuto: bisogna tornare all’antica teoria degli umori ippocratica e galenica. Giallo-verde è la bile secreta dal fegato, e l’eccesso di bile gialla produce un temperamento collerico e irascibile, che è l’essenza del carattere grillino; la bile nera o atrabile, che ha origine nella milza, scatena invece la pazzia malinconica e ipocondriaca, nelle accensioni più incontrollate un delirio di assedio da cui occorre proteggersi con ogni mezzo – ed eccoci nel cuore dell’antropologia salviniana. È nato il governo del rodimento, ma guai se trovasse un’opposizione altrettanto biliosa: la salute mentale non saprebbe dove trovare rifugio. Leggi il seguito di questo post »

Written by Guido

giugno 9, 2018 at 1:57 PM