Guido Vitiello

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Il filosofo va in banca. Le speculazioni di Giorgio Agamben

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Se solo ci fossero gli abati di una volta! Heinrich Heine non dimenticò mai le botte che si buscò dal suo istruttore di francese, l’abate d’Aulnoi. Per sei volte questi gli aveva domandato: “Henri, come si dice fede in francese?”. E per sei volte, sempre più vicino al pianto, il giovane Heine aveva risposto: “Si dice le crédit”. D’imprimergli nella mente con le buone una paroletta semplice semplice come foi proprio non c’era verso. Fosse vivo oggi, l’abate d’Aulnoi darebbe una bella tirata d’orecchi a Giorgio Agamben, che giovedì su Repubblica ha eretto un castello di carte speculativo sullo stesso equivoco per cui Heine si beccò quegli sganassoni di gioventù. L’articolo, che porta un bel titolo da ruggenti anni Trenta, Se la feroce religione del denaro divora il futuro, comincia in modo affabile e colloquiale, ma Agamben resiste appena quindici righe prima di calare in tavola la prima parola greca. Il suo giro mentale, in breve, è questo: fede, nel greco del Nuovo Testamento, si dice pistis; ma la stessa parola vuol dire anche credito, tanto che trapeza tes pisteos significa banca di credito; e infatti, tanto la fede che il credito danno sostanza alle nostre speranze; ma siccome oggi non c’è più fede religiosa, tutte le speranze si sono rintanate nel credito; non ci rivolgiamo più alle chiese aspettandoci il paradiso ma affidiamo il nostro futuro alle banche, che sono i santuari del capitalismo finanziario, la religione “più feroce e implacabile che sia mai esistita”, nonché la “più oscura e irrazionale”. Caspita, e noi che dicevamo tutto quel male dei sacrifici umani aztechi: ora tutti a chiedere scusa al dio Huitzilopochtli. Leggi il seguito di questo post »

Written by Guido

febbraio 19, 2012 at 9:03 am