Guido Vitiello

Posts Tagged ‘Oliver Sacks

La giustizia italiana sente le voci

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voicesLa giustizia italiana sente le voci. Trattandosi di una paziente notoriamente schizofrenica, la cosa non stupisce più di tanto. Non alludo solo al sintomo clinico più recente, la frase che il medico Tutino potrebbe aver detto o non detto a Crocetta, e che la Procura di Palermo potrebbe aver intercettato o non intercettato: quello è un caso che lascio a Oliver Sacks. No, il ruolo strabordante delle voci, talora delle allucinazioni uditive, è una patologia cronica dell’amministrazione della giustizia, intendendo con questa formula lo strano rituale sociale che si svolge in molti luoghi (la stampa, la tv, i social network, i bar, i retrobottega delle redazioni, i corridoi pieni di spifferi degli uffici giudiziari) e a volte, se avanza tempo, perfino nei tribunali. Sembra di essere intrappolati nella testa di Schreber, il malato di nervi su cui Freud affinò la sua teoria della paranoia, che non per nulla era presidente della Corte d’Appello di Dresda. E si sente di tutto, in quella cassa di risonanza infernale, echi e rimbombi, sussurri e grida. I bisbigli senza tregua degli intercettati, amplificati e distorti dall’intonarumori dei media; le interminabili e labirintiche affabulazioni dei pentiti, che si ramificano, si affastellano, si combinano, si disseminano; o anche – nel caso più angosciante di tutti, quello di Contrada – le dicerie di pentiti negromanti che riferiscono le voci accusatorie di mafiosi morti. Leggi il seguito di questo post »

Written by Guido

luglio 19, 2015 at 10:58 am

Ho una banda che mi suona nella testa. Sui tormentoni

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Forse Massimo Troisi non aveva tutti i torti a suggerire che la rovina dei giovani è stata il grammofono. E dopo il grammofono, la radio. E dopo la radio, la tv. Quando Mina, nel 1967, cantava alla Rai: “Ho una banda che mi suona nella testa, che mi suona così forte che se vieni più vicino puoi ascoltarla pure tu: zum zum zum”, una persona di senno avrebbe dovuto chiamare il pronto intervento psichiatrico. In altre epoche, chissà, la si sarebbe affidata alle cure di uno sciamano, o di un esorcista, qualcuno insomma versato nell’arte di cacciare gli spiriti. E invece niente: la posseduta poté cantare fino in fondo la sua canzone, che per inciso si apriva con il proverbiale “sarà capitato anche a voi”. In effetti, hypocrite auditeur, era capitato a tutti, e la pandemia nei decenni a venire non avrebbe fatto che estendersi. Leggi il seguito di questo post »

Written by Guido

settembre 11, 2012 at 1:15 am