Guido Vitiello

Un raffinato borghese, con una compiuta articolazione intellettuale

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Qual è il contrario di abbondantemente? A Berlino Boccaccio dice la verità. C’era sempre, a scuola, il buontempone che ti rifilava questa freddura deprimente. Alle elementari era il ragazzino intellettualmente precoce (e infatti i compagni faticavano a capirla: che ci fa Dante a Bonn? E chi è Boccaccio? Nel dubbio, i bulli lo pestavano); riproporla alle medie era già da ritardatari; al liceo, da ritardati. Dopo non so, non l’ho più sentita, ma mi dispiace non avere un’etichetta pronta: perché capita spesso di imbattersi in frasi, pronunciate da adulti raziocinanti, che sembrano composte con lo stesso criterio, dove cioè ogni parola è l’esatto opposto di quel che dovrebbe essere. Leggi il seguito di questo post »

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settembre 23, 2017 at 11:51 am

Pubblicato su Il Foglio, Mani bucate

Vi ci trovo numerose lagune, una certa ignorantità

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I libri dei personaggi televisivi, specie dei comici di successo, vengono al mondo già rassegnati a una vita brevissima: qualche settimana di gloria sui banchi delle librerie, e poi lunghi anni a vagare come ombre nell’Averno delle bancarelle. I passanti li sfogliano distrattamente, ritrovano brandelli di tormentoni dimenticati e capiscono che a quei libri manca qualcosa di essenziale: solo se a leggerli è la voce dell’autore, o meglio del personaggio che lo ha reso celebre, c’è speranza di rianimarli. Ma chi se la ricorda, la voce di un personaggio televisivo di venti o trent’anni prima? Le poesie di Rokko Smithersons erano divertenti, ma senza Corrado Guzzanti che le recita alla Rokko Smithersons, con quella voce e quella giacca di pelle, Il Libro de Kipli resta un oggetto inerte. Anche chi ha le mani bucate come me lo soppesa un poco e poi lo lascia sulla bancarella senza troppi rimpianti. Leggi il seguito di questo post »

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settembre 23, 2017 at 11:47 am

Pubblicato su Il Foglio, Mani bucate

La pornofotografa e il cardinale

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Roma, primi di febbraio del 1862: papa Pio IX riceve un misterioso plico. Contiene una serie di fotomontaggi osceni: la testa è quella di Maria Sofia, ultima regina consorte del Regno delle Due Sicilie, sorella minore di Sissi. Ma di chi è quel corpo nudo? Nel giro di un mese, gli autori del misfatto sono arrestati: una coppia di fotografi, Antonio Diotallevi e Costanza Vaccari. Quest’ultima chiede l’impunità in cambio di “rivelazioni” scottanti non tanto sui finti scatti, quanto sulle attività del Comitato nazionale filopiemontese di Roma. È la prima pentita della storia d’Italia, nello Stato pontificio. Nel 1982, profetico e pragmatico già allora, Mauro Mellini riesuma il caso e ne scrive il pamphlet storico Eminenza, la “pentita” ha parlato. Era un anno prima del caso Tortora e l’ex Radicale comincia già le sue riflessioni contro quello che definì “lo sciagurato e disinvolto ritorno al sistema dei pentiti”. A distanza di trentacinque anni dalla prima stesura, l’autore ritorna con una nuova edizione del saggio, rivisto nel titolo, nella forma e nella struttura, leggero e di facile lettura, in cui ribadisce le sue tesi lucide, di un’attualità sconcertante, interpretando come tritacarne una certa giustizia malata, costruita quasi esclusivamente sulle rivelazioni, vere o presunte, dei “pentiti”. Da Tortora, ai Buscetta di turno, passando dalla caccia alle streghe delle Br, fino ad arrivare alle chiare menzogne – riconosciute su più livelli – dei quattro dibattimenti sulla strage di Via D’Amelio, si alza forte il grido di condanna verso un fenomeno che ha finito per intossicare buona parte dei processi e ha portato lontana la scoperta di una già di per sé fragile verità.

Mauro Mellini, La pornofotografa e il cardinale. Storia di una pentita celebre e di un processo infame nella Roma di Pio IX, Bonfirraro 2017. La mia prefazione è alle pp. 5-12

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settembre 12, 2017 at 4:52 PM

Pubblicato su I miei libri

Sergio Caputo, il nostro Flaiano minore

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Se Ennio Flaiano avesse scritto una canzone, sarebbe stata L’astronave che arriva di Sergio Caputo. Non l’ha scritta, non avrebbe potuto scriverla perché era morto da più di dieci anni, e non escludo che in vita ne abbia scritte altre (ce lo diranno i flaianologi). Ma se pure ne avesse scritte altre, le avrebbe ripudiate tutte pur di intestarsi la canzone più felice degli anni Ottanta, o meglio, la sola che abbia saputo scivolare con grazia sulla scricchiolante felicità di quel decennio. E non avrebbe pignorato l’astronave di Caputo per dare una nuova casa al suo marziano, che è venuto a noia a tutti e di certo sarebbe venuto a noia anche a lui, a forza di rifritture. È una questione di stile, di tono, di quella qualità aerea e impalpabile che siamo soliti chiamare sprezzatura. Chi, se non Flaiano, avrebbe potuto pensare versi come questi: “Lungo le spiagge primordiali a commentare: / ‘ma guarda un po’ com’è moderna l’astronave’”? E invece, li ha pensati Sergio Caputo; e ne ha pensati moltissimi altri che sembrano strappati al Diario notturno, per quella dismisura lieve degli elenchi incongrui (“Sognavo anch’io, ma erano sogni dispersivi / ossi di seppia, tundre, articoli sportivi”), e per l’abilità di starsene in disinvolto equilibrio in posizioni impossibili, che è poi la definizione stessa di sprezzatura. Leggi il seguito di questo post »

Written by Guido

agosto 17, 2017 at 12:09 PM

Pubblicato su Il Foglio

Filologia dell’antimafia

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Appunti per un manuale di sopravvivenza alle insidie del dibattito pubblico: quando qualcuno vi invita a rileggere un autore, di solito è perché non lo ha letto o ne ha vaghe reminiscenze scolastiche. Dopo la sentenza del processo Mafia capitale è arrivata la raccomandazione di rileggere Sciascia, rivolta sull’Espresso dal direttore Tommaso Cerno ai giudici del tribunale di Roma, rei di non aver capito che la palma va a nord e che la mafia non veste più la coppola – nozioni per le quali, a dirla tutta, si poteva tranquillamente prescindere da Sciascia. E anche un’altra cosa è arrivata, dopo il verdetto dei giudici romani: la sentenza informale di quello strano organo di giurisdizione parallela che è la Commissione antimafia, per bocca della presidente Rosy Bindi. Dice che a suo parere – proprio così, “a mio parere” – quella di Buzzi e Carminati è proprio mafia, e che putroppo la magistratura giudicante non ne sa di mafia quanto la magistratura inquirente; dal che si deduce, per la proprietà transitiva, che ne sa anche meno di lei, che si occupa del fenomeno da ben quattro anni (a ottobre). Leggi il seguito di questo post »

Written by Guido

agosto 17, 2017 at 11:54 am

Pubblicato su Il Foglio

Antisemitismo e paranoia. Sul caso Grillo

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La nuova stagione dell’antisemitismo mi ricorda una partita di Taboo, quel gioco di società in cui devi far indovinare una parola senza mai pronunciarla e senza usare parole affini che la svelerebbero troppo facilmente. Nominare gli ebrei è ancora malvisto, può attirare lo stigma delle persone civili e creare inutili clamori. Meglio allora richiamare da ogni angolo della terra stereotipi antisemiti vecchi e nuovi, e addossarli alle frontiere della parola impronunciabile, “ebreo”, fino a delinearne la sagoma vuota; meglio scagliarsi contro la finanza apolide, lo sradicamento, lo spirito cosmopolita, le lobby occulte di affaristi e banchieri, e chi deve intendere intenderà. Per i duri d’ingegno ci si può spingere a menzionare George Soros, Goldman Sachs e soprattutto Bilderberg, con quel suffisso così evocativo (“Chi ha affondato il Titanic? Iceberg, un altro ebreo!”, scherzava Serge Gainsbourg). Ma attenzione, se la parola “ebreo” ricompare in questo contesto egemonizzato dall’estrema destra e dai suoi assilli – euro, sovranità, mondialismo, migranti – non ce la possiamo cavare con un’alzata di spalle e qualche punzecchiatura sarcastica allo spaventapasseri del “politicamente corretto”: tocca tirare l’allarme. Leggi il seguito di questo post »

Written by Guido

luglio 28, 2017 at 8:02 PM

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Prototipi letterari per Ingroia e Travaglio

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Conservo il ritaglio di un’intervista di quando Antonio Ingroia era candidato presidente del consiglio. Parlava di disponibilità alle alleanze: “Io faccio come quel bel libro di Sciascia: Porte aperte. Le lascio aperte le mie porte in politica, così come ho fatto sempre in Procura”. Inarrivabile Ingroia. Aveva letto solo il titolo, e neppure l’aveva capito. E dire che l’editore di un suo libro di memorie si era spinto a dire, nel comunicato stampa, che “da potenziale personaggio di un’opera di Leonardo Sciascia” Ingroia era diventato “riconoscibile epigono del grande scrittore siciliano”. Dopo che la Cassazione ha disfatto la tela lungamente intessuta del processo Contrada, mi viene semmai da pensare che il flemmatico ex magistrato avrebbe potuto essere un personaggio di Vitaliano Brancati; e non il bell’Antonio, come l’onomastica suggerisce, ma uno dei giovani protagonisti degli Anni perduti, un romanzo degli anni Trenta (promemoria per Ingroia: sono appunto gli anni delle “porte aperte”). Questi tre amici s’infiammano all’idea di costruire una torre panoramica a Natàca, anagramma appena aggiustato di Catania, e l’impresa li riscuote dalla noia. Ma a cose fatte scoprono che non potranno inaugurarla, per via di un ordine del Municipio vecchio di quattordici anni, emesso cioè ben prima che si lanciassero in quel progetto grandioso: “Sotto un fascio di registri si nasconde un foglietto giallo, cinque paroline, una legge inviolabile, qualcosa che, apparendo all’ultimo momento, ci dice che il nostro lavoro è stato un errore, che noi abbiamo lavorato in una direzione vietata e sbagliata”. Ingroia ha pescato lui pure il suo foglietto giallo: tutta quella torre pericolante fatta di gradi di giudizio stratificati su cui si reggeva il suo massimo trionfo giudiziario, gliel’hanno buttata giù con un soffio, stabilendo che non aveva neppure il permesso di cominciare i lavori. Leggi il seguito di questo post »

Written by Guido

luglio 28, 2017 at 7:53 PM

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Le illusioni del garantismo mite. In morte di Stefano Rodotà

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“Sarò giustiziato domattina alle sei. Dovevo andarmene alle cinque, ma ho un avvocato in gamba: ho ottenuto clemenza”. Così Woody Allen nelle prime battute di Amore e guerra, film su un giovane russo condannato alla fucilazione dai francesi per aver tentato di assassinare Napoleone. E in effetti, se hai cospirato contro l’imperatore e ti sei intrufolato a corte con una pistola, per giunta travestito da diplomatico spagnolo, un avvocato che ti guadagna un’ora di vita in più è uno che sa fare il suo mestiere. Conoscete parabola più comica e più disperata, e dunque più inscalfibilmente vera, per illuminare la misera cosa a può ridursi il diritto di difesa quando tutte le armi sono in pugno all’accusa? Io forse ne conosco una. Leggi il seguito di questo post »

Written by Guido

luglio 28, 2017 at 7:43 PM

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Risorghi! Orazione funebre per Fantozzi

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Chi sarà tanto sfrontato da calare un congiuntivo in un’orazione funebre per Paolo Villaggio? Vadi pure ragioniere, procedi adagio verso la luce, risorghi! La questione non era ignota allo stesso Villaggio fin dai primi racconti di Fantozzi. Ai funerali del professor Vignardelli Bava, prematuramente scomparso all’età di novantadue anni, prende la parola per l’eulogia il collega professor Bellotti-Bon: “‘Se noi ora fuuu…’ e qui si bloccò. Si era trovato di fronte alla tragica barriera di un congiuntivo”. Non sa bene come coniugare il verbo, resta incagliato in quel sibilo interlocutorio, vorrebbe farsi da parte. “Coro di voci sghignazzanti: ‘Ah! Ah! Si ritira eh? Non ha più congiuntivi!’. ‘No’, fece il Bellotti, ‘ne ho ancora uno, ma vorrei tenermelo per la notte. Non si sa mai’”. Leggi il seguito di questo post »

Written by Guido

luglio 28, 2017 at 7:33 PM

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Tognazzi, Gassman, Consip

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In un paese normale… Esiste preambolo più inavvertitamente comico, in Italia? E ancor più comico è chi riesce a servirsene senz’ombra di ironia, senza sentire nelle orecchie l’eco della propria voce che gli fa il verso. In un paese normale: come suona buffo! Il duello a colpi di hashtag #inunpaesenormale tra Luigi Di Maio e i lettori di Repubblica, dopo la notizia sull’incontro Salvini-Casaleggio, avrebbe dovuto illuminare anche i ciechi sul fatto che “paese normale” è in Italia una locuzione swiftiana, da utopia satirica, e che tanto varrebbe cominciare i discorsi citando Lilliput o Brobdingnag. Io per esempio mi mordo la lingua quando mi vien da dire che in un paese normale non si parlerebbe d’altro che del caso Consip, e che tutti, dalle massime autorità istituzionali in giù, maggioranza e opposizioni, giornali amici e nemici del governo, sarebbero impegnati a far luce sulle vie dell’eversione mediatico-giudiziaria, sulla manipolazione delle prove, sui depistaggi, sui passaggi orchestrati di informazioni, su come tutto questo si tiene e fa sistema; ma d’altronde nel leggendario Paese Normale questa luce la si sarebbe cercata, e pretesa, già venticinque anni fa, nel fatale 1992. “Un paese nel quale capita un fenomeno come Tangentopoli e non si fa un’indagine per capire che cosa è successo”, mi disse una volta uno straniero in patria, Giuseppe Di Federico, “che razza di paese è?”. Leggi il seguito di questo post »

Written by Guido

luglio 28, 2017 at 7:18 PM